Sette amministrazioni abruzzesi hanno deciso di rivolgersi al Tar del Lazio per contestare il nuovo elenco nazionale dei comuni montani, approvato dal Consiglio dei ministri il 18 febbraio 2026. Tra queste figurano anche diversi centri della provincia di Teramo, in una vicenda che riguarda da vicino gli equilibri delle aree interne e che può avere effetti anche sul rapporto tra entroterra teramano e costa, compresa Giulianova.

I municipi coinvolti in Abruzzo sono Archi, Castellalto, Castiglione Messer Raimondo, Castilenti, Cellino Attanasio, Roccemontepiano e Turrivalignani. Il ricorso rientra in un’azione più ampia promossa a livello nazionale da 67 comuni, uniti dalla contestazione dei nuovi criteri adottati per definire la montanità dei territori.

Provincia di Teramo tra i territori che contestano la revisione

Nel Teramano ad aderire sono Castellalto, Castiglione Messer Raimondo, Castilenti e Cellino Attanasio. La revisione della classificazione ha comportato, per l’Abruzzo, la perdita dello status di comune montano per 27 amministrazioni. Una modifica che, secondo i ricorrenti, non si limita a un aspetto formale ma rischia di incidere in modo concreto sulla possibilità di accedere a strumenti di sostegno economico, misure amministrative dedicate e finanziamenti destinati alle zone svantaggiate.

Il nodo centrale della contestazione riguarda i parametri utilizzati per il nuovo elenco. Secondo i comuni che hanno impugnato il provvedimento, la classificazione sarebbe stata costruita dando peso quasi esclusivamente ad altitudine e pendenza, senza considerare elementi ritenuti decisivi per raccontare la reale fragilità dei territori, come la distanza dai servizi, il calo demografico, le difficoltà nei collegamenti e le condizioni socio-economiche.

Timori per fondi, servizi e sviluppo delle aree interne

Per gli enti locali la cancellazione dello status di comune montano potrebbe tradursi in una riduzione delle opportunità. In gioco ci sono agevolazioni normative, possibilità di accesso a risorse nazionali ed europee e strumenti utili a contrastare spopolamento e marginalità. Un tema che interessa in modo diretto l’entroterra della provincia di Teramo, dove molti centri continuano a fare i conti con il progressivo invecchiamento della popolazione e con la diminuzione dei servizi essenziali.

Tra i casi indicati come più delicati c’è quello di Castiglione Messer Raimondo. Il venir meno della classificazione montana, viene evidenziato dagli amministratori, potrebbe avere ripercussioni anche sull’organizzazione scolastica, fino a mettere a rischio la tenuta del plesso locale se non venissero più riconosciute specifiche deroghe o condizioni previste per i comuni montani.

Il caso Castiglione Messer Raimondo e il rischio per la scuola

Il sindaco di Castiglione Messer Raimondo, Vincenzo D’Ercole, ha richiamato l’attenzione sulle possibili conseguenze della decisione nazionale, sottolineando come la montanità non sia un’etichetta simbolica ma uno strumento concreto per garantire risorse e mantenere presidi fondamentali. Secondo il primo cittadino, la scelta sarebbe stata adottata senza un adeguato coordinamento con altre norme già esistenti e senza valutare gli effetti reali sui comuni più fragili.

La questione, osservano i promotori del ricorso, non riguarda soltanto i bilanci comunali. In territori piccoli e periferici, la perdita di misure dedicate può incidere sulla capacità di programmare servizi, sostenere le famiglie e frenare l’abbandono dei centri interni. Un tema che, nel sistema territoriale teramano, ha riflessi più ampi anche sui comuni costieri, perché il progressivo indebolimento dell’entroterra può accentuare squilibri demografici e infrastrutturali nell’intera provincia.

Ricorso condiviso da amministrazioni di diverso orientamento

A sostenere l’iniziativa è anche ALI Abruzzo. Il direttore Alessandro Paglia ha evidenziato come l’adesione al ricorso arrivi da amministrazioni con orientamenti politici differenti, segno di una preoccupazione trasversale. L’obiettivo dichiarato è tutelare comunità che già partono da condizioni svantaggiate e che, senza un riconoscimento adeguato delle proprie caratteristiche territoriali, rischiano di essere ulteriormente penalizzate.

Ora la parola passa alla giustizia amministrativa. L’esito del procedimento sarà seguito con attenzione anche in provincia di Teramo, dove il tema della tenuta dei piccoli comuni resta centrale per il futuro del territorio, dalle vallate interne fino ai collegamenti con la costa teramana e con realtà come Giulianova.