Il sito produttivo Stellantis di Atessa, punto di riferimento anche per l’economia abruzzese e per molte aziende dell’indotto che interessano da vicino il Teramano, ha chiuso il primo trimestre del 2026 con un dato in flessione rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. A segnalarlo è la Fim Cisl, che ha diffuso un quadro complessivo sull’andamento degli stabilimenti italiani del gruppo.
Nonostante il rallentamento registrato in Abruzzo, Atessa resta la fabbrica con i volumi più elevati a livello nazionale all’interno del sistema produttivo italiano di Stellantis. Nei primi tre mesi dell’anno sono state realizzate circa 46.525 unità, una quota che da sola rappresenta il 39 per cento della produzione complessiva del gruppo nel Paese.
Il dato di Atessa e i riflessi sull’Abruzzo
Secondo il sindacato, il calo è pari al 5,8 per cento su base annua. La diminuzione, viene spiegato, è collegata all’adeguamento della capacità produttiva per interventi legati alla nuova verniciatura. Un passaggio tecnico che ha inciso sui ritmi dello stabilimento, pur senza intaccarne il ruolo centrale nel panorama industriale nazionale.
La situazione viene seguita con attenzione anche nei territori vicini, compresa la provincia di Teramo, dove l’automotive e le attività collegate rappresentano un settore osservato con particolare interesse. Le dinamiche di Atessa, infatti, possono avere conseguenze indirette sull’indotto abruzzese e sui rapporti economici che coinvolgono imprese e lavoratori della costa teramana e dell’entroterra.
Produzione Stellantis in Italia: segnali di ripresa
Nel quadro generale, la Fim Cisl parla di un inizio 2026 in miglioramento dopo un 2025 molto difficile. La produzione nazionale di Stellantis nei primi tre mesi dell’anno ha raggiunto 120.366 veicoli, con un incremento del 9,5 per cento. Ancora più marcata la crescita del comparto auto, salito del 22 per cento grazie anche all’arrivo di nuovi modelli.
Tra gli stabilimenti che mostrano un recupero figurano Melfi, Mirafiori, Pomigliano e Modena. La situazione più delicata resta invece quella di Cassino, che continua a perdere terreno e registra la flessione più pesante anche nel confronto con il 2025.
Per l’intero 2026, il sindacato prevede una produzione intorno ai 500 mila veicoli, con il segmento auto sopra quota 300 mila. Un livello che riporterebbe i volumi vicino a quelli del 2023, anche se il risultato finale dipenderà dalla risposta del mercato ai modelli già in produzione e alle novità previste nel corso dell’anno.
Lavoro, ammortizzatori e richieste al governo
Sul fronte occupazionale, la Fim Cisl ritiene possibile una riduzione dell’utilizzo degli ammortizzatori sociali nella maggior parte dei siti produttivi, ad eccezione di Cassino. In alcuni casi potrebbe anche aprirsi uno spazio per nuovi ingressi, inizialmente a termine, con l’obiettivo indicato dal sindacato di arrivare poi a forme di lavoro stabili.
La sigla metalmeccanica sottolinea però che servono misure concrete per sostenere il settore dell’auto e l’intera filiera. Tra i temi indicati come prioritari ci sono il costo dell’energia, ritenuto troppo elevato per le imprese italiane, il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali e percorsi di formazione per accompagnare la trasformazione industriale senza ricadute sui lavoratori.
Nuovi modelli e prospettive per gli stabilimenti
Nel corso del 2026, secondo la valutazione della Fim Cisl, la produzione potrà beneficiare della presenza per l’intero anno della 500 ibrida, della nuova Jeep Compass e della Ds8. Successivamente dovrebbero aggiungersi anche altre produzioni come Ds7 e Lancia Gamma. Il sindacato chiede inoltre un piano industriale chiaro e credibile, capace di garantire continuità produttiva a tutti gli impianti italiani.
Per le realtà abruzzesi, e in particolare per Atessa, l’attenzione resta alta. Pur in un contesto di rallentamento temporaneo, lo stabilimento mantiene una posizione strategica e continua a rappresentare un tassello fondamentale per l’industria regionale. Un elemento che interessa anche il territorio di Giulianova e della provincia di Teramo, dove il comparto manifatturiero guarda con attenzione alle evoluzioni del settore automotive e alle possibili ricadute sull’indotto.







