Con la fine del fermo biologico è tornata in funzione a Pescara l’asta del pesce, primo passaggio concreto della ripresa dell’attività per la marineria adriatica dopo 45 giorni di stop. Una notizia che interessa anche il comparto della costa teramana, da Giulianova a Roseto degli Abruzzi, dove il lavoro dei pescherecci e l’andamento dei mercati ittici restano strettamente legati alle dinamiche dell’intero versante abruzzese.

La ripartenza è coincisa con un pescato giudicato positivo per quantità e qualità, ma il ritorno in mare non cancella le criticità che il settore continua a segnalare. Tra i nodi più sentiti ci sono i costi di gestione delle imbarcazioni, a partire dal carburante, e le difficoltà infrastrutturali che da tempo incidono sull’operatività del porto canale pescarese.

La ripresa dopo 45 giorni di fermo

Il periodo di sospensione delle attività di pesca era iniziato il 16 agosto e si è concluso il 29 settembre. Alla riapertura, nelle prime ore del mattino, si è svolta la prima vendita all’ingrosso del prodotto appena sbarcato. Per gli operatori si tratta di un momento atteso, anche se non sono mancate perplessità sul calendario scelto per lo stop biologico, contestato da una parte del settore.

La riattivazione dell’asta rappresenta comunque un segnale importante per tutta la filiera: armatori, equipaggi, commercianti e indotto tornano a misurarsi con il mercato in una fase che resta delicata. Anche per i porti della provincia di Teramo, compreso quello di Giulianova, ogni passaggio che riguarda le marinerie abruzzesi assume un rilievo concreto sul piano economico e organizzativo.

I problemi aperti tra porto e costi di esercizio

Tra le questioni ancora irrisolte viene indicato il dragaggio del porto canale, tema che a Pescara continua a tornare al centro del confronto. Gli operatori lamentano interventi non risolutivi e una situazione che, senza una soluzione stabile, può creare difficoltà sia all’ingresso sia all’interno dello scalo.

Accanto a questo resta pesante l’impatto del caro gasolio. L’aumento delle spese per uscire in mare viene ritenuto uno dei fattori più critici per la tenuta economica delle imprese di pesca. Un problema che non riguarda soltanto Pescara, ma tocca in modo diffuso anche gli altri porti dell’Adriatico centrale, con riflessi diretti sulle marinerie della costa teramana.

Il confronto sul nuovo mercato ittico

Un altro fronte riguarda la futura sede del mercato ittico all’ingrosso, in fase di completamento sulla banchina sud. Una parte degli operatori esprime dubbi sugli spazi disponibili e teme che la nuova collocazione non sia adeguata alle esigenze quotidiane legate alle operazioni dell’asta e alla movimentazione del pescato.

Le perplessità sono state ribadite anche nelle ultime ore dai rappresentanti del comparto, che chiedono ambienti più ampi e funzionali. Il tema era stato affrontato anche in un incontro in Comune, durante il quale l’amministrazione ha invece confermato la validità della soluzione individuata, sostenendo che la struttura potrà essere pronta ad accogliere gli armatori entro novembre.

Un settore osservato anche lungo la costa teramana

Il ritorno dell’asta a Pescara viene seguito con attenzione anche nel Teramano, dove la pesca continua a rappresentare un tassello identitario ed economico importante, in particolare a Giulianova. La ripresa delle attività dopo il fermo biologico riaccende dunque il lavoro, ma porta con sé anche richieste precise: infrastrutture più efficienti, costi sostenibili e spazi adeguati per la commercializzazione del prodotto.

Per il momento, la nota positiva arriva dal mare, con un primo rientro giudicato soddisfacente sul piano del pescato. Resta però aperto il confronto sulle condizioni necessarie per rendere davvero stabile e competitiva la ripartenza del settore.

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