Si è acceso in Consiglio regionale il dibattito sul nuovo assetto delle aree destinate agli impianti da fonti rinnovabili, un tema che interessa da vicino anche il Teramano e l’intero comparto agricolo abruzzese. Al centro della discussione c’è l’aggiornamento della disciplina regionale sulle cosiddette aree idonee, cioè gli spazi nei quali potranno essere collocati impianti come fotovoltaico e biometano.

Il provvedimento sostenuto dalla maggioranza viene presentato come un adeguamento alle norme nazionali e come uno strumento per favorire la transizione energetica. Di segno opposto, invece, la posizione delle organizzazioni agricole, che temono effetti pesanti sul paesaggio rurale e sulla tenuta delle produzioni.

Aree idonee e rinnovabili, cosa cambia in Abruzzo

Tra i punti più discussi c’è l’ampliamento della mappa delle zone considerate utilizzabili per nuovi impianti. La linea indicata dalla maggioranza regionale è quella di privilegiare il recupero di suoli già compromessi o comunque vicini a contesti produttivi e infrastrutturali. Tuttavia, secondo il testo in esame, le possibilità di installazione verrebbero estese anche in aree che il mondo agricolo ritiene particolarmente delicate.

Nel dettaglio, per il fotovoltaico sarebbe prevista la possibilità di realizzare impianti fino a 350 metri dai terreni agricoli che circondano i siti industriali, con una distanza che arriverebbe fino a 1000 metri in altri contesti. Lungo le autostrade, il limite indicato è di 300 metri per i terreni agricoli e fino a 1000 metri negli altri casi. Per gli impianti a biometano, invece, la soglia prevista è di 500 metri dagli stabilimenti produttivi, compresi i suoli agricoli.

Le critiche delle associazioni agricole

Le sigle del settore primario hanno reagito con forte preoccupazione, sostenendo che il testo lasci margini troppo ampi e possa finire per comprimere spazi oggi destinati all’agricoltura. Le contestazioni riguardano soprattutto i vincoli e la tutela delle aree di maggior pregio ambientale e produttivo.

Uno degli aspetti ritenuti più sensibili riguarda la possibilità di interventi anche in zone tutelate, come le aree umide riconosciute dalla Convenzione Ramsar e gli ambiti di protezione collegati ai siti Unesco. Per le associazioni agricole si tratta di un passaggio che rischia di indebolire le garanzie per il territorio. Le preoccupazioni sono state espresse con toni molto duri, in particolare per le conseguenze che il nuovo quadro normativo potrebbe avere sulle aree più vocate alla produzione agricola regionale.

Un confronto che interessa da vicino anche la provincia di Teramo, dove il tema dell’equilibrio tra sviluppo energetico, paesaggio e tutela delle campagne è particolarmente sentito, dalla costa teramana fino alle aree interne.

La posizione della maggioranza in Consiglio regionale

Dalla maggioranza arriva invece una difesa netta del documento. Il consigliere regionale Nicola Campitelli ha ribadito che l’Abruzzo, con la legge approvata lo scorso anno sulle aree idonee, avrebbe già compiuto un passaggio importante e che il testo ora in discussione rappresenterebbe un aggiornamento necessario rispetto al quadro nazionale.

Secondo questa impostazione, il confronto con i portatori di interesse ci sarebbe stato e il provvedimento avrebbe l’obiettivo di accompagnare la crescita delle energie rinnovabili senza rinunciare a criteri di regolazione. La Regione insiste sulla necessità di individuare spazi certi per gli impianti, dal fotovoltaico al biometano, in modo da dare risposte sia sul fronte ambientale sia su quello produttivo.

Opposizione e territori chiedono più coinvolgimento

Perplessità sono state espresse anche dai banchi dell’opposizione. Tra le osservazioni emerse in aula c’è quella relativa alla mancanza di un confronto puntuale con i singoli territori, Comune per Comune, per costruire una mappatura considerata davvero aderente alle esigenze locali.

Ed è proprio questo uno dei nodi che potrebbero continuare a far discutere anche nei prossimi passaggi: la necessità di conciliare gli obiettivi energetici regionali con le peculiarità delle diverse aree abruzzesi. Un tema che riguarda non solo L’Aquila, dove si è svolta la seduta del Consiglio, ma anche realtà come Giulianova, la costa teramana e l’entroterra provinciale, dove agricoltura, turismo e qualità del paesaggio rappresentano risorse strategiche.

Il confronto politico e istituzionale resta quindi aperto. Da una parte la spinta verso nuovi impianti per la produzione di energia pulita, dall’altra il timore che regole considerate troppo elastiche possano incidere su suolo agricolo e aree di pregio. Una discussione destinata a restare centrale nel dibattito regionale.