Origini, significato e formazione dei cognomi presenti in area abruzzese e specificamente teramana.

ANDRENACCI – Potrebbe trattarsi di una forma corrotta del cognome Andreacci, a sua volta alterato o derivato del cognome base Andrei. In questo caso si avrebbe come base il personale Andrea, che continua, attraverso il latino, il nome greco Andreas (“uomo”), nome diffuso nell’Impero romano e successivamente affermatosi in Italia in età e con la tradizione cristiana, per il prestigio dell’apostolo Andrea. Il cognome appare nell’800 a Cologna. Con la grafia Andreacci è invece documentato a Teramo addirittura nel Seicento.

ANGELINI – È un patronimico derivato da Angeli con il suffisso vezzeggiativo –ini (con la forma plurale che può riflettere un valore collettivo proprio per indicare l’intero gruppo familiare o, come genitivo singolare, col significato di “figlio di”), avente alla base il nome Angelo, che continua in parte il nome latino tardo, d’ambiente cristiano, Angelus. Il cognome è documentato nel Seicento a Penne e nel Settecento a Civitella del Tronto, a S. Omero, a Nereto, a Tortoreto e a Mosciano S. Angelo, qui introdotto dalla città marchigiana di Recanati.

BARLAFANTE – Cognome di scarsa diffusione, risulta documentato a Giulianova nella seconda metà dell’Ottocento. Incerta è la sua formazione. Si potrebbe tuttavia ipotizzare l’unione del personale germanico Barna con il nome Fante, dal latino fans “bambino; ragazzo; giovane (non sposato); garzone”, molto comune nel Medio Evo.

BONADUCE – Cognome originario di Cologna (dove compare talvolta con la grafia originaria Bonadduci), centro genetico e di irradiamento nel Teramano. Ha alla base il nome augurale e gratulatorio Bonaduce, propriamente “buona guida, buon condottiero” (con duce, dal latino dux ducis “guida, condottiero”), formatosi a partire dall’XI secolo.

CALVARESE – Si tratta di un cognome predominante nel Centro-Sud derivato da Calvi. E’ la cognominizzazione del nome Calvo, da un originario soprannome formato da calvo e dato in relazione alla calvizie, che può in parte continuare il cognome in latino già di età repubblicana Calvus (da calvus “calvo”).

CAPRIONI – Cognome molto diffuso nelle Marche meridionali (insieme con Capriotti), risulta essere un alterato o derivato dal tipo fondamentale Capra. Il cognome riflette un nome che, attraverso un soprannome o un nome di mestiere, si fonda su capra. Nella forma Caprione il cognome è documentato alla fine del ‘700 in località Selva de’ Colli di Mosciano Sant’Angelo.

CARUSI – Cognome particolarmente diffuso nell’Italia meridionale nella grafia Caruso (35° in ordine nazionale e tra i primi, in ordine di frequenza, a Napoli, Cosenza, Reggio Calabria, Messina, Catania, Palermo), meno diffuso nella variante Carusi. E’ la cognominizzazione del nome Caruso formato, attraverso un originario soprannome o nome di mestiere, dal sostantivo meridionale caruso o carusu col significato di “ragazzo, garzone”, di norma occupato in lavori agricoli. Il cognome è presente nella grafia Caruso a Morro d’Oro nel Seicento (qui però recato da S. Omero) e, nel ‘700, con la grafia Carusi a Tortoreto, a Colonnella e a Cellino, qui introdottovi da un Innocenzo Carusi proveniente da Notaresco.

CASACCIA – Questo cognome, diffuso con non alta frequenza nell’Italia centro-meridionale, ha la base costituita da toponimi (cioè da nomi relativi a luoghi e a località), e da nomi di particolari fabbricati, formati, derivati e composti da casa, con il tipo suffissale “accia” avente valore generalmente peggiorativo e spregiativo.

CATINI – Questo cognome potrebbe derivare, per quanto concerne la nostra regione, dal toponimo Monti Catini nel territorio di Cocullo (provincia de L’Aquila), derivante dal sostantivo maschile catino. Non è stato possibile accertare la presenza di questo cognome nella provincia di Teramo, eccetto a Montorio al Vomano dove insiste un palazzo gentilizio di proprietà di una famiglia Catini.

CENSONI – Cognome derivante dall’ipocoristico aferetico del personale Vincenzo (Vincenzoni e quindi Cenzoni o Censoni). In questo caso continua, sostenuto dal prestigio e dal culto di vari santi e martiri di nome Vincenzo appunto, il supernomen o signum augurale latino (di età imperiale e comune specialmente in ambienti cristiani) Vincentius, derivato in –ius da vincens, vincentis , participio presente di “vincere”, col significato “che vince (le avversità, il male, ecc)”. Questo cognome è attestato nel Settecento a Maltignano (Ascoli Piceno), a Colonnella e a Mosciano S. Angelo.

