Il lavoro non dichiarato resta una delle questioni più pesanti per il mercato occupazionale abruzzese. Secondo le stime richiamate dalla Filcams CGIL di Chieti, nella regione sarebbero 60.900 le persone impiegate in modo irregolare, una quota pari all’11,2% degli occupati. Il dato supera la media nazionale, indicata al 10%, e riporta al centro del dibattito il tema delle tutele, dei contributi previdenziali e della sicurezza economica di chi lavora senza un contratto pienamente riconosciuto.
La denuncia sindacale, pur partendo dal territorio chietino, riguarda l’intero Abruzzo e interessa da vicino anche la provincia di Teramo, la costa e realtà come Giulianova, dove commercio, turismo, ristorazione e servizi rappresentano una parte importante dell’economia locale. In contesti caratterizzati anche da lavoro stagionale e picchi di attività, il rischio di rapporti poco trasparenti resta un tema da monitorare con attenzione.
Un dato regionale sopra la media italiana
La percentuale abruzzese dell’11,2% fotografa una situazione che non può essere letta come marginale. Il lavoro irregolare non riguarda soltanto l’assenza di un contratto formale, ma produce effetti concreti sulla vita quotidiana delle persone: mancano contributi, ferie, malattia, coperture assicurative e strumenti per rivendicare condizioni corrette.
Per chi opera senza regolarità, anche un infortunio, una riduzione improvvisa delle ore o la perdita del posto possono trasformarsi in un problema difficile da affrontare. La mancanza di documentazione sul rapporto di lavoro rende infatti più complesso dimostrare diritti e responsabilità. Allo stesso tempo, le imprese che rispettano le regole subiscono una concorrenza alterata da parte di chi abbassa i costi attraverso pratiche non conformi.
Il riflesso sul territorio teramano
Il quadro regionale impone una riflessione anche nelle aree della costa teramana. Da Giulianova a Roseto degli Abruzzi, da Tortoreto ad Alba Adriatica, il sistema economico locale vive di attività che in alcuni periodi dell’anno registrano un aumento della domanda di personale. La stagionalità non è di per sé un problema, ma richiede strumenti contrattuali chiari e controlli adeguati per evitare abusi.
Il tema non riguarda solo i lavoratori più giovani o chi entra per la prima volta nel mondo dell’occupazione. Le irregolarità possono coinvolgere persone di età diverse, con mansioni differenti e in settori anche molto distanti tra loro. Proprio per questo, la questione viene considerata dal sindacato una priorità trasversale, legata alla qualità del lavoro e alla tenuta sociale dei territori.
Tutele, contributi e controlli al centro del confronto
La Filcams CGIL di Chieti, categoria che segue comparti come commercio, turismo e servizi, richiama l’attenzione su un fenomeno che priva migliaia di lavoratori di garanzie essenziali. L’assenza di regolarità comporta anche minori entrate contributive e fiscali, con conseguenze che si riflettono sull’intera collettività.
Per affrontare il problema servono, secondo l’impostazione sindacale, maggiore capacità di emersione, controlli efficaci e una cultura diffusa della legalità nei rapporti di lavoro. Il dato abruzzese, superiore alla media del Paese, conferma che la questione non può essere relegata a singoli episodi, ma va affrontata come un fenomeno strutturale.
Per il territorio giuliese e per l’intera provincia di Teramo, la sfida è tenere insieme sviluppo economico, accoglienza turistica e rispetto dei diritti. Un mercato del lavoro più trasparente tutela chi presta la propria attività, ma anche le imprese corrette che investono nella qualità e nella continuità dei rapporti professionali.

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