La vertenza dei medici di medicina generale torna al centro del dibattito sanitario abruzzese. A Pescara, davanti alla sede dell’assessorato regionale alla Sanità in via Conte di Ruvo, si è tenuta una manifestazione promossa dalle sigle sindacali della categoria, con la partecipazione di professionisti arrivati anche dalle province interne e dalla costa teramana. Una mobilitazione che riguarda da vicino anche Giulianova e i comuni del Teramano, dove il tema della continuità dell’assistenza di base resta particolarmente sentito da famiglie, anziani e pazienti cronici.
La protesta davanti all’assessorato regionale alla Sanità
All’iniziativa hanno aderito Fimmg Abruzzo, Snami, Fmt, Cisl Medici e Smi. In piazza erano presenti rappresentanti regionali e provinciali delle organizzazioni, insieme a medici di famiglia provenienti da diverse aree dell’Abruzzo. Il nodo principale resta l’Accordo integrativo regionale, sul quale non è stata ancora raggiunta un’intesa definitiva.
La mobilitazione si inserisce in uno stato di agitazione che prosegue da mesi e che, secondo i sindacati, nasce da una serie di criticità accumulate nel tempo. Al centro delle richieste ci sono il riconoscimento del ruolo della medicina generale, la necessità di rafforzare i servizi territoriali e l’urgenza di dare risposte concrete alle carenze organizzative che pesano sugli ambulatori e sui cittadini.
Un tema che interessa anche Giulianova e il Teramano
La medicina di famiglia rappresenta il primo presidio sanitario per molte comunità locali. Nei centri della costa teramana, da Giulianova a Roseto, Tortoreto e Alba Adriatica, così come nelle aree interne della provincia di Teramo, la disponibilità del medico di base incide direttamente sulla qualità dell’assistenza quotidiana. Per questo la protesta regionale non viene percepita come una questione distante, ma come un passaggio che può avere effetti sui servizi sanitari di prossimità.
Tra le preoccupazioni segnalate a livello regionale figurano la difficoltà nel garantire una copertura uniforme dei pazienti, il ricambio generazionale dei professionisti e la tenuta complessiva della rete territoriale. I sindacati chiedono che l’accordo regionale venga chiuso con misure capaci di sostenere realmente il lavoro degli ambulatori, evitando ulteriori disagi per l’utenza.
La Regione annuncia la ripresa del tavolo
Sulla trattativa è intervenuta l’assessore regionale alla Salute, Nicoletta Verì, che ha ricostruito le ragioni dello stop al confronto. Secondo la Regione, le richieste avanzate dalle organizzazioni sindacali sarebbero superiori ai parametri applicati in altre realtà regionali. Proprio questa distanza avrebbe determinato l’interruzione del negoziato.
L’assessore ha però confermato la volontà di riaprire il tavolo, sottolineando l’importanza del contributo dei medici di medicina generale per il funzionamento della sanità sul territorio. La ripresa del dialogo viene quindi indicata come il passaggio necessario per cercare una soluzione condivisa e superare la fase di contrapposizione.
Il confronto politico sulla sanità territoriale
La protesta ha registrato anche una presa di posizione del Partito Democratico abruzzese. Il segretario regionale Daniele Marinelli e i consiglieri regionali Silvio Paolucci, Antonio Di Marco, Antonio Blasioli, Dino Pepe, Pierpaolo Pietrucci e Sandro Mariani hanno espresso sostegno ai medici e alle sigle che hanno organizzato la manifestazione.
Dal gruppo di opposizione arriva una critica alla gestione regionale della sanità, con particolare riferimento alla programmazione dei servizi territoriali. I rappresentanti del PD parlano di ritardi, carenza di confronto e difficoltà crescenti nell’assistenza di prossimità. Nel loro intervento richiamano anche il tema dei possibili tagli alla medicina territoriale, indicati fino a 12 milioni di euro, e la mancanza di medici di famiglia che interesserebbe decine di migliaia di cittadini abruzzesi.
Tra le richieste avanzate figurano il rinnovo dell’Accordo integrativo regionale, investimenti mirati sulla medicina generale, l’utilizzo pieno delle risorse del PNRR e un piano per rafforzare la sanità territoriale. La discussione resta aperta e, per i territori come Giulianova e l’intera provincia di Teramo, l’esito del confronto potrà incidere sulla capacità del sistema sanitario di garantire servizi vicini ai cittadini.

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