Il percorso di riorganizzazione del servizio idrico abruzzese compie un nuovo passaggio istituzionale. Le commissioni regionali competenti hanno espresso parere favorevole sullo studio di fattibilità predisposto da Ersi, atto collegato alla legge regionale 12 del 2026 che punta a ridisegnare l’assetto della gestione dell’acqua sull’intero territorio.

Si tratta di una riforma che interessa anche la provincia di Teramo e la fascia costiera, da Giulianova a Roseto degli Abruzzi fino alla Val Vibrata, perché tocca il modello con cui vengono organizzati investimenti, tariffe e qualità del servizio nei vari ambiti abruzzesi.

Da sei gestori a due aree operative

Il progetto prevede il superamento dell’attuale configurazione, considerata frammentata, con l’obiettivo di arrivare da sei gestori a due sub-ambiti. La nuova articolazione individuata dallo studio distingue le aree Gran Sasso e Majella-Morrone, entrambe ritenute sufficientemente ampie sotto il profilo demografico e organizzativo per sostenere il servizio.

Secondo quanto emerso nel confronto politico regionale, il consorzio rappresenterebbe una fase intermedia del percorso: non la soluzione definitiva, ma uno strumento pensato per accompagnare l’aggregazione tra società con strutture, personale, sistemi informatici e situazioni patrimoniali differenti.

L’obiettivo finale indicato dalla riforma resta quello di arrivare, in prospettiva, a un sistema sempre più accorpato, con un’unica gestione per ciascun sub-ambito e una possibile evoluzione futura verso un gestore regionale unico.

Le criticità del modello attuale

Alla base dell’intervento ci sono le difficoltà attribuite all’assetto oggi in vigore. Tra i nodi richiamati nel dibattito figurano la disomogeneità delle tariffe tra diverse zone dell’Abruzzo, una capacità di spesa per gli investimenti ritenuta insufficiente e prestazioni non uniformi da territorio a territorio.

Uno dei dati più citati riguarda proprio la realizzazione degli investimenti, ferma al 44 per cento. Un livello che, nella lettura dei sostenitori della riforma, non consentirebbe di affrontare con efficacia l’ammodernamento delle reti, molte delle quali hanno ormai superato i trent’anni di vita. Un tema particolarmente sensibile anche per i Comuni del Teramano, dove la tenuta delle infrastrutture idriche resta una questione centrale per residenti, attività economiche e turismo.

Tariffe e reti, cosa cambia per i territori

Fra i risultati attesi dalla riorganizzazione ci sono economie di scala, criteri più omogenei nella qualità del servizio e meccanismi di riequilibrio tariffario. Il tema interessa soprattutto i centri più piccoli e le aree interne, spesso penalizzati da costi più alti rispetto a realtà maggiori.

Per un territorio vasto come quello teramano, che comprende costa, collina e montagna, la prospettiva delineata è quella di una gestione capace di programmare interventi su reti e impianti con maggiore forza finanziaria. Sullo sfondo resta anche l’esigenza di garantire continuità del servizio in vista delle scadenze concessorie già fissate.

Nel dibattito politico regionale è stato inoltre evidenziato che un’aggregazione immediata in un solo soggetto, in tempi molto ristretti, rischierebbe di creare problemi operativi tali da compromettere il passaggio di consegne. Per questo la scelta dei due sub-ambiti viene presentata come una soluzione graduale, ritenuta più realistica sul piano tecnico e amministrativo.

Il confronto politico resta aperto

Il via libera delle commissioni non chiude il confronto. La riforma continua infatti a dividere maggioranza e opposizione, con valutazioni diverse sull’efficacia del nuovo modello e sui tempi necessari per arrivare a un sistema più stabile.

Dalla maggioranza regionale arriva la difesa del percorso avviato, considerato il cambiamento più rilevante degli ultimi decenni nel comparto idrico abruzzese. La linea sostenuta è quella di una transizione progressiva verso una gestione pubblica più efficiente, con l’idea di rafforzare investimenti, uniformare gli standard e ridurre le disparità oggi esistenti tra i diversi territori della regione, compresa l’area di Giulianova e dell’intera provincia di Teramo.

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