La difficoltà nel garantire un medico di famiglia stabile non riguarda soltanto singole realtà locali, ma sta assumendo dimensioni sempre più ampie in tutto l’Abruzzo. Il tema, che interessa da vicino anche molti comuni del Teramano e della costa, è tornato al centro dell’attenzione dopo quanto accaduto a Orsogna, nel Chietino, dove il sindaco ha chiesto l’intervento del Prefetto per segnalare una scopertura sanitaria diventata pesante per la popolazione.
Il caso di Orsogna riaccende il dibattito regionale
Nel comune chietino la situazione si è aggravata in seguito a due pensionamenti recenti. Il risultato è che una parte consistente dei residenti si trova senza un riferimento medico di base. L’amministrazione comunale ha quindi sollecitato la Asl competente affinché venga attivata in tempi rapidi una nuova procedura per coprire il posto vacante, dopo che un primo sostituto ha già raggiunto il limite massimo di assistiti, in gran parte persone anziane.
La richiesta rivolta al Prefetto rappresenta il segnale di una difficoltà che non appare più episodica. In diversi centri abruzzesi, soprattutto quelli meno popolosi o lontani dai principali poli urbani, trovare medici disponibili a prendere in carico nuovi assistiti sta diventando sempre più complicato.
Una criticità che tocca anche il territorio abruzzese più vicino
Il problema è seguito con attenzione anche nel Teramano, dove la tenuta dei servizi sanitari territoriali è un tema molto sentito da famiglie e anziani. In aree interne della provincia di Teramo, così come nei comuni della Val Vibrata o nelle zone collinari che fanno riferimento ai servizi della costa teramana, la presenza del medico di medicina generale resta un presidio essenziale, spesso il primo punto di contatto con il sistema sanitario.
Quando un professionista va in pensione e la sostituzione non arriva in tempi rapidi, il disagio per i cittadini diventa immediato: cambio di medico difficile, liste già sature e maggior pressione sugli ambulatori rimasti attivi. Una condizione che può riflettersi anche sui centri più grandi, da Giulianova a Roseto degli Abruzzi, dove l’organizzazione territoriale deve fare i conti con bacini di utenza ampi e con una popolazione che in molte aree è mediamente anziana.
I numeri della Fondazione Gimbe
A delineare il quadro è anche una stima della Fondazione Gimbe, secondo cui entro il 2028 in Abruzzo andranno in pensione 237 medici di base. Un dato che conferma come la questione non possa essere letta come una semplice emergenza momentanea, ma come un passaggio strutturale destinato a incidere sulla sanità di prossimità dell’intera regione.
Se il ricambio non sarà sufficiente, il rischio è quello di lasciare scoperti soprattutto i territori più fragili, cioè i piccoli comuni e le aree meno attrattive dal punto di vista professionale. In questi contesti, infatti, il reperimento di nuovi medici è spesso più difficile rispetto ai centri maggiori.
Le ipotesi per arginare la carenza
Tra le soluzioni discusse in ambito sindacale e istituzionale c’è anche la possibilità di richiamare in servizio medici già andati in pensione, misura considerata da alcuni un rimedio temporaneo per evitare vuoti assistenziali. Resta però aperto il nodo principale: rendere nuovamente attrattiva la professione e programmare con anticipo il ricambio generazionale.
Per i cittadini il tema è tutt’altro che tecnico. Il medico di famiglia continua a rappresentare un servizio quotidiano, fondamentale per ricette, controlli, monitoraggio delle patologie croniche e orientamento nel percorso di cura. Per questo la carenza registrata in Abruzzo viene osservata con preoccupazione anche da chi vive a Giulianova e nel comprensorio teramano, dove la tenuta della medicina territoriale è parte decisiva della qualità dei servizi sanitari.
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