CENSORI – Cognome raro e sporadicamente attestato nell’Italia centro-settentrionale. E’ la cognominizzazione della carica pubblica diffusa nella Roma antica del censore, magistrato incaricato di compiere il censimento, poi anche di esercitare la sorveglianza dei costumi. Nell’età medievale e in quella moderna, funzionario preposto all’abbondanza, o magistrato con incarichi vari (vigilanza sulle lezioni, sulle operazioni di censimento, sulla sicurezza pubblica, ecc). Non ci risulta attestato a Giulianova nel XVIII secolo.

CERVELLINI – Il cognome potrebbe essere un derivato di cervellino, forma vezzeggiativa e derivata da “cervello” (dal latino cerebellum), col significato prevalentemente scherzoso di “cervello di un bambino”, oppure col significato spregiativo di “persona che abbia scarso giudizio”. Il cognome è attestato nel corso del Settecento a Colonnella.

CIABATTONI – Si tratta di un cognome estremamente diffuso nelle Marche meridionali, in particolare a Comunanza (provincia di Ascoli Piceno). Potrebbe avere a sua base il sostantivo ciabatta, nel senso di “calzare”, con significato quindi di “chi indossa grandi ciabatte”. Il cognome è documentato nel Settecento a Corropoli.

CINAGLIA – Ha alla base l’ipocoristico aferetico Cino di nomi terminanti in –cino come Baroncino e Bencino. Si tratta di un alterato, con valore peggiorativo o spregiativo. Potrebbe però anche derivare dalla località piemontese Cinaglio: è interessante notare che nel chietino, tra Paglieta e Torino di Sangro, esiste una località chiamata Cinaglia. Questo cognome nel corso del Settecento appare diffuso prevalentemente nella Val Vibrata, a Colonnella e a Controguerra.

CINTHI – Cognome antico e prestigioso, ad alta concentrazione vibratiana, presente anche con le grafie Cinthy, Cinthij, Cintj o Cintii. E’ la cognonimizzazione del personale Cinzia, nome ripreso dall’antichità classica che si ricollega, attraverso il latino Cynthius “Apollo” e Cynthia “Diana”, all’epiteto di Apollo, kuvθtoς, cioè nativo di kuvθtoς, nome greco dato al monte Delo su cui erano nati Apollo e Artemide. A Roma era molto diffuso e venne usato anche dai poeti per cantare, con questo nome fittizio, la propria donna. Nel ‘700 appare documentato a S. Omero. A Corropoli, località in cui il cognome nel corso del ‘700 presenta la più alta concentrazione, abbiamo un Antonio Girolamo, vicario perpetuo di Teramo, un Giuseppe Antonio, curato appunto di Corropoli, un Gaetano decurione segretario di Corropoli. Sempre nel corso del Settecento un Cinthi è medico di Tortoreto, e un don Pietro troviamo a Poggio Morello.

COGNITTI – Cognome avente a base il gentilizio romano Connius, oppure derivato dal latino volgare cunjus a sua volta da cuneus (“cuneo” da cui l’abruzzese “cogno”), anche nel significato di “angolo compreso fra (due fiumi e simili)”. Non è da escludere l’ipotesi di una cognominizzazione da un soprannome scherzoso riconducibile all’abruzzese “cogno” (strumento utilizzato anche nelle attività agricole), col significato di piccolo cuneo. Nel Settecento questo cognome è documentato a Mosciano S. Angelo.

COLANGELO – Cognome, molto diffuso nel Sud peninsulare, composto dall’unione di Cola, ipocoristico aferetico del nome e cognome Nicola (legato alla tradizione greco-orientale e al culto di San Nicola di Bari), e del nome Angelo. Questo cognome è documentato, per quanto attiene specificamente alla provincia di Teramo, nel Seicento a Cerchiara di Isola del Gran Sasso e a Floriano di Campli. Nel Settecento è invece attestato a Morro d’Oro.

COTICCHIA – Cognome diffuso quasi esclusivamente in area abruzzese e specificamente nel teramano, con altissima frequenza nei territori gravitanti su Giulianova. Potrebbe essersi formato sulla base dell’abruzzese còte, col significato di “quote, terreni quotizzati”, oppure potrebbe derivare da cotica “cotenna, pelle”, dal latino tardo cutica “buccia di un frutto”, da cutis “cute, pelle”; in quest’ultimo caso si tratterebbe di uno spregiativo avente il significato di “persona avara”. Il cognome Coticchia è attestato nell’antichità a Giulianova, qui presente e ricorrente con frequenza almeno dagli inizi del Settecento. Il cognome compare, sempre nel corso del Settecento, anche a Canzano, qui introdottovi però da un Egidio Coticchia, originario di Giulianova, possidente.

