Si riapre il confronto sul progetto della Nuova Pescara, tema che continua a interessare l’intero Abruzzo adriatico e che viene seguito con attenzione anche nel Teramano per i possibili riflessi sugli assetti amministrativi delle aree costiere. Nelle ultime ore i comitati favorevoli alla fusione attivi a Montesilvano e Spoltore hanno inviato una richiesta formale al presidente della Regione Marco Marsilio e al presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri, chiedendo che venga data piena attuazione alla legge regionale del 2023 che disciplina l’istituzione del nuovo Comune.
La richiesta inviata ai vertici regionali
Al centro dell’iniziativa c’è la volontà di ottenere un passaggio concreto sull’applicazione della normativa già approvata dalla Regione. Secondo i promotori dell’istanza, il percorso previsto per unire Pescara, Montesilvano e Spoltore starebbe procedendo con ritardi e con un’attuazione considerata incompleta. Da qui la decisione di rivolgersi direttamente ai vertici istituzionali abruzzesi per chiedere un chiarimento sulle intenzioni della Regione e una conferma del rispetto del quadro normativo vigente.
I comitati richiamano anche il risultato del referendum del 2014, indicato come base politica e popolare del progetto di fusione. A loro giudizio, a distanza di anni da quella consultazione, la volontà espressa dai cittadini non sarebbe stata ancora tradotta in maniera piena negli atti amministrativi necessari.
Le contestazioni sulle scelte dei Comuni coinvolti
Nella nota indirizzata a Marsilio e Sospiri, i rappresentanti dei comitati sostengono che in alcuni dei Comuni interessati sarebbero stati adottati orientamenti e delibere finalizzati, di fatto, a rallentare o a svuotare il processo di accorpamento. Le osservazioni riguardano in particolare Montesilvano e Spoltore, mentre anche da Pescara sarebbero arrivati segnali politici letti come favorevoli a un ulteriore rinvio.
Per i promotori della fusione, un nuovo differimento non sarebbe più sostenibile. La loro posizione è netta: una legge regionale già approvata deve trovare applicazione senza ulteriori slittamenti, evitando che il percorso venga condizionato da valutazioni politiche locali o da interessi legati agli equilibri amministrativi dei singoli enti.
I timori legati all’organizzazione dei servizi
Tra i punti sollevati nella comunicazione c’è anche un aspetto operativo ritenuto delicato. I comitati evidenziano che l’integrazione di alcune funzioni tra i tre Comuni sarebbe già in fase avanzata e che un nuovo rinvio potrebbe creare una situazione di incertezza nella gestione amministrativa. In particolare viene citato il caso della polizia municipale, con il rischio di una struttura operativa unificata sul piano tecnico ma ancora sottoposta a tre diversi indirizzi politici.
Secondo questa lettura, una catena decisionale non allineata potrebbe generare problemi nella gestione ordinaria e potenziali contrasti sulle linee di comando. Per questo motivo la questione è stata portata all’attenzione anche del prefetto di Pescara, ritenendo che il tema possa avere riflessi sull’ordine pubblico e sulla chiarezza dei rapporti istituzionali.
Un tema che resta centrale nel dibattito regionale
La vicenda della Nuova Pescara resta una delle partite istituzionali più rilevanti in Abruzzo. Pur riguardando direttamente l’area metropolitana pescarese, il tema viene osservato anche da altre zone della regione, compresa la costa teramana, dove il dibattito su servizi associati, governance locale e riorganizzazione amministrativa è da tempo al centro del confronto tra enti e cittadini.
Con la nuova iniziativa dei comitati, il confronto torna dunque sul tavolo della Regione. Ora si attende una risposta ufficiale da parte dei destinatari della richiesta, chiamati a chiarire tempi e modalità con cui intendono procedere rispetto a una legge che i promotori della fusione ritengono debba essere applicata integralmente.
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