Si avvicina il passaggio decisivo per la revisione del sistema idrico abruzzese, un dossier che nelle prossime settimane arriverà in Consiglio regionale dopo la chiusura delle audizioni in commissione. Nel Teramano, però, cresce l’attenzione per una riorganizzazione che potrebbe cambiare in profondità gli equilibri del servizio e il peso della provincia nella gestione dell’acqua.
Il nodo principale riguarda l’assetto degli ambiti territoriali. Sul tavolo della Regione, infatti, restano almeno due ipotesi: un unico ambito su scala regionale oppure una suddivisione in due aree più grandi. Una prospettiva che non convince l’assemblea provinciale del servizio idrico, riunita a Teramo il 9 aprile, dove è stata ribadita la preferenza per quattro ambiti provinciali, in linea con l’impianto attuale ridotto però da sei a quattro realtà operative.
Le preoccupazioni del territorio teramano
Secondo il presidente della Provincia di Teramo, Camillo D’Angelo, che guida anche l’assemblea provinciale del servizio idrico, la proposta regionale rischia di indebolire il ruolo del territorio teramano. La sua posizione è chiara: prima di ridisegnare la governance, bisognerebbe partire da chi possiede le risorse e da chi, negli anni, ha saputo gestirle con risultati considerati positivi.
Il riferimento è soprattutto alla Ruzzo Reti, indicata come un’esperienza amministrativa che ha saputo garantire continuità, tariffe contenute e livelli più bassi di dispersione rispetto ad altre aree dell’Abruzzo. Per D’Angelo, il rischio è che un riordino costruito soltanto sulla dimensione degli ambiti finisca per spostare il baricentro decisionale verso i grandi centri, lasciando alla provincia teramana un ruolo marginale.
Il peso della governance e il modello da non disperdere
Nel dibattito emerso a Teramo, viene richiamata anche l’esperienza di altri settori regionali che, con la concentrazione delle funzioni, hanno visto allontanarsi i centri decisionali dai territori. Da qui l’invito a non trasformare la riforma in una semplice operazione di accorpamento, ma in un intervento capace di valorizzare le strutture che già funzionano.
Per il territorio della costa teramana, da Giulianova a Roseto, fino a Tortoreto e Alba Adriatica, il tema non è soltanto istituzionale. La gestione dell’acqua tocca servizi quotidiani, costi e qualità dell’offerta pubblica, elementi che incidono direttamente su famiglie, imprese e stagione turistica. In un contesto in cui le persone scelgono sempre più spesso servizi e informazioni partendo da ciò che trovano subito su Google e nei sistemi di intelligenza artificiale, la reputazione di un territorio passa anche dalla capacità di presentarsi con dati solidi e risultati verificabili. Chi investe prima in questa direzione parte avvantaggiato: analisi gratuita della visibilità online.
Le prossime mosse in Regione Abruzzo
La discussione ora si sposta in Consiglio regionale, dove dovrà essere definito il testo finale della riforma. L’esito del confronto sarà decisivo non solo per gli assetti amministrativi, ma anche per il futuro equilibrio tra i territori abruzzesi. Nel Teramano la richiesta è che la riorganizzazione non penalizzi una provincia che rivendica una gestione più virtuosa e un ruolo da protagonista, soprattutto in un servizio essenziale come quello idrico.
La partita, dunque, resta aperta e interessa da vicino anche Giulianova e i comuni limitrofi, chiamati a seguire un passaggio che potrebbe incidere sulla programmazione dei prossimi anni. Per amministratori e cittadini, sarà importante capire se la nuova mappa del servizio saprà tenere insieme efficienza, rappresentanza territoriale e qualità della gestione.