D’AMBROSIO – Si tratta di un patronimico, cioè di un cognome formato o derivato dal nome del padre, e perciò preceduto dalla preposizione “di”. Questo è un cognome molto diffuso nel Meridione (rientra infatti tra i 32 cognomi meridionali più frequenti, mentre a livello nazionale si colloca al 222° posto) ed è panabruzzese, diffuso cioè in tutta la regione, avente alla base il nome Ambrogio, che continua il personale latino d’età tarda Ambrosius, adattamento del greco Ambrosios, che propriamente significa “immortale”. Il nome fu diffuso con il culto di vari santi, e specialmente di S. Ambrogio di Milano. I D’Ambrosio sono documentati a Giulianova nel 1732 con un Carlo d’Ambrosio, a Morro d’Oro, dove il cognome ha un’alta diffusione e appare documentato dal 1748, sebbene in quest’ultima località nello stesso anno compaia un cognome D’Ambrosio qui introdotto da Campli. La famiglia D’Ambrosio è attestata con particolare frequenza anche a Bisenti.

D’ANNUNZIO – Patronimico avente alla base il raro nome Annunzio (lat. Annuntio), maschile in forma aferetica e ipocoristica per Annunziata o Nunzia, così denominata perché “annunziata” dall’arcangelo Gabriele che era destinata ad essere la madre di Gesù. Questo cognome è presente a Cologna nel ‘700 con un Gio: Tommaso, e con un Liberatore d’Annuntio a Castelbasso.

D’EMILIO – Si tratta di un patronimico avente alla sua base il nome Emilio, che continua l’antico nomen romano Aemilius in tradizione dotta ed ecclesiastica. Nel Settecento il cognome è documentato e diffuso a Bellante.

D’OTTAVIO – Patronimico, estremamente diffuso nel Sud peninsulare (Abruzzo, Molise e Campania, soprattutto) avente alla base Ottavio, risalente, con una tradizione quasi sempre dotta, al nomen repubblicano Octavianus, derivato da Octavus, cioè octavus “ottavo (figlio)”. Questo cognome nel Settecento è presente a Castelbasso, a Miano e a S. Giacomo di Atri.

DI BONAVENTURA – Anche in questo caso si tratta di un patronimico, con alta diffusione e frequenza nel territorio di Roseto degli Abruzzi, specificamente nelle contrade di Montepagano, probabile centro genetico e di irradiamento, almeno relativamente al Teramano. E’ formato dal nome augurale e gratulatorio maschile Bonaventura, cioè “[che abbia, che costituisce (per la famiglia) una] buona ventura” (con ventura nel significato di “sorte, fortuna”), documentato sin dall’XI secolo e reso illustre nel Duecento da San Bonaventura da Bagnorèa.

DI CARLO – Patronimico panabruzzese, diffuso cioè con alta frequenza in tutta la regione, risulta tuttavia fortemente diffuso in Sicilia. Ha alla base il nome di origine germanica Carlo, già documentato in Italia dalla metà dell’VIII secolo (nelle forme latinizzate Carolus e Carlus, Carlonus), ma affermatosi tra il X e l’XI secolo, per diretto influsso del personale frantone Karl (che a partire da Carlo Martello era diventato un nome ereditario di quella dinastia, succeduta ai Merovingi, che fu appunto detta “carolingia”) e per il prestigio di Carlo Magno. Il personale francone è formato dal germanico *karla-, “uomo di condizione libera” e, tra i Franchi, “maestro di palazzo” e poi “alto funzionario della corte”. Troviamo presente questo cognome, nel corso del ‘700, a S. Omero, Morro d’Oro, Colonnella, Civitella del Tronto e a Tortoreto.

DI CESARE – Patronimico molto diffuso nella regione abruzzese e, in genere, nell’Italia centro-meridionale. E’ la cognominizzazione del nome Cesare, ripreso e diventato molto frequente con la riacquisizione della classicità nel periodo umanistico e rinascimentale: Cesare continua il cognomen latino Caesar Caesaris, reso noto e illustre da Caio Giulio Cesare, il grande uomo politico e comandante militare morto nel 44 d.C., e dai suoi successori. Caesar, che divenne poi titolo e attributo di tutti gli imperatori romani, e quindi sinonimo, come nome comune, di “imperatore”, è quasi certamente un nome etrusco, di incerta interpretazione.

DI FABIO – Patronimico diffuso prevalentemente in Abruzzo e nel Molise, ha alla base il nome Fabio, ripreso, con la riacquisizione della classicità, nel Rinascimento dall’antico nomen latino Fabius, forse di origine etrusca e comunque derivato da un soprannome legato a faba, fava cioè. Questo cognome è presente nel ‘700 a Poggio Morello e Castellalto.

DI GIACINTO – Patronimico avente a sua base il nome Giacinto (antico e letterario iacinto), dal latino hyacinthus a sua volta derivato dal greco, col significato di “fiore e pietra”. Il cognome è presente nel Settecento a Poggio Morello, Colonnella e Ripe di Civitella del Tronto.

DI GIALLORENZO – Patronimico avente a base l’unione dei nomi Gianni (ipocoristico sincopato di Giovanni, comune nel Medio Evo) e Lorenzo, quest’ultimo che continua, sostenuto dal culto di S. Lorenzo martire a Roma nel 258, il cognomen etnico latino Laurentius, derivato da Laurentum, città del Lazio antico situata ad ovest di Roma identificabile forse con Lavinio. Questo cognome non appare documentato nel corso del Settecento in provincia di Teramo.

