Confagricoltura Abruzzo interviene sul progetto di legge regionale che dovrà definire le aree idonee per gli impianti da fonti rinnovabili e chiede alla Regione un cambio di metodo. L’associazione ha inviato un dossier con una serie di emendamenti al presidente della Giunta Marco Marsilio, al vicepresidente con delega all’Agricoltura Emanuele Imprudente, al presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri e ai capigruppo, sostenendo che senza una base informativa completa il rischio sia quello di prendere decisioni poco solide sul futuro del suolo agricolo.

Un tema che riguarda da vicino anche i territori della provincia di Teramo, dalla costa teramana alle aree collinari e interne, dove l’equilibrio tra sviluppo energetico, tutela del paesaggio e difesa delle produzioni agricole è particolarmente delicato.

Aree idonee per le rinnovabili, il nodo dei dati in Abruzzo

Secondo Confagricoltura, il punto centrale è la mancanza di una mappatura aggiornata e oggettiva delle superfici agricole. Per l’organizzazione, decidere dove collocare nuovi impianti senza un quadro preciso significa procedere per approssimazione, aprendo spazi a operazioni speculative e indebolendo la capacità di pianificazione pubblica.

Il presidente regionale Fabrizio Lobene sostiene che le informazioni necessarie esistano già e possano essere utilizzate attraverso gli strumenti di Agea. Tra questi vengono indicati il fascicolo aziendale, la carta dei suoli e il monitoraggio satellitare, elementi che permetterebbero di costruire una banca dati regionale delle terre incolte o abbandonate e di distinguere con maggiore precisione le zone davvero utilizzabili da quelle da preservare.

Agricoltura e suolo produttivo, le richieste di Confagricoltura

Nel documento trasmesso alla Regione vengono avanzate proposte precise. Tra queste, un tetto massimo dello 0,8 per cento della superficie agricola utilizzata da destinare alle aree idonee, l’esclusione dei terreni interessati da investimenti pubblici e una tutela rafforzata per le produzioni certificate, il biologico e le aree a forte vocazione agricola.

L’obiettivo dichiarato è quello di evitare che la transizione energetica avvenga a scapito delle attività produttive legate alla terra. Confagricoltura richiama infatti un dato che ritiene significativo: in Abruzzo, rispetto al 2010, la superficie agricola utilizzata si è ridotta di 38.900 ettari. Una contrazione che, secondo l’associazione, si intreccia con lo spopolamento delle aree interne e con la progressiva perdita di presidio del territorio.

Per questo, l’organizzazione agricola invita la politica regionale a non sottrarre altro terreno fertile senza criteri chiari. Il timore è che, mentre da un lato si punta su turismo rurale, filiere corte e qualità delle produzioni, dall’altro si possano introdurre meccanismi in grado di indebolire proprio quel patrimonio agricolo che sostiene l’immagine e l’economia dell’Abruzzo.

Il caso Fucino e il confronto sulla legge regionale

Nel dossier un’attenzione particolare viene riservata al Fucino, indicato come area strategica per l’economia agricola abruzzese. Qui, secondo Confagricoltura, alcune deroghe contenute nella proposta di legge rischierebbero di svuotare le tutele già previste e di riaprire questioni che sembravano chiuse dopo la legge regionale 8 del 2025.

Lobene parla apertamente della necessità di una linea più netta da parte della Regione, sottolineando che le risorse pubbliche dovrebbero servire a creare valore stabile e non a favorire scelte prive di visione complessiva.

Transizione energetica e territorio, il tema interessa anche il Teramano

La posizione di Confagricoltura riporta al centro un dibattito destinato a toccare da vicino anche il Teramano, compresa l’area di Giulianova e dei comuni vicini, dove il rapporto tra impianti energetici, paesaggio agrario e attività economiche locali è sempre più sensibile. Nelle campagne della costa e nelle zone collinari del comprensorio, la presenza di aziende agricole, produzioni di qualità e terreni coltivati rende il tema delle aree idonee particolarmente rilevante per cittadini e operatori.

Per l’associazione, la transizione verso le rinnovabili resta un passaggio fondamentale, ma proprio per questo dovrebbe poggiare su criteri misurabili e su scelte trasparenti. In assenza di un quadro definito, avverte Confagricoltura Abruzzo, il confronto tra interessi diversi rischia di trasformarsi in un terreno di incertezza, con conseguenze dirette sulla tenuta del comparto agricolo regionale.