Una parte della recente legge urbanistica approvata dalla Regione Abruzzo finisce sotto osservazione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Al centro dei rilievi ci sono alcune disposizioni che, secondo quanto emerso, inciderebbero sulle competenze dei Comuni nella gestione dei cambi di destinazione d’uso degli immobili, un tema che interessa direttamente anche realtà del Teramano come Giulianova, Roseto, Pineto e gli altri centri della costa e dell’entroterra.
La segnalazione ministeriale è contenuta in una nota trasmessa il 28 luglio alla Direzione Affari legislativi del Consiglio regionale. Il documento chiede al presidente della Regione di eliminare le parti considerate problematiche della legge regionale n. 13 del 3 luglio 2026, in particolare quelle che intervengono sulla disciplina urbanistica e sul rapporto tra normativa regionale e pianificazione comunale.
Il nodo dei cambi di destinazione d’uso
Il punto più discusso riguarda una norma che avrebbe escluso, in diversi casi, l’obbligo di variante urbanistica per i cambi di destinazione d’uso. In sostanza, la disposizione contestata avrebbe consentito modifiche nell’utilizzo degli edifici senza la verifica di conformità rispetto alle previsioni contenute negli strumenti urbanistici comunali.
Secondo i rilievi richiamati nel confronto politico regionale, questa impostazione rischierebbe di svuotare il ruolo dei Comuni, che restano gli enti titolari della pianificazione del territorio. Una questione particolarmente delicata in centri come Giulianova e nell’intera provincia di Teramo, dove l’equilibrio tra sviluppo edilizio, tessuto urbano consolidato e aree a destinazione specifica rappresenta uno degli aspetti più sensibili dell’amministrazione locale.
Le osservazioni del Ministero e i riferimenti normativi
Le perplessità riguardano la compatibilità della legge con i principi costituzionali sul governo del territorio e con la normativa nazionale in materia edilizia. Tra i riferimenti richiamati figurano l’articolo 117 della Costituzione e il DPR 380 del 2001, oltre ai principi storicamente collegati alla pianificazione urbanistica.
Il punto contestato, secondo l’interpretazione emersa in queste ore, non si limiterebbe a passaggi interni alla stessa categoria funzionale, ma potrebbe estendersi anche a trasformazioni urbanisticamente più rilevanti. Da qui il timore che si possano determinare cambiamenti non coerenti con il piano regolatore o con gli altri strumenti urbanistici adottati dai singoli Comuni.
Un ulteriore aspetto riguarda la partecipazione pubblica. Se un cambio d’uso non viene trattato come variante, verrebbero meno anche alcuni passaggi ordinari che consentono ai cittadini di presentare osservazioni o contributi nel procedimento. Un punto che tocca da vicino il rapporto tra amministrazioni locali e comunità, soprattutto nei territori dove le trasformazioni urbane hanno effetti diretti sulla vivibilità dei quartieri.
La contestazione politica in Consiglio regionale
Sulla vicenda sono intervenuti i consiglieri regionali del Partito Democratico Antonio Blasioli e Sandro Mariani? No, nel testo di partenza compaiono Blasioli e Giampietro, che hanno parlato di una bocciatura politica e tecnica nei confronti della giunta regionale. Secondo quanto riferito dagli esponenti dem, la norma sarebbe stata introdotta durante l’iter in aula con modalità contestate anche sotto il profilo procedurale.
In particolare, viene richiamato un subemendamento presentato nel corso della seduta del Consiglio regionale del 16 giugno, poi confluito nella legge approvata a inizio luglio. L’opposizione sostiene di aver contestato il metodo sin dal primo momento, fino a interessare anche il Collegio delle garanzie statutarie.
Nei giorni successivi all’approvazione della legge sarebbero state inoltre inviate osservazioni agli uffici ministeriali competenti e al Dipartimento per gli affari regionali della Presidenza del Consiglio, chiamati a valutare eventuali profili di contrasto con l’ordinamento nazionale entro i termini previsti dalla legge.
Possibili effetti per i Comuni del territorio
La vicenda assume rilievo anche per gli enti locali della provincia di Teramo. Il tema non riguarda infatti soltanto un confronto istituzionale tra Roma e L’Aquila, ma tocca in concreto la possibilità dei Comuni di decidere come organizzare il proprio territorio, dalle aree residenziali agli spazi produttivi, fino agli immobili con funzioni commerciali o miste.
Per città come Giulianova, dove il governo del territorio incide su sviluppo urbano, servizi, viabilità e tutela delle zone più delicate, il mantenimento delle prerogative comunali in materia urbanistica resta un elemento centrale. Ora si attende di capire se la Regione interverrà modificando il testo oppure se il confronto istituzionale proseguirà nelle prossime settimane.

Giulianova.it è un progetto editoriale locale curato da Genesi.it, struttura attiva dal 1996 nei servizi web, SEO, sviluppo digitale e visibilità online, compresa l’evoluzione della presenza nei sistemi di ricerca basati su intelligenza artificiale. L’esperienza del team è documentata anche dalle recensioni e video testimonianze dei clienti Genesi, riferite a servizi realmente svolti nel campo del web marketing e della presenza online.