DI GIANVITTORIO – Patronimico avente a base l’unione dei nomi Gianni e Vittorio, che continua il cognomen e poi signum augurale latino dell’ultima età repubblicana Victor Victoris (“vincere”, “vincitore”), e il più tardo derivato Victorius. Questo cognome non appare attestato nel corso del Settecento in provincia di Teramo.

DI GIOVANNANTONIO – Patronimico composto dall’unione dei nomi Giovanni e Antonio, il primo legato al culto di S. Giovanni Battista e il secondo al nome gentilizio romano Antonio, forse di derivazione etrusca. Il cognome è attestato nell’area a ridosso del Vomano: nel 1747 a Bacucco (oggi Arsita), nel 1783 a Canzano e nello stesso periodo a Scorrano, frazione di Cellino Attanasio, a Castellalto oltre che a Guardia Vomano di Notaresco.

DI GIULIANTONIO – Si tratta di un patronimico formato dal nome Giulio, che continua con tradizione semidotta l’antico nomen latino Iulius (derivato da Iovilios e questo da Iovis “Giove”, con il significato originario quindi di “Sacro, dedicatoi a Giove”), e dal nome Antonio, che continua l’antico nomen latino Antonius, di origine probabilmente etrusca, e diffusosi grazie al culto di S. Antonio Abate e poi di S. Antonio da Padova. Il cognome appare presente nel 1749 a Castellalto.

DI PASQUALE – Si tratta di un patronimico diffuso prevalentemente in Abruzzo (a Chieti è il 13° cognome in ordine di frequenza), in Molise (a Isernia si colloca pure in tredicesima posizione) ed in altre aree dell’Italia meridionale ed insulare (a Ragusa è il 12° cognome in ordine di frequenza). E’ la cognominizzazione del nome Pasquale, che continua il personale latino di età cristiana e tarda Pasqualis, formato da pasqualis “nato di Pasqua”, variante tarda di Paschalis, derivato di Pasqua o Paschua e rispettivamente Pascha “Pasqua”. Il cognome appare a Teramo sin dal 1500, mentre nel ‘700 è documentato a Poggio Morello, a Sant’Omero, a Mosciano, a Castellalto e a Valle Castellana, qui con il soprannome Lanaritto.

DI PIETRO – Si tratta di un patronimico diffusissimo in Abruzzo (3° cognome in ordine di frequenza a Teramo e 15° a Pescara) che ha alla base il nome Pietro, che è la forma etimologicamente più fedele o conservata, affermatosi sin dal primo cristianesimo per il prestigio e il culto di San Pietro, il principe degli apostoli martire a Roma sotto Nerone. L’apostolo, secondo il Vangelo di Matteo, ebbe questo nome da Gesù Cristo (si chiamava infatti Simone, figlio di Giona) che lo riconobbe e lo consacrò fondamento e capo della propria Chiesa con le parole: “tu sei Pietro, e sopra questa pietra edificherò la mia Chiesa”. Nel Vangelo di Matteo il nome è Kephâs, dal medio ebraico e aramaico giudaico kefa, “pietra, roccia”, tradotto in greco con Pétros e poi in latino con Petrus, derivati, sul modello dell’aramaico, da petra, “pietra, roccia”. A Giulianova questo cognome è presente almeno dal 1732 con un Giovanni di Pietro.

DI ROCCO – Patronimico diffuso nel sud peninsulare (particolarmente in Campania), ha alla base il nome di origine germanica Rocco (col significato di “corvo”), documentato in Italia a partire dal IX secolo ma affermatosi soltanto nel Quattrocento con il diffondersi del culto di San Rocco, un leggendario eroe pellegrino venerato come protettore contro la peste. La sua presenza è documentata nel corso del Settecento a Poggio Morello, Nereto e Colonnella.

DI SERAFINI – Si tratta di un patronimico avente alla base il nome cristiano Serafino, che continua attraverso l’adattamento latino Seraphim e greco Seraphím l’ebraico Serãfim (plurale di sãraf “ardente”, dal verbo saraf “bruciare, ardere”), denominazione, già nell’Antico Testamento, degli esseri a sei ali, ardenti di amore e di carità, che stanno davanti al trono di Yahvè. Il cognome nel Settecento appare nel Settecento, per ciò che è possibile sapere, solo a Civitella del Tronto, qui con un Lorenzo Di Serafini alias Fragnatore.

DI SILVESTRE – Patronimico avente alla base il nome Silvestro, nella variante Silvestre, diffuso prevalentemente nell’Italia centrale e nel Meridione. Il nome Silvestro, che continua il personale latino tardo Silvester (col significato “delle selve, dei boschi”), si affermò in età cristiana e nell’alto Medio Evo per il prestigio e il culto di vari papi e santi così chiamati. Nel corso del Settecento questo cognome è attestato a Colonnella.

