Tra le città coinvolte nel percorso che guarda alla Capitale europea della Cultura 2033 c’è anche Teramo, inserita nel programma della Civitas Appenninica, la rete che mette insieme territori di Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria. L’avvio formale dell’iniziativa è arrivato con la firma di una convenzione a Roma, passaggio che segna l’apertura di un progetto costruito attorno alla rigenerazione culturale delle aree appenniniche colpite dal sisma.
Per il territorio abruzzese l’operazione ha un rilievo particolare anche per la presenza, tra i soggetti coinvolti, di Fondazione Tercas e Fondazione Pescarabruzzo, oltre al contributo dell’Università di Teramo nel network scientifico collegato al programma. L’obiettivo dichiarato è usare la cultura come leva di rilancio sociale ed economico, affiancando la ricostruzione materiale con iniziative capaci di rafforzare comunità, servizi e opportunità.
Una candidatura che unisce quattro regioni
La Civitas Appenninica riunisce complessivamente 546 Comuni distribuiti lungo l’Appennino centrale. Di questi, 138 rientrano nelle aree direttamente segnate dagli eventi sismici del 2016 e 2017. La proposta di candidatura punta a presentare questo spazio come una realtà culturale diffusa, legata da relazioni storiche, patrimonio condiviso e identità territoriali che travalicano i confini amministrativi.
Il percorso istituzionale prevede una manifestazione di interesse entro il 2027, mentre il bando ufficiale per la Capitale europea della Cultura è atteso nel 2028. A guidare i Comuni sarà Norcia, individuata come ente capofila, mentre la Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno svolgerà il ruolo di soggetto attuatore.
Il ruolo di Teramo e dell’Abruzzo nel progetto
Per la provincia di Teramo l’inserimento nel programma rappresenta un elemento di interesse diretto. Teramo figura infatti tra le 16 tappe del festival itinerante previsto nei prossimi anni, una rassegna pensata per attraversare i centri della rete appenninica e creare un legame stabile tra cultura, territorio e partecipazione civica.
Accanto agli eventi, è previsto anche il coinvolgimento del sistema universitario e della ricerca. L’Università di Teramo avrà un compito specifico sul versante della filiera agroalimentare, in un quadro più ampio che comprende 13 università e centri di ricerca. Il progetto punta così a intrecciare promozione culturale, innovazione e valorizzazione delle vocazioni locali, temi che riguardano da vicino anche il comprensorio teramano e la costa, da Giulianova a Roseto degli Abruzzi, in termini di ricadute future su attrattività e reti territoriali.
Finanziamenti e tempi del programma
Il valore complessivo dell’intervento sfiora il milione di euro: 995mila euro in tutto. La quota principale, pari a 750mila euro, arriva dalle risorse residue della raccolta nazionale attivata dopo il sisma dalle fondazioni di origine bancaria attraverso Acri. La parte restante, 245mila euro, è assicurata da cofinanziamenti pubblici che coinvolgono la Struttura commissariale Sisma 2016, la Regione Marche, la Regione Umbria e il Comune di Norcia.
Il programma dovrà svilupparsi entro il 31 dicembre 2027 e sarà accompagnato da azioni dedicate non soltanto agli spettacoli e ai beni culturali, ma anche a sport, benessere, natura e turismo responsabile. L’idea è quella di costruire nel tempo una rete duratura di luoghi e iniziative capaci di contrastare spopolamento e fragilità sociali nelle aree interne.
Festival diffuso e partecipazione delle comunità
Il cuore operativo del progetto sarà il festival Cultura che Ricostruisce, concepito come un calendario a tappe in 16 Comuni. Oltre a Teramo, il programma toccherà tra gli altri Norcia, Amatrice, Ascoli Piceno, Camerino, Rieti, Spoleto e Tolentino. L’intenzione è mettere in connessione memoria dei luoghi, ricostruzione e nuove prospettive per i giovani.
Nel disegno complessivo è previsto anche il coinvolgimento del Terzo Settore, chiamato a partecipare alla progettazione di attività culturali, sociali e territoriali. Una scelta che punta a rendere il progetto radicato nelle comunità locali e non limitato alla sola dimensione istituzionale. Per l’area teramana, e più in generale per l’Abruzzo, la sfida sarà trasformare questa rete in occasioni concrete di sviluppo e visibilità nel medio periodo.
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