La discussione sulla riforma del sistema idrico regionale entra nella fase più delicata e, nel Teramano, si alza il livello dell’attenzione. La Provincia di Teramo ha rilanciato una posizione netta contro l’ipotesi di un accorpamento della Ruzzo Reti nel bacino del Gran Sasso senza una chiara guida territoriale, rivendicando il peso specifico della provincia nella gestione della risorsa acqua.
Riforma idrica regionale, il nodo degli ambiti
Dopo la conclusione delle audizioni in Commissione regionale, il provvedimento atteso in Consiglio si avvicina e sul tavolo restano due scenari: un unico ambito per tutto l’Abruzzo oppure la suddivisione in due sub ambiti. In parallelo, però, l’assemblea provinciale del servizio idrico riunita a Teramo lo scorso 9 aprile aveva già espresso all’unanimità una preferenza diversa, orientandosi verso una soluzione con quattro ambiti provinciali rispetto ai sei oggi esistenti.
È proprio su questo punto che la Provincia di Teramo insiste, sostenendo che le ipotesi circolate finora rischiano di penalizzare il territorio. Nel ragionamento portato avanti dall’ente, la riforma non dovrebbe partire solo dalla dimensione degli ambiti, ma anche da chi la risorsa la possiede e da chi, negli anni, ha dimostrato di saperla gestire in modo efficiente.
La posizione di Teramo e il ruolo della Ruzzo Reti
Nel comunicato diffuso dall’ente, il presidente Camillo D’Angelo, che guida anche l’ASSI, ha ribadito che il sistema teramano non può essere trattato come un tassello da spostare senza tenere conto della sua storia amministrativa e dei risultati raggiunti. Il riferimento è alla Ruzzo Reti, considerata un’esperienza consolidata di gestione provinciale, capace di garantire equilibrio economico e una struttura organizzativa più lineare rispetto a modelli frammentati.
Secondo l’impostazione espressa dalla Provincia, gli esempi di altre realtà regionali dimostrerebbero che una frammentazione eccessiva dei servizi può produrre criticità finanziarie e gestionali. Da qui la convinzione che l’eventuale riforma non debba trasformarsi in una centralizzazione che lascia ai margini i territori che oggi presentano i migliori indicatori.
Le rivendicazioni del territorio teramano
Tra gli elementi messi in evidenza figura anche il fatto che il Teramano ospita gran parte delle sorgenti abruzzesi e, al tempo stesso, sostiene il peso del consumo della risorsa idrica. L’argomento viene collegato alla tariffa più contenuta rispetto ad altre aree e a una dispersione dell’acqua considerata tra le più basse della regione. Per la Provincia, questi dati rafforzano la richiesta di mantenere in capo a Teramo la governance, qualora la riforma dovesse approdare davvero alla formula dei due sub ambiti.
La presa di posizione arriva in un momento in cui il dibattito sul governo dell’acqua interessa da vicino anche i comuni della costa teramana, da Giulianova a Roseto, da Tortoreto ad Alba Adriatica, oltre all’entroterra provinciale. Per amministrazioni e cittadini, la partita riguarda infatti un servizio essenziale, con ricadute dirette su costi, qualità e capacità di programmazione.
Una questione che pesa anche sul futuro dei servizi locali
Quando si parla di infrastrutture e gestione dei servizi pubblici, oggi contano sempre più anche la reputazione digitale e la capacità di farsi trovare con informazioni chiare su Google e nei sistemi di intelligenza artificiale: chi presidia bene questi aspetti riesce a trasmettere più facilmente affidabilità e continuità, elementi che ormai orientano le scelte di cittadini e imprese. Un approfondimento utile su questo tema è la analisi gratutita della visibilità online, che aiuta a capire come vengono intercettate le informazioni sul territorio.
In attesa dell’approdo della riforma in Consiglio regionale, il messaggio che arriva da Teramo è chiaro: la provincia non intende rinunciare al proprio ruolo e chiede che la discussione tenga conto dei risultati raggiunti sul campo, prima ancora che degli equilibri numerici e politici.