DIODATO – Si tratta di una variante del cognome Diodati. Molto diffuso nel Meridione e sporadicamente in Abruzzo (specialmente nel Chietino), ha alla base il nome cristiano, gratulatorio, Diodato o Deodato, che continua il nome della tarda latinità Adeodatus, nel significato di a Deo datus, cioè “dato, donato da Dio”, riferito al bambino a lungo atteso.

DURILLO – Cognome prevalentemente meridionale ma raro e sporadico in Abruzzo. Dovrebbe essere un derivato dal nome e soprannome Duro, da duro “fermo, perseverante, ostinato, irremovibile”, con l’aggiunta del tipo suffissale –illo tipico del Sud Italia. Il nome è già attestato come Durus nella latinità tarda e alto-medioevale.

FAIAZZA – Si tratta di un cognome forse derivante dal toponimo Faiazza (la cui origine si deve al latino rustico fagatia, per fagacia, sostantivo femminile di fagaceus –ea –eum), località in territorio di Campli. Ciò nonostante questo cognome risulta anticamente attestato a Giulianova, dove compare, peraltro con alta diffusione, almeno agli inizi del Settecento. Sempre nel corso del Settecento il cognome Faiazza risulta attestato anche a Civitella del Tronto, a Mosciano Sant’Angelo e a Morro d’Oro, dove un Sabatino Faiazza originario di Giulianova risulta proprietario di beni immobili.

FAONIO – Il cognome potrebbe derivare dal toponimo Faone, in località Macchia da Sole di Valle Castellana, toponimo di origine longobarda. Il cognome è presente nel ‘700 a Campli e a Poggio Morello.

FARAONI – Il cognome, almeno per quanto riguarda la sua presenza in Abruzzo, potrebbe derivare dal toponimo Faraone (formato dal longobardo fara col significato di “generazione, lignaggio”), località frazione di S. Egidio alla Vibrata, importante durante il periodo longobardo. Questa origine potrebbe spiegare la estrema diffusione del cognome – almeno nel corso del Settecento – in area vibratiana, specificamente a Colonnella e ad Ancarano.

FERRONI – Diffuso e molto frequente in Italia, soprattutto in quella centro-settentrionale, questo cognome ha alla sua base nomi, da soprannomi e nomi di mestiere, formati o derivati da ferrum “ferro”, già documentati e comuni nel Medio Evo, col significato di “chi lavora il ferro”. Il cognome è attestato nel Seicento ad Atri e Ornano di Colledara, mentre nel Settecento è presente a Civitella del Tronto, Nereto e, con la grafia Ferrone, a Mosciano S. Angelo e Villa Risteccio di Civitella del Tronto.

GALANTINI – Cognome diffuso in Emilia (soprattutto a Modena), Toscana (Firenze, patria del beato Ippolito Galantini, fondatore della Congregazione dei “Vanchetoni”, e Lucca) oltre che in Lombardia (a Soncino), rarissimo invece in Abruzzo, dove appare con maggior frequenza a Giulianova e Tortoreto. A Giulianova è documentato dalla seconda metà dell’800, con la presenza di un Nicola Galantini imprenditore e “proprietario”. Riprende la voce dotta latina Galantus, a sua volta derivato dal greco Gala, “bianco”, e quindi il cognome base Galanti con il tipo suffissale “ini” con valore fondamentalmente diminutivo-vezzeggiativo o genericamente derivativo.

GAUDINI – Questo cognome potrebbe essere un derivato, con significato vezzeggiativo, dal cognome base Gaudi, a sua volta formato dal verbo latino gaudere, col significato di “godere”, quindi di “persona che ama la gioia ed il piacere”. Il cognome è presente nel Settecento a Mosciano S. Angelo, qui introdotto dalla città marchigiana di Loreto.

GENTILE – Cognome diffuso in tutt’Italia, con più alta frequenza nel Sud, ha alla base il nome Gentile, derivato da un originario soprannome o appellativo formato da gentile, nel significato sia di “nobile e cortese nel modo di sentire e di comportarsi”, sia in quello antico di “che appartiene alla stessa gens, cioè alla stessa famiglia e casata”. Il cognome è diffuso nel corso del Settecento a Castellalto.

IAMPIERI – Cognome di area centrale, probabilmente marchigiano, raro e sporadico ma attestato con particolare frequenza in area vibratiana sin dalla fine del ‘700, in particolare a Ponzano di Civitella del Tronto, a Colonnella, Controguerra e Tortoreto; a Mosciano compare nella grafia Jampiero. Si tratta di un composto di Gianni e Pie(t)ro: il primo è un nome proprio diffuso nel Medio Evo, forma ipocoristica di Giovanni; il secondo è un nome diffusosi per il culto di S. Pietro Apostolo, presente nella forma Piero in periodo medioevale in Toscana e nel Centro.

