Un passaggio riservato, destinato a pochi professionisti del settore, ha segnato il primo confronto con il pubblico tecnico per Al di là delle parole, nuovo lungometraggio di Bruno Tarallo. Il film, della durata di 110 minuti, è stato mostrato in anteprima nello spazio di lavoro del regista, prima dell’avvio del percorso che dovrebbe portarlo nel circuito dei festival cinematografici internazionali.
Un’opera tra Abruzzo e Campania
Tarallo, artista campano da tempo legato all’Abruzzo, torna a firmare regia e interpretazione in un progetto costruito su più livelli narrativi. La produzione ha interessato sia località abruzzesi sia campane, con un’organizzazione particolarmente ampia: oltre 250 persone coinvolte tra reparto tecnico, produzione e collaborazioni, e un cast formato da circa settanta interpreti.
Per il territorio abruzzese, e anche per il pubblico della provincia di Teramo attento al cinema d’autore, il nome di Tarallo non è nuovo. Una sua precedente opera ha ottenuto più di quaranta riconoscimenti in ambito internazionale, tra cui il Premio Gianni Di Venanzo, appuntamento culturale fortemente legato a Teramo, e un premio al Dubai International Film Festival.
Il tema della violenza sulle donne
Alla base del nuovo film c’è una riflessione sulla violenza contro le donne. La scelta narrativa, secondo quanto emerso dopo la proiezione riservata, non punta sulla rappresentazione esplicita del dolore, ma su un racconto capace di mantenere tensione e coinvolgimento attraverso i codici del thriller psicologico.
La vicenda si muove infatti tra indagine interiore, mistero e momenti sospesi, con inserti riconducibili al realismo magico e a immagini di natura onirica. L’intento è affrontare un argomento complesso senza scivolare in un linguaggio meramente descrittivo o in una cronaca visiva della violenza, privilegiando invece il percorso umano dei personaggi.
Il ruolo centrale di Bruno Tarallo
Oltre alla regia, Tarallo sostiene anche una parte attoriale di primo piano. Il suo personaggio attraversa una trasformazione progressiva, partendo da una posizione inizialmente fredda e distante per approdare a una consapevolezza più profonda. È proprio questa evoluzione a rappresentare uno degli assi del film, dentro una struttura corale che mette in relazione storie, sensibilità e fratture personali.
La costruzione del lungometraggio appare pensata per un pubblico festivaliero, ma anche per spettatori interessati a un cinema che unisce impegno civile e ricerca formale. La dimensione abruzzese della lavorazione contribuisce inoltre a rafforzare l’attenzione locale attorno al progetto, in un momento in cui il territorio regionale è sempre più presente nelle produzioni audiovisive indipendenti.
Verso il circuito dei festival
Dopo questa prima visione ristretta, Al di là delle parole si prepara ora alla fase di presentazione esterna. Il passaggio nei festival sarà il banco di prova per misurare la ricezione critica di un film che combina denuncia sociale, tensione narrativa e una messa in scena attenta all’immaginario.
Il trailer ufficiale del lungometraggio è già disponibile online.

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