Le iscrizioni scolastiche in Abruzzo continuano a scendere e anche la provincia di Teramo rientra tra i territori che registrano una flessione significativa. I dati diffusi dall’Ufficio scolastico regionale per l’anno 2026-2027 indicano una diminuzione complessiva di circa 3.800 studenti rispetto all’anno precedente, un segnale che riporta al centro il tema dello spopolamento e delle difficoltà demografiche che interessano anche la costa teramana e le aree interne.

A richiamare l’attenzione sul quadro regionale è la Cisl Scuola Abruzzo Molise, che parla di una tendenza ormai non occasionale ma stabile, collegata al calo delle nascite, alla partenza di molte famiglie e a una minore capacità dei territori di trattenere residenti e servizi.

Iscrizioni in calo anche in provincia di Teramo

Tra le quattro province abruzzesi, la riduzione più pesante viene segnalata nel Chietino, seguito dal Pescarese. Anche il Teramano mostra però una contrazione rilevante, con 840 iscritti in meno. Un dato che interessa da vicino anche il comprensorio di Giulianova e l’intero territorio provinciale, dove la tenuta delle scuole viene considerata un elemento centrale per la vita delle comunità locali.

Più contenuta la diminuzione nell’Aquilano, dove emerge tuttavia un andamento diverso nelle scuole secondarie di secondo grado, in controtendenza rispetto al resto del quadro regionale.

Infanzia e primaria, il segnale più delicato per il territorio

Secondo il sindacato, i numeri più preoccupanti arrivano soprattutto dai primi livelli del percorso scolastico. In un solo anno, tra scuola dell’infanzia e primaria, in Abruzzo si contano oltre 2.500 bambini in meno. Un arretramento che rischia di avere effetti progressivi sull’intero sistema, con ricadute negli anni successivi su classi, plessi e organizzazione dell’offerta formativa.

Per realtà come Giulianova, Roseto degli Abruzzi, Tortoreto, Alba Adriatica e più in generale per molti centri della provincia di Teramo, la questione non riguarda soltanto la scuola in senso stretto. La presenza di servizi educativi rappresenta infatti un presidio essenziale per le famiglie e un indicatore della capacità di un territorio di restare attrattivo.

Organici scolastici e sostegno, le criticità aperte

Nel confronto sulle dotazioni del personale, la Cisl Scuola sottolinea che nell’anno in corso è stato possibile limitare in parte l’impatto dei tagli, anche grazie all’azione sindacale avviata sul tema della riforma degli istituti tecnici. In Abruzzo, nel complesso, i posti in meno risultano essere 28, di cui 8 proprio in provincia di Teramo.

Tra gli elementi evidenziati c’è anche la possibilità, emersa nel dialogo con l’amministrazione, di costituire cattedre interne anche con orario inferiore alle 18 ore, soluzione ritenuta utile per tutelare la posizione dei docenti e dare maggiore continuità didattica agli studenti.

Resta però aperta la questione del sostegno. Mentre la popolazione scolastica diminuisce, cresce il fabbisogno di insegnanti dedicati agli alunni con disabilità. I posti aumentano, ma oltre la metà dei docenti continua a lavorare in condizioni di precarietà e l’incremento dell’organico di diritto regionale viene indicato come molto limitato.

Il rischio per scuole e comunità locali

Per il sindacato, il progressivo svuotamento delle aule può tradursi in conseguenze concrete anche sul piano territoriale: meno classi, possibili accorpamenti e una maggiore esposizione dei plessi più piccoli, soprattutto nelle zone interne. Una dinamica che potrebbe riflettersi anche sui servizi e sulla tenuta sociale dei comuni della provincia di Teramo.

La scuola, viene rimarcato, non è soltanto un luogo di istruzione ma un presidio di comunità. Per questo la richiesta è quella di interventi strutturali che affianchino il sistema educativo con misure a sostegno delle famiglie, del lavoro, del welfare e delle infrastrutture. Un tema che riguarda da vicino anche il Teramano, dove il calo degli alunni rappresenta un campanello d’allarme per il futuro del territorio.