IOBBI – Cognome avente alla base il nome Giobbe (in ebraico ‘Ijjôb, participio passato da ‘Ajab, “l’osteggiato, l’oppresso, il tribolato”), cioè il protagonista del libro canonico dell’Antico Testamento. Questo cognome, presente nella grafia Job (dal latino ecclesiastico Iõb e dal greco biblico Iωβ), risulta attestato nel corso del Settecento a Mosciano S. Angelo, qui introdotto da Carassai, cittadina marchigiana del territorio di Fermo (Ascoli Piceno).

LUPIDII – Cognome raro e sporadico, documentato alla fine del ‘700 a Corropoli nella forma Lupidi. Dovrebbe derivare dal cognome Lupi, che ha alla base il nome Lupo, continuatore in parte del cognomen e quindi nome personale latino di età imperiale tarda Lupus (da lupus “lupo”), e in parte formatosi nuovamente nell’alto Medio Evo da lupo, affermatosi anche per il prestigio e la diffusione dei corrispondenti personali germanici in Wolf e del longobardico Lupo Lupone (prestito dal latino o dal volgare italiano).

MACRILLANTI – Il cognome (talvolta nella grafia Macrillante) rappresenta una variante poco diffusa del cognome base Macrì, presente anche a Salerno ma soprattutto caratteristico del Salento, della Calabria meridionale e della Sicilia orientale, di quelle aree cioè di tradizione greca e neogreca, dove esso è documentato nell’ultimo Medio Evo. Ha alla base il nome Macrì, derivato da un originario soprannome, dato in relazione all’alta statura, formato dal neogreco makre’s (corrispondente al greco antico makrós “lungo, alto”). Nel Teramano è documentato a partire dalla fine del ‘700 in poche aree vibratiane, a Colonnella e Controguerra soprattutto.

MAIORANI – Cognome di scarsa diffusione, sporadicamente presente nel Meridione (soprattutto nel Salernitano, nell’Avellinese e nel Beneventano) nella forma Maiorano e Maiorana. Ha alla base il latino maior nel significato di “maggiore” e potrebbe essere la cognominizzazione del toponimo Maiori, località avellinese della Costiera Amalfitana allo sbocco della valle di Tramonti. Il cognome è documentato a S. Omero nel corso del ‘700.

MANDOLESE – Potrebbe trattarsi di un etnico, cioè di un cognome formatosi sulla base di un toponimo, del nome di una località quindi, col significato di “proveniente da, originario di”. In questo senso il cognome, che risulta diffuso solo (o, almeno, con altissima concentrazione) nel teramano e nelle Marche picene, potrebbe essere formato dal toponimo Amandola, località marchigiana in provincia di Ascoli Piceno, con caduta della vocale iniziale.

MARZIALE – Cognome di incerta origine e di scarsa diffusione, documentato tra Sette ed Ottocento in ambito vibratiano, prevalentemente a Torano e a Corropoli, ma anche a Tortoreto e a Mosciano (dove si innesta con un’immigrazione dalla città marchigiana di Tolentino). Forse basato sul nome latino del dio Marte (Mars, Martis), potrebbe essersi diffuso per il ricordo di Marcia, moglie di Catone l’Uticense, chiamata Marzia da Dante nell’Inferno e nel Purgatorio.

MASTRILLI – Cognome di incerto significato ed origine. Potrebbe derivare, con il suffisso –illi con valore diminutivo e vezzeggiativo (diffuso generalmente nel Sud, a partire dalle Marche meridionali), dalla cognominizzazione del nome di mestiere maestro, prevalentemente meridionale (in abruzzese maštrë, nel significato estensivo di “mastro, artigiano”). Il cognome risulta attestato anche in Sicilia, a Palermo, con un marchese Marzio Mastrilli, poi Duca del gallo. Non disponiamo di documenti che attestino la presenza di questo cognome nel Settecento nel territorio provinciale.

MICHITELLI – Cognome ormai rarissimo, documentato sin dal 1528 a Teramo (area di irradiamento) ed incluso tra le 48 famiglie storiche della città, quarta in ordine di antichità. Si tratta di un adattamento del cognome polacco Mickwill, luogo d’origine della famiglia, poi immigrata nel capoluogo aprutino. A Colleranesco la famiglia dei Michitelli era proprietaria sin dall’Ottocento di un casale in prossimità del torrente Rovano, poi ceduto dall’ultimo erede maschile Antonio negli anni ’50 del nostro secolo.

NANNI – proprio Giovanni, formato con la ripetizione, dopo l’aferesi della prima sillaba, della consonante -n- che si trova nella sillaba finale. Cognome antichissimo, è presente alla fine del ‘700 oltre che a Giulianova (dove nel 1732 compaiono un Baldassarre, una Anna Teresa, una Anna Francesca, una Concetta ed un Pancrazio Nanni, ed alla fine del Settecento un Biase Nanni), anche in località Selva de’ Colli di Mosciano, a Ripattoni e a Colonnella. Con una bolla pontificia di papa Urbano V data in Avignone l’8 novembre 1362, si concedeva il perdono e la remissione dei peccati al Signore di Tortoreto Berarduccio Nanni e a sua moglie Rita. Aquilano era invece il vescovo Francescantonio Nanni, a capo della diocesi teramana tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento.

