Un filone dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Lodi e condotta dalla Guardia di Finanza tocca anche l’Abruzzo, richiamando l’utilizzo improprio di agevolazioni collegate al terremoto del 2009. L’operazione, denominata Green River, ha portato alla luce un presunto sistema di frode fiscale e riciclaggio con ramificazioni internazionali e con un volume di denaro stimato in oltre 200 milioni di euro.
La vicenda non nasce nel territorio teramano, ma presenta un elemento di interesse regionale perché, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, alcune società avrebbero inserito nei propri meccanismi contabili crediti non spettanti facendo riferimento anche a normative di favore previste per eventi calamitosi, tra cui il sisma dell’Aquila. Un aspetto che richiama l’attenzione anche dei lettori di Giulianova e della provincia di Teramo, in un contesto abruzzese ancora sensibile al tema della corretta gestione delle misure legate alla ricostruzione e alle emergenze.
Il meccanismo contestato dagli investigatori
Al centro dell’indagine ci sarebbe una rete di società prive di reale operatività, utilizzate per produrre documentazione fiscale ritenuta fittizia. Secondo la Guardia di Finanza, il gruppo avrebbe messo a disposizione di imprese clienti fatture riferite a operazioni mai avvenute, permettendo così di creare costi inesistenti e di movimentare somme rilevanti attraverso canali apparentemente regolari.
Le società coinvolte sarebbero 41 e, stando agli accertamenti, sarebbero state gestite da un ufficio con sede a Chiari, in provincia di Brescia. Da lì sarebbe partita una catena di operazioni contabili e finanziarie finalizzata a far transitare il denaro all’estero, con destinazione anche verso la Cina, per poi farlo rientrare in contanti ai soggetti beneficiari.
Denaro all’estero e rientro in contanti
Il presunto sistema, secondo l’impostazione accusatoria, funzionava con uno schema collaudato: le imprese interessate ricevevano fatture false, versavano gli importi alle società cartiere e queste ultime provvedevano a trasferire le somme fuori dall’Italia. Una parte del denaro sarebbe poi stata restituita in contanti alle stesse imprese, con una trattenuta indicata dagli investigatori come compenso per il servizio illecito.
La percentuale trattenuta sarebbe stata pari al 10 per cento delle somme movimentate. Il quadro complessivo ipotizzato dagli inquirenti parla di un giro economico di circa 200 milioni di euro, con un sistema costruito per schermare l’origine dei fondi, alleggerire il carico fiscale dei clienti e rendere più difficile la ricostruzione dei passaggi finanziari.
I crediti legati a sisma e pandemia
Oltre al capitolo delle fatture ritenute inesistenti, l’indagine avrebbe fatto emergere anche l’utilizzo di crediti fiscali considerati non reali. In questo ambito rientrerebbero sia riferimenti alle misure connesse all’emergenza Covid sia l’uso indebito di strumenti collegati agli eventi sismici abruzzesi del 2009.
Secondo le contestazioni, tali crediti sarebbero stati inseriti nelle contabilità aziendali per compensare debiti di diversa natura, compresi quelli fiscali, previdenziali e assicurativi. Un passaggio particolarmente delicato, perché chiama in causa strumenti nati per sostenere imprese e cittadini in fasi di emergenza e che, se confermato nelle sedi giudiziarie, risulterebbero piegati a finalità estranee allo spirito delle norme.
Misure cautelari e sequestri per milioni di euro
Nell’ambito dell’operazione sono state eseguite misure cautelari nei confronti di otto persone. La Guardia di Finanza ha inoltre proceduto al sequestro di beni per un valore complessivo di 31 milioni di euro. Il provvedimento ha riguardato disponibilità finanziarie, immobili, quote societarie, autovetture e beni di lusso.
Le indagini proseguono nell’ambito del procedimento coordinato dalla magistratura lodigiana. Come sempre in questa fase, le accuse dovranno essere verificate nel percorso giudiziario, nel rispetto delle garanzie previste per le persone coinvolte. Per l’Abruzzo resta il rilievo del possibile utilizzo distorto di misure nate in seguito a una delle emergenze più gravi vissute dalla regione negli ultimi decenni.

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