Nel Teramano il peso della cura familiare continua a incidere in modo marcato sul lavoro femminile. I numeri relativi al 2025 mostrano infatti un aumento delle dimissioni convalidate di genitori nei primi anni di vita dei figli, con una netta prevalenza di casi che riguardano le donne. Un quadro che interessa da vicino anche realtà come Giulianova, la costa teramana e i comuni dell’entroterra, dove il tema della conciliazione tra occupazione e famiglia resta centrale.
I dati provinciali del 2025
Secondo l’analisi diffusa dalla consigliera di Parità della Provincia di Teramo, Monica Brandiferri, sulla base dei dati dell’Ispettorato territoriale del lavoro, nel 2025 sono state 268 le convalide complessive. Si tratta di un dato in crescita rispetto all’anno precedente, quando i casi registrati erano stati 224. L’incremento è quindi di 44 unità.
L’aspetto più evidente riguarda la distribuzione tra uomini e donne: 201 convalide interessano lavoratrici madri, mentre 67 riguardano padri lavoratori. In termini percentuali, circa tre casi su quattro sono riferiti a donne. Quasi tutte le procedure, 262 in totale, sono collegate a dimissioni volontarie o risoluzioni consensuali.
Perché si lascia il posto di lavoro
Dall’esame delle motivazioni emerge che il principale fattore è la mancanza di un aiuto stabile nella gestione dei figli. L’assenza di una rete familiare di supporto compare in 121 casi e coinvolge in larga parte le madri: 113 donne contro 8 uomini.
Tra le cause segnalate compaiono anche le condizioni lavorative ritenute difficili da conciliare con la vita familiare. I turni gravosi o gli orari poco compatibili incidono in 21 situazioni, quasi tutte femminili. A questo si aggiungono i costi dei servizi per l’infanzia, come nidi e baby sitter, e la scarsa flessibilità organizzativa, elementi che continuano a rendere più fragile la permanenza delle donne nel mercato del lavoro.
Un altro elemento che pesa è la distanza dal luogo di impiego: sono 12 i casi collegati agli spostamenti eccessivi, di cui 10 riguardano lavoratrici e 2 lavoratori.
L’unica voce in equilibrio è il cambio di azienda
Il solo ambito in cui il divario tra uomini e donne si riduce sensibilmente è quello del passaggio a un’altra impresa. In questo caso i numeri risultano più vicini: 91 situazioni complessive, con 43 donne e 48 uomini. Il dato suggerisce che, per molti padri, l’uscita da un posto di lavoro sia più spesso legata a un’opportunità professionale, mentre per le madri la decisione nasce con maggiore frequenza dalla necessità di far fronte agli impegni di cura.
L’analisi della consigliera di Parità
Per Brandiferri il quadro conferma che, quando mancano servizi adeguati e una rete di sostegno, la rinuncia al lavoro ricade ancora soprattutto sulle donne. La consigliera sottolinea come la maternità non debba trasformarsi in uno svantaggio professionale e richiama la necessità di strumenti concreti: maggiore flessibilità negli orari, organizzazione aziendale più attenta e condizioni che permettano di restare occupate anche dopo la nascita di un figlio.
Si tratta di un tema che tocca da vicino anche il territorio di Giulianova e l’intera provincia di Teramo, dove molte famiglie si confrontano ogni giorno con la difficoltà di tenere insieme lavoro, figli e servizi. I dati del 2025 consegnano quindi non solo una fotografia statistica, ma anche l’indicazione di una criticità sociale ancora aperta.
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