NAZZICONI – Cognome raro e sporadico, di incerta formazione. Si potrebbe ipotizzare la sua derivazione dal verbo nazzecà, diffuso oltre che in Abruzzo e nel Lazio in alcune regioni dell’Italia meridionale (Puglia, Calabria, Campania, Basilicata). Il verbo trae origine dal latino regionale naticare frequente di natare “nuotare, ondeggiare”, col suffisso “ic” e quindi “ondeggiare, dondolare, ondeggiare”. Non sono in nostro possesso documenti che ne attesti la diffusione nel Teramano nel XVII secolo.

PAESANI – Variante del tipo base Paesano. Si tratta di un cognome diffuso nell’Italia centrale e nel Napoletano, avente alla base il soprannome e l’appellativo Paesano, da paesano, che nell’uso meridionale ha il significato di “compaesano, che è dello stesso paese o della stessa regione e zona”. La presenza di questo cognome è documentata nel Settecento a Ripattoni (con l’originaria grafia Paesano insieme con Paesani) e a Canzano.

PALANDRANI – Il cognome potrebbe avere a sua base il sostantivo femminile palandra, variante di balandra (dall’olandese bylander attraverso il francese balandre, bélandre), indicante una grossa barca a vela, a fondo piatto, impiegata nelle navigazioni fluviali e costiere del Belgio, ma anche antica denominazione di nave bombardiera (fine secolo XVI), poi anche sinonimo di barca guardaporto. In questo senso Palandrani potrebbe essere la cognominizzazione di un originario incarico, con il significato di “chi è addetto ad una palandra”. Il cognome è presente nel corso del Settecento, con la grafia Palantrano, a Selva de’ Colli di Mosciano S. Angelo.

PARERE – Il cognome potrebbe avere a base il verbo latino parere “apparire, mostrarsi” e quindi l’infinito sostantivato di questo verbo. Il cognome, in base ai nostri documenti, non risulta presente nel territorio provinciale, almeno nel corso del Settecento.

PICCININI – Diffuso con diversa distribuzione e frequenza in tutta l’Italia, sebbene il cognome Piccinini, che è un derivato dal cognome base Piccini, prevalga in Toscana. E’ la cognominizzazione dei soprannomi (dati in relazione alla statura piccola e alla corporatura esile) o del nome affettivo Piccino, già comuni nell’alto Medio Evo, formati da piccino. Il cognome è molto diffuso a L’Aquila (dove si colloca al 29° posto), nel quale penetrò grazie alla nutrita presenza di mercanti toscani nel XV-XVI secolo per la negoziazione dello zafferano e dei panni-lana. A Giulianova nel 1732 viene attestata la presenza di un Giuseppe Piccinini e dei figli Nicola, Domenico, Lucia e Rosa.

PISTILLI – Antico cognome giuliese, la cui presenza viene documentata nel Settecento a Mosciano (proveniente da Giulianova), ma anche in area vibratiana a Civitella del Tronto, a Colonnella, a Nereto, a Corropoli e nel chietino ad Atessa. Negli anni settanta del ‘700 era attivo a Teramo il regio notaio Felice Ilario Antonio Pistilli, e nel 1799 compare sempre a Teramo un Innocenzo Pistilli, giacobino, capitano della Civica, ed un Francesco Nicola. Ignota è la formazione di questo cognome.

PIZZUTI – Cognome sporadicamente documentato nell’Italia centro-meridionale, derivante dal soprannome pizzuto, a sua volta relativo alla forma del viso appuntito o della barba, oppure, in senso morale, ad un individuo molto pungente nel suo interloquire. Questo cognome compare, talvolta nella forma originaria Pizzuto, a Mosciano sin dal ‘700.

POLTRONE – Cognome raro, diffuso con alta frequenza nel territorio di Giulianova e Mosciano. Potrebbe derivare dal latino pulliter, “puledro”, derivato a sua volta di pullus “animale giovane”, e quindi col significato derivato di poltrone, in senso scherzoso “persona pigra, lenta, svogliata”. Non disponiamo di documenti che attestino la presenza di questo cognome nel territorio della provincia nel corso del Settecento.

PULITI – Cognome antico e tipico della Toscana risalente ad un soprannome formato, con varia motivazione, da pulito o polito, “pulito; onesto; educato; signorile”. La sua presenza non ci risulta documentata nel Teramano, almeno nel XVIII secolo.

RASCHIATORI – Cognome derivato dal latino popolare rasclare, a sua volta derivato di rasculum “strumento per radere”, quindi nel significato, attinto dal mondo delle professioni manuali, di “colui addetto alla raschiatura, allo scavo in superficie”. Questo cognome è attestato nel corso del Settecento a Controguerra.

