A dieci anni dal terremoto del Centro Italia, il percorso della ricostruzione pubblica continua a procedere a rilento anche in Abruzzo. È quanto emerge da un monitoraggio diffuso da ActionAid, che mette in evidenza una situazione ancora distante da una piena normalità nei territori colpiti dal sisma del 2016, con effetti che interessano anche aree e comunità abruzzesi legate ai servizi essenziali.
Il quadro generale indica che una parte consistente degli interventi programmati non è ancora arrivata alla fase concreta dei lavori. Su scala complessiva, le opere pubbliche previste superano quota 3.600, per un valore superiore a 4,8 miliardi di euro, ma oltre sei su dieci risultano ancora bloccate nelle fasi precedenti all’apertura del cantiere.
I numeri che riguardano l’Abruzzo
Nel dettaglio, in Abruzzo gli interventi che non hanno ancora raggiunto l’avvio dei lavori sono 446, pari al 61,5 per cento del totale regionale considerato nel report. Un dato che, pur risultando leggermente meno pesante rispetto ad altre regioni del cratere sismico, conferma comunque un ritardo rilevante nella tabella di marcia della ricostruzione.
La rilevazione prende in esame la situazione aggiornata al 30 aprile 2026 e fotografa non solo l’entità economica degli stanziamenti, ma soprattutto il divario tra fondi programmati e opere effettivamente partite. In questo contesto, l’Abruzzo continua a fare i conti con una quota elevata di interventi che restano sulla carta o nelle fasi amministrative preliminari.
Scuole, municipi e sanità tra i punti più delicati
Tra gli aspetti più sensibili segnalati nel dossier ci sono le opere che incidono direttamente sulla vita quotidiana delle comunità: edifici scolastici, palestre, municipi, università, presidi sanitari e strutture sociosanitarie. È proprio su questo fronte che i ritardi pesano di più, perché la mancanza o l’incompletezza dei servizi rende più fragile la permanenza delle famiglie nei territori colpiti.
Nel complesso dei Comuni coinvolti nella ricostruzione, gli interventi classificati come essenziali sono 767. Di questi, soltanto 235 hanno raggiunto almeno l’avvio del cantiere, mentre appena 77 risultano arrivati al collaudo. In termini percentuali, significa che solo il 30,6 per cento ha superato la fase preliminare e appena il 10 per cento è giunto alla conclusione tecnica dell’opera.
La situazione nei Comuni più colpiti dal sisma
Il report segnala una condizione critica anche nei 44 Comuni che hanno subito i danni più gravi. In queste aree sono stati programmati 1.544 interventi per circa 2,1 miliardi di euro, cioè una fetta molto consistente dell’intera ricostruzione pubblica. Nonostante questo, circa sette opere su dieci non sono ancora entrate nella fase di esecuzione.
Tra gli esempi riportati figurano Amatrice e Accumoli, dove la maggioranza degli interventi non ha ancora visto partire i cantieri. Più avanzata, almeno sul piano formale, appare invece la situazione di Arquata del Tronto, dove incide un importante lavoro di stabilizzazione del centro storico. Anche in questo caso, però, si tratta di un passaggio che non coincide ancora con la piena ricostruzione urbana.
La richiesta di dati più chiari e accessibili
Secondo ActionAid, uno dei nodi resta la difficoltà di consultare informazioni complete, aggiornate e facilmente leggibili sull’avanzamento degli interventi. L’organizzazione riferisce di aver ottenuto i dati più recenti solo attraverso un accesso agli atti e sottolinea la presenza di lacune e incongruenze che richiedono ulteriori verifiche.
Il tema riguarda da vicino anche il dibattito pubblico in Abruzzo e nelle province interessate, compresa quella di Teramo, dove la questione della tenuta dei servizi nelle aree interne resta centrale. La ricostruzione, infatti, non viene letta soltanto come una sequenza di pratiche tecniche, ma come un elemento decisivo per la permanenza delle persone nei territori, per il ritorno delle famiglie e per la continuità di scuola, assistenza e funzioni amministrative.
ActionAid opera nei territori del cratere dal 2016 e, oltre al monitoraggio sugli interventi, porta avanti attività di sostegno sociale e accompagnamento delle comunità. Il report diffuso in questi giorni rilancia soprattutto un punto: senza strumenti pubblici semplici e trasparenti, seguire tempi, ritardi e avanzamento della ricostruzione resta complicato anche per i cittadini.
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