La crisi dell’olio extravergine italiano arriva in piazza e coinvolge anche l’Abruzzo, regione dove l’olivicoltura rappresenta una parte importante dell’economia agricola, dalle aree interne fino alla fascia collinare che guarda la costa teramana. Una delegazione abruzzese ha preso parte alla manifestazione promossa a Bari da Coldiretti e Unaprol per chiedere controlli più severi contro frodi, speculazioni e importazioni che, secondo le organizzazioni agricole, stanno comprimendo il valore del prodotto nazionale.
Al centro della protesta c’è il forte calo delle quotazioni dell’extravergine italiano, scese in modo consistente rispetto alla stagione precedente. Una riduzione che pesa sui produttori, già alle prese con costi di gestione più alti, in particolare per energia e lavorazioni in campo. Le associazioni parlano di un aggravio superiore ai 200 euro per ettaro, in un contesto reso più difficile dalle tensioni internazionali e dalla presenza sul mercato di oli a basso prezzo provenienti anche da Paesi extra Unione europea.
Prezzi in discesa e timori per la filiera olivicola
Per gli olivicoltori abruzzesi la mobilitazione pugliese è stata un passaggio ulteriore dopo le iniziative già organizzate davanti alle prefetture della regione. La preoccupazione riguarda la tenuta economica delle aziende agricole, ma anche la riconoscibilità del prodotto italiano sugli scaffali e nei canali della ristorazione collettiva.
Le organizzazioni agricole denunciano il rischio che oli di qualità inferiore vengano presentati come italiani attraverso pratiche di miscelazione o indicazioni d’origine non trasparenti. Durante la manifestazione sono stati mostrati esempi delle tecniche con cui, secondo Coldiretti e Unaprol, prodotti scadenti possono essere alterati o confusi con oli di pregio, con possibili conseguenze sia per i consumatori sia per le imprese che lavorano nel rispetto delle regole.
I numeri che preoccupano produttori e consumatori
La filiera nazionale, secondo i dati richiamati dalle associazioni, presenta uno squilibrio evidente tra produzione, consumi, esportazioni e importazioni. In Italia si producono circa 234 milioni di litri di extravergine, mentre il fabbisogno interno si avvicina a 461 milioni di litri. A questi volumi si aggiungono 318 milioni di litri destinati all’estero e 545 milioni di litri importati.
Per Coldiretti e Unaprol questi numeri impongono una riflessione sulla tracciabilità reale del prodotto e sulla necessità di evitare che olio straniero possa essere commercializzato come italiano. Un passaggio ritenuto particolarmente delicato riguarda le forniture destinate a mense scolastiche, ospedali e strutture pubbliche, dove la tutela della qualità assume un valore ancora più rilevante.
La delegazione abruzzese alla manifestazione di Bari
A rappresentare l’Abruzzo alla protesta sono stati, tra gli altri, il presidente regionale di Coldiretti, Pietropaolo Martinelli, e il direttore Marino Pilati. Presenti anche Giuseppe Scorrano per Coldiretti Pescara e Luciano Di Massimo di Abruzzo Oleum. La partecipazione abruzzese ha voluto ribadire l’attenzione di un territorio fortemente legato alla coltivazione dell’olivo e alla produzione di extravergine di qualità.
Il messaggio delle associazioni è rivolto alle istituzioni nazionali ed europee: senza strumenti di controllo adeguati, il mercato rischia di penalizzare chi produce secondo standard elevati e di premiare pratiche scorrette basate su prezzi artificialmente bassi. Un tema che interessa da vicino anche le aziende agricole della provincia di Teramo, dove l’olivicoltura continua a essere parte dell’identità rurale e paesaggistica locale.
Le misure richieste per contrastare le frodi
Tra le proposte avanzate figurano l’utilizzo di tecnologie scientifiche per verificare l’origine delle olive, come la mappatura isotopica e la risonanza magnetica nucleare, strumenti che permetterebbero di ricostruire con maggiore precisione la provenienza geografica del prodotto.
Coldiretti e Unaprol chiedono inoltre lo stop alle importazioni senza dazio di olio dalla Tunisia e la revisione del meccanismo del Traffico di perfezionamento attivo per gli oli esteri. Nel pacchetto di richieste rientrano anche l’introduzione rapida del documento di trasporto elettronico fin dal conferimento delle olive e sanzioni più pesanti per chi ricorre a pratiche commerciali sleali o a vendite sottocosto in grado di mettere fuori mercato i produttori italiani.
La mobilitazione, partita dal Mezzogiorno ma sostenuta anche dall’Abruzzo, punta quindi a riportare al centro il valore dell’extravergine autentico, la difesa del reddito agricolo e la sicurezza alimentare dei cittadini.

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