RECINELLA – Cognome raro e di sporadica diffusione nella forma Recinella (cui spesso si affiancano le varianti Recinelli e Reginella), rappresenta un derivato del nome proprio Regina, affermatosi in epoca cristiana come epiteto della Madonna, a sua volta derivante dal latino regina, femminile di rex, regis legato al verbo rego, -ere “governare” e che aveva questo significato già nell’indoeuropeo. In periodo medievale si impone come un nome o soprannome formato da regina, riferito alla neonata come “regina” della festa familiare o a chi veniva eletta “regina” di feste o conquistava comunque il titolo di “regina”. Questo cognome è attestato anticamente nell’Atriano e nel Chietino e, a partire dalla fine del Settecento, a Tortoreto. A Montone alla fine del Settecento è presente nella forma Reginella A Giulianova nel 1732 compare un Giovanni Berardino Recinella con i di lui figli Giovanni, Egidio, Giovanna, Maria, Salvatore, Germanio, Giuditta, ed un Antonio Recinella con i di lui figli Domenico, Giovanna e Rosa.

RUFFINI – Si tratta di un cognome diffuso in tutt’Italia, avente a base il nome Ruffino o Rufino, affermatosi tra il IV e il V secolo anche per il culto di San Rufino martire e il prestigio del padre della Chiesa Rufino di Aquileia. Il gentilizio e poi personale latino Rufinus (in età medievale Ruffinus), di cui questo nome è la continuazione, è derivato dall’antico cognomen romano Rufus. Questo cognome, talvolta presente con le grafie Rofini e Grofini, è attestato nel Settecento a Mosciano S. Angelo, qui introdotto dalla cittadina marchigiana di Morrovalle.

RUPILLI – Cognome raro. Potrebbe derivare, con il suffisso –illi tipicamente diminutivo e vezzeggiativo, dal toponimo Rupo, frazione di Teramo, derivante dal personale romano Rupius. Non è stato possibile individuare nel Settecento la presenza di questo cognome nella nostra provincia.

SCIMITARRA – Cognome, avente a sua base il sostantivo femminile scimitarra (forse dal persiano shimsir, in spagnolo cimitarra), con chiaro riferimento all’arma a lama lunga e stretta, curvata all’indietro verso il dorso, usata dai popoli orientali e specialmente dai Turchi, i quali infestarono le coste adriatiche per tutto il corso dei secoli XV e XVI. Il cognome risulta molto antico, essendo documentato già nel corso del Seicento a Teramo, località in cui risulta particolarmente diffuso, qui con un Valerio Scimitarra, proprietario tra l’altro di terreni tra i fiumi Tordino e Vezzola. Un dottor Scimitarra compare a Castellalto nel ‘700, proveniente da Teramo, mentre un Salvatore, anch’egli originario di Teramo e sempre nel ‘700, è possidente di terreni a Morro d’Oro.

SPECA – Il cognome appare legato all’attività agricola, essendo corruzione dialettale del termine “spiga”. Non è stato possibile individuare nel Settecento la presenza di questo cognome nella nostra provincia.

SPINOZZI – Cognome costituito da un alterato della parola base spina, come soprannome dato in relazione al significato figurato di “cruccio, dolore morale”, oppure nel senso religioso di “spina Christi”, cioè “spina (della corona) di Cristo”, con riferimento alla passione di Cristo, incoronato di spine. Il cognome è documentato nel ‘600 e nel ‘700 a Bellante, dove all’epoca appare estremamente diffuso, a Castellalto, a Canzano e a Ripattoni. Nel ‘700 un Gioacchino Spinozzi originario di Bellante possiede beni a Morro d’Oro.

TAFÀ – Cognome poco diffuso in Italia (tracce sono presenti in Emilia Romagna), ha alla base un originario soprannome formato da tafano, un insetto dei ditteri dalla puntura dolorosa e, in senso figurato, “persona molesta, noiosa”. Non disponiamo di documenti che attestino la presenza di questo cognome nel territorio della provincia nel corso del Settecento.

TRIFONI – Si tratta di un agionimo, cioè di un nome proprio di un santo dal quale si è formato il relativo cognome. Il più noto è San Trifone patriarca di Costantinopoli, inserito nel Typicon ed ultimo personaggio commemorato nel codice di Santa Croce di Gerusalemme, il cui culto si duffuse presto in tutta l’area balcanica penetrando successivamente in Italia, in massima parte grazie alle immigrazioni oltremarine dei secoli XV-XVI. Il cognome, penetrato a Cologna sul finire del ‘500 in seguito ad un’immigrazione montenegrina, appare documentato nel ‘700 a Giulianova e a Mosciano, qui talvolta con le grafie Trifone e Trufone, e, agli inizi dell’Ottocento, anche a Teramo con un Biase Trifoni.

ZITTI – Cognome formato probabilmente da una variante di zitto, vezzeggiativo di citto, forma toscanizzante di citta “ragazza”. Il cognome non risulta presente nella provincia di Teramo nel corso del Settecento.

 

Ricerca effettuata da Sandro Galantini, storico e direttore della biblioteca “Donatelli” di Giulianova. Bibliografia.

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