Si chiude in via definitiva una delle vicende giudiziarie più seguite in Abruzzo sul tema della sicurezza idrica. È infatti diventata irrevocabile la sentenza del Tribunale di Teramo che aveva prosciolto con formula piena dieci imputati nel procedimento legato al presunto rischio di contaminazione delle acque del Gran Sasso, una questione che per anni ha interessato anche Giulianova e numerosi comuni del Teramano serviti dalla rete acquedottistica.

La decisione è ora definitiva perché la Procura non ha presentato impugnazione entro i termini previsti. Si conclude così il procedimento nato dall’inchiesta avviata nel 2017 dopo l’emergenza che portò all’interruzione dell’acqua potabile in 32 centri della provincia di Teramo, episodio che aprì un ampio dibattito sulla tutela della risorsa idrica del territorio.

La sentenza del Tribunale di Teramo diventa irrevocabile

Nel processo erano coinvolti ex responsabili e dirigenti riconducibili all’Infn, a Strada dei Parchi e a Ruzzo Reti. Il Tribunale teramano aveva già escluso la responsabilità degli imputati stabilendo che il fatto contestato non sussiste. Con la mancata impugnazione da parte dell’accusa, quel verdetto non potrà più essere rimesso in discussione nei successivi gradi di giudizio.

Nel corso della requisitoria i pubblici ministeri avevano chiesto la condanna a un anno e otto mesi per ciascuno degli imputati in relazione all’ipotesi di pericolo di compromissione o deterioramento delle acque, rimasta al centro del dibattimento dopo la prescrizione delle altre contestazioni. L’esito finale, però, è stato differente.

Le motivazioni: non provato un rischio concreto per la falda

Nelle motivazioni della sentenza, sviluppate in un documento di circa 280 pagine, il giudice ha ritenuto che nel processo non fosse emersa la prova di un pericolo reale e scientificamente apprezzabile di contaminazione della falda. Un passaggio centrale, questo, perché per i reati ambientali di pericolo non basta un’ipotesi generica, ma serve dimostrare in modo concreto la probabilità che il danno possa verificarsi.

Secondo quanto ricostruito in aula, questo elemento non sarebbe stato accertato. Da qui la formula assolutoria piena, che ora diventa definitiva e chiude un iter processuale particolarmente lungo e complesso.

Le verifiche su Laboratori e infrastrutture

Tra gli aspetti valutati dal Tribunale ci sono state anche le misure adottate per la prevenzione. Per quanto riguarda i Laboratori del Gran Sasso, è stato rilevato che dal 2012 non sarebbero state introdotte nuove sostanze pericolose e che le attività sperimentali disponevano di sistemi di contenimento, oltre a procedure per la raccolta e lo smaltimento dei liquidi. Nella ricostruzione giudiziaria è stato inoltre evidenziato il confronto costante con gli enti preposti ai controlli.

Valutazioni analoghe hanno riguardato anche Strada dei Parchi, per la quale il Tribunale ha richiamato l’adozione di cautele e procedure condivise con le autorità competenti durante gli interventi considerati più delicati. Elementi che, secondo il giudice, hanno contribuito a escludere la configurazione del reato contestato.

Una vicenda che ha segnato il dibattito nel Teramano

La conclusione del processo arriva dopo anni in cui il sistema del Gran Sasso è rimasto al centro dell’attenzione pubblica, soprattutto nei territori della provincia di Teramo. Il blocco dell’acqua potabile registrato nel 2017 aveva avuto effetti diretti su decine di comuni e aveva acceso forti preoccupazioni anche lungo la costa teramana, da Giulianova a Roseto degli Abruzzi, per la protezione di una risorsa essenziale per famiglie, attività e servizi.

Con il mancato ricorso della Procura, il capitolo giudiziario si chiude definitivamente. Resta sullo sfondo un tema che continua a essere molto sentito nel territorio teramano: quello della sicurezza del sistema idrico del Gran Sasso e della tutela delle fonti che alimentano una parte fondamentale dell’approvvigionamento d’acqua in provincia.

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