Il mancato inserimento del potenziamento ferroviario Roma-Pescara tra le opere sostenute dal nuovo aggiornamento del Contratto di programma RFI riaccende il confronto politico in Abruzzo. A sollevare il caso è il parlamentare Luciano D’Alfonso, che chiama in causa la Regione chiedendo chiarimenti sull’assenza di risorse dedicate a un’infrastruttura considerata strategica anche per la mobilità della costa teramana e dei collegamenti con la Capitale.

La questione interessa da vicino anche il territorio di Giulianova e l’intera fascia adriatica abruzzese, dove il tema dei trasporti resta centrale per pendolari, studenti, lavoratori e imprese. Secondo D’Alfonso, l’esclusione della linea dai circa 4 miliardi destinati ad altri interventi ferroviari nazionali rischia di rallentare ulteriormente un’opera ritenuta decisiva per ridurre l’isolamento infrastrutturale della regione.

Le contestazioni rivolte al governo regionale

Il parlamentare ha annunciato iniziative formali nelle sedi istituzionali, con l’intenzione di portare la questione anche all’attenzione del Governo nazionale. Nel mirino c’è la gestione politica del dossier da parte dell’esecutivo abruzzese guidato da Marco Marsilio, accusato di non aver ottenuto risultati concreti nel confronto con Ministero e Rete ferroviaria italiana.

D’Alfonso chiede di sapere se la Regione fosse a conoscenza, prima dell’approvazione, dei contenuti dell’aggiornamento 2025 del piano RFI e quali atti abbia eventualmente messo in campo per sollecitare il finanziamento dei tratti ancora scoperti. Tra i punti posti figurano anche il numero degli incontri istituzionali svolti negli ultimi mesi, le richieste ufficiali inviate a Roma e i tempi entro i quali la Giunta ritiene possibile ottenere una copertura economica completa dell’intervento.

Un progetto già rallentato negli anni scorsi

Il collegamento Roma-Pescara aveva già incontrato ostacoli nel recente passato. D’Alfonso ricorda infatti che nel 2023 alcuni lotti dell’opera, in particolare quelli tra Interporto d’Abruzzo-Manoppello e Manoppello-Scafa, erano usciti dalla programmazione PNRR a causa dei ritardi nelle procedure autorizzative e progettuali. Successivamente quelle tratte erano state recuperate attraverso altre fonti di finanziamento, con risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione.

Nel 2025, sottolinea il parlamentare, sono partiti i primi interventi sui segmenti già coperti finanziariamente, ma l’opera nel suo complesso resta molto più ampia. Il costo stimato viene indicato in una forbice tra 15 e 16 miliardi di euro, con la necessità di finanziare progressivamente i diversi lotti ancora mancanti.

Perché la Roma-Pescara pesa anche per il Teramano

Al di là dello scontro politico, il nodo riguarda un’arteria ritenuta fondamentale per l’intero Abruzzo. Un collegamento più rapido ed efficiente con Roma avrebbe effetti anche sui territori della provincia di Teramo, compresa Giulianova, perché migliorerebbe l’accessibilità verso la rete nazionale e verso i grandi flussi di passeggeri e merci.

La linea, secondo la lettura proposta da D’Alfonso, non può essere considerata una questione circoscritta all’area pescarese. L’obiettivo sarebbe quello di rafforzare il rapporto tra il medio Adriatico e il sistema ferroviario tirrenico, collegando meglio la dorsale adriatica con la Capitale e con l’alta velocità. In questo quadro, il rischio denunciato è quello di vedere l’Abruzzo e i suoi territori costieri ai margini delle grandi scelte infrastrutturali.

Le domande in attesa di risposta

Tra le richieste avanzate alla Regione c’è anche quella di chiarire quale risultato concreto l’Abruzzo abbia ottenuto nell’ultimo aggiornamento del piano RFI e se l’attuale quadro venga considerato soddisfacente. D’Alfonso domanda inoltre se i parlamentari abruzzesi della maggioranza siano stati coinvolti in un’azione coordinata per sostenere il rifinanziamento dell’opera.

Un ulteriore passaggio riguarda le ricadute sui cittadini direttamente interessati dal progetto. Il parlamentare richiama la situazione di famiglie e proprietari coinvolti negli iter legati all’infrastruttura, evidenziando il timore che sacrifici già affrontati possano non tradursi in un reale avanzamento dell’opera.

La vicenda, dunque, resta aperta e destinata a proseguire sul piano istituzionale. In una regione dove i collegamenti ferroviari rappresentano una delle questioni più sentite, anche per chi si sposta ogni giorno tra costa teramana, aree interne e Capitale, il futuro della Roma-Pescara continua a essere un tema di primo piano.

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