Un tratto dell’Abruzzo più antico e pastorale sarà al centro del Natale 2026 in Vaticano. Il presepe destinato a piazza San Pietro sarà infatti realizzato dall’arcidiocesi di Chieti-Vasto, con il coinvolgimento di realtà artistiche, associative e sociali del territorio. Una notizia che, pur partendo dal Chietino, riguarda l’intera regione e parla anche ai lettori di Giulianova, della costa teramana e dell’entroterra abruzzese, perché porta in uno dei luoghi più visitati al mondo immagini, materiali e simboli della tradizione rurale abruzzese.

L’allestimento è stato assegnato per il Natale 2026 e sarà costruito attorno a un linguaggio fortemente legato alla vita contadina e alla cultura dei pastori. Accanto alla diocesi saranno impegnati l’associazione Amici del Presepe di Atessa, la Libera confraternita degli artisti e il Centro educazione carcerario Santi Pietro e Paolo di Vasto.

La tradizione pastorale abruzzese nel cuore del Vaticano

Il progetto pensato per piazza San Pietro unirà il racconto della Natività con elementi riconoscibili del paesaggio e della memoria abruzzese. La capanna richiamerà le strutture povere delle campagne, con coperture in paglia e riferimenti ai pagliarelli o pinciare, costruzioni realizzate con terra e paglia che appartengono alla storia delle comunità rurali.

La scena sarà popolata da pastori e greggi in terracotta. I personaggi indosseranno abiti ispirati ai costumi tradizionali, con tessuti grezzi e pelli ovine, a rappresentare una fede semplice, radicata nella vita quotidiana e nella fatica del lavoro. Per l’Abruzzo si tratta di una vetrina internazionale capace di raccontare non solo un’immagine religiosa, ma anche una parte significativa dell’identità regionale.

La pecora nera come segno di inclusione

Tra gli elementi più significativi della composizione ci sarà una pecora nera. La sua presenza non avrà soltanto una funzione scenografica: sarà inserita come simbolo dell’umanità fragile, di chi si sente lontano o smarrito, ma resta comunque destinatario della misericordia. Nel racconto del presepe, quindi, nessuno viene lasciato fuori dalla gioia del Natale.

Sopra la scena sarà collocata una torre vegliata da un angelo, con un riferimento alla Migdal Eder, la Torre del Gregge citata nella tradizione biblica come luogo legato alla rivelazione del Messia. Animali, arredi e dettagli della vita contadina completeranno l’ambientazione, confermando la scelta di un presepe che punta su artigianato, spiritualità e memoria popolare.

Addobbi dell’albero realizzati dai bambini in ospedale

Il Natale in piazza San Pietro avrà anche un altro elemento di forte valore sociale. Le decorazioni dell’albero, che arriverà da Terranova di Pollino in Basilicata, saranno preparate da bambini ricoverati in strutture sanitarie italiane. I piccoli pazienti parteciperanno attraverso i laboratori di ceramico-terapia promossi dalla fondazione Lene Thun.

Gli addobbi faranno parte del percorso Il Mondo che vorrei e saranno pensati come piccole opere capaci di restituire desideri, emozioni e immagini interiori dei bambini coinvolti. La fondazione svolge attività gratuite soprattutto nei reparti di oncoematologia pediatrica: oggi i laboratori attivi sono 56 in 36 ospedali e, in vent’anni, hanno coinvolto oltre 80.000 bambini insieme alle loro famiglie.

Un Natale 2026 con più territori rappresentati

Accanto al presepe principale allestito in piazza San Pietro, il Vaticano ospiterà anche la Natività dell’Aula Paolo VI, affidata alla fondazione Carnevale di Viareggio. In quel caso la scena sarà ambientata nel mondo marinaro della tradizione viareggina, con i Magi rappresentati come pescatori.

Per l’Abruzzo, invece, l’appuntamento del 2026 rappresenterà un’occasione per portare davanti a fedeli e visitatori di tutto il mondo un racconto fatto di pastori, terra, paglia, terracotta e simboli religiosi. Un’immagine che richiama l’entroterra ma che appartiene all’intera regione, dalle montagne alla costa, compresa la comunità giuliese e il territorio teramano.

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