Si accende anche in Abruzzo il confronto attorno al progetto di legge regionale che punta a istituire una figura di garanzia dedicata alle donne vittime di violenza. A prendere posizione sono i Centri antiviolenza del Coordinamento Antigone, che hanno manifestato una netta opposizione al testo attualmente in discussione, ritenendolo inadeguato sotto più aspetti.
Il tema interessa da vicino anche il territorio teramano, da Giulianova alla costa e all’entroterra, dove il lavoro dei servizi e delle reti di sostegno alle donne rappresenta un presidio concreto per affrontare situazioni di fragilità, emergenza e tutela dei diritti.
La presa di posizione del Coordinamento Antigone
I Centri antiviolenza aderenti al Coordinamento regionale hanno diffuso una valutazione fortemente critica sul disegno di legge numero 140 del 2026, dedicato all’istituzione del garante regionale per i diritti delle donne vittime di violenza. Secondo quanto evidenziato, il provvedimento presenterebbe problemi di natura giuridica, istituzionale e anche pratica, tali da renderlo non condivisibile.
La contrarietà espressa dai Centri non si limita quindi a un dissenso di principio, ma riguarda l’impostazione complessiva della proposta. Nel loro intervento, le strutture che operano sul fronte del contrasto alla violenza hanno ribadito la necessità che ogni scelta normativa venga costruita con attenzione, tenendo conto dell’esperienza maturata quotidianamente sul campo.
Dubbi su efficacia e assetto del provvedimento
Al centro delle osservazioni ci sarebbero criticità profonde che, a giudizio del Coordinamento, rischiano di indebolire invece di rafforzare il sistema di protezione. Le perplessità investono il possibile ruolo del nuovo garante, la sua collocazione nell’ordinamento regionale e l’effettiva utilità operativa di una figura aggiuntiva rispetto agli strumenti e ai percorsi già esistenti.
Per i Centri antiviolenza, il rischio sarebbe quello di introdurre un organismo che non risponde in modo efficace ai bisogni reali delle donne e che potrebbe creare sovrapposizioni o elementi di confusione in un ambito che richiede invece chiarezza, competenze specifiche e coordinamento stabile tra servizi.
Un tema che riguarda anche la provincia di Teramo
La discussione regionale ha riflessi concreti anche per le comunità della provincia di Teramo, dove il contrasto alla violenza di genere passa attraverso sportelli, associazioni, reti territoriali e collaborazione con istituzioni e operatori sociali. In centri come Giulianova, Roseto degli Abruzzi, Tortoreto, Alba Adriatica e negli altri comuni del comprensorio, la questione della tutela e dell’accompagnamento delle vittime resta particolarmente sensibile.
Per questo motivo, il confronto aperto in sede regionale viene seguito con attenzione anche a livello locale. Le organizzazioni che lavorano nel settore chiedono strumenti realmente funzionali, capaci di rafforzare la protezione, l’ascolto e il sostegno, evitando interventi che possano complicare il sistema invece di renderlo più efficace.
Il confronto resta aperto in Regione
La presa di posizione del Coordinamento Antigone riporta al centro il tema del rapporto tra legislazione regionale e realtà operative che ogni giorno affrontano casi concreti. La richiesta, in sostanza, è che qualunque intervento normativo venga costruito ascoltando chi da anni si occupa direttamente di accoglienza, tutela e percorsi di uscita dalla violenza.
Il dibattito sul progetto di legge proseguirà nelle sedi istituzionali regionali. Intanto, la voce dei Centri antiviolenza aggiunge un elemento di rilievo alla discussione pubblica abruzzese, con un’attenzione che coinvolge da vicino anche il territorio di Giulianova e l’intera area teramana.

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