Un investimento superiore al miliardo di euro per lo stabilimento di Atessa e un programma nazionale da 5 miliardi dedicato a ricerca, sviluppo e innovazione. Sono i numeri principali illustrati dall’amministratore delegato di Stellantis, Antonio Filosa, nel corso dell’audizione davanti alle commissioni parlamentari competenti su attività produttive e industria.

La notizia riguarda da vicino l’Abruzzo e interessa anche il territorio teramano, dove l’automotive e la componentistica rappresentano un segmento economico collegato alle dinamiche industriali regionali. Per Giulianova, la costa teramana e l’entroterra, gli effetti di un rafforzamento del polo produttivo di Atessa possono riflettersi sull’indotto, sui trasporti, sui servizi alle imprese e sulle prospettive occupazionali dell’intero comparto.

Atessa al centro dei nuovi veicoli commerciali

Il punto più rilevante per l’Abruzzo è la conferma del ruolo dello stabilimento di Atessa, destinato alla produzione della prossima generazione di veicoli commerciali di grandi dimensioni. Il gruppo ha indicato per il sito abruzzese un impegno economico superiore a un miliardo di euro nell’arco dei prossimi cinque anni.

Secondo quanto riferito da Filosa, ogni stabilimento italiano avrà una funzione produttiva definita all’interno del piano industriale. Atessa viene quindi inserita in una prospettiva di continuità e sviluppo, con l’obiettivo di consolidare la presenza italiana nel settore dei mezzi commerciali. Per l’Abruzzo si tratta di un passaggio significativo, considerato il peso dello stabilimento nella manifattura regionale e nelle relazioni con fornitori, logistica e servizi collegati.

Cinque miliardi per ricerca e innovazione in Italia

Accanto al capitolo abruzzese, Stellantis ha annunciato investimenti per 5 miliardi di euro in Italia nei prossimi cinque anni, destinati in particolare a ricerca, innovazione e sviluppo industriale. Il gruppo ha ribadito l’intenzione di mantenere il Paese in una posizione centrale nelle strategie europee, anche attraverso il rafforzamento delle attività legate ai nuovi prodotti e alle tecnologie per la mobilità.

Filosa ha richiamato anche il ruolo dei fornitori italiani. Stellantis, ha spiegato, sostiene ogni anno acquisti per circa 7 miliardi di euro presso aziende nazionali. La filiera della componentistica sarà coinvolta sia nel progetto legato ad Atessa sia in altri programmi industriali, tra cui quello della nuova Alfa Romeo prevista a Melfi, con il supporto dell’associazione di settore Anfia.

I dati del 2026 e il quadro industriale

Nel corso dell’audizione sono stati presentati anche alcuni indicatori relativi ai primi cinque mesi del 2026. In Italia le immatricolazioni del gruppo risultano in aumento di quasi il 15%, mentre la produzione è cresciuta di oltre il 16%. In parallelo, il ricorso alla cassa integrazione si è ridotto del 30%.

Il gruppo ha inoltre segnalato un miglioramento del quadro globale nel primo trimestre dell’anno, con il ritorno a una fase di crescita accompagnata da redditività. La disponibilità finanziaria indicata è vicina ai 45 miliardi di euro, elemento che, nelle intenzioni aziendali, dovrebbe sostenere il percorso di investimenti annunciato.

Il nodo dei costi energetici

Resta però aperta la questione della competitività degli stabilimenti italiani, in particolare per quanto riguarda l’energia. Filosa ha evidenziato una forte differenza tra i costi sostenuti in Italia e quelli registrati in altri Paesi europei. Nel primo trimestre, il gruppo avrebbe pagato nel nostro Paese una media di 205 euro per megawattora, contro i 90 euro della Spagna e i 100 della Francia.

Per ridurre l’impatto di questa voce sui costi produttivi, Stellantis ha avviato nel 2025 la procedura per il riconoscimento come azienda energivora. Sono inoltre previsti interventi su fotovoltaico e biomasse, insieme alla richiesta di iter più semplici a livello locale. Un tema che riguarda da vicino anche l’Abruzzo produttivo, dove la sostenibilità dei costi energetici può incidere sulla capacità delle imprese di restare competitive.

Il piano annunciato non produce effetti immediati sull’economia locale teramana, ma rappresenta un segnale da seguire con attenzione. La forza del sito di Atessa, unita al coinvolgimento della filiera italiana, può avere ricadute su un’area più ampia del territorio regionale, compresa la provincia di Teramo e le imprese che operano nei servizi e nelle lavorazioni collegate all’industria automotive.

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