Un elemento architettonico antico, rimasto per anni lontano dal luogo a cui apparteneva, è stato recuperato dai Carabinieri nel territorio di Teramo. Il manufatto, un fregio in pietra arenaria risalente al Cinquecento, era stato sottratto dalla Chiesa del Santissimo Crocifisso di Monterubbiano, in provincia di Fermo, e ora potrà essere restituito alla comunità marchigiana.
Il ritrovamento è avvenuto in contrada Carapollo, durante un servizio di controllo del territorio. I militari del Comando Provinciale di Teramo hanno notato una pietra lavorata che spuntava da un cumulo di terreno scuro. L’attenzione degli operatori ha permesso di individuare un bene che, a un primo esame, appariva incompatibile con un semplice materiale di risulta.
Il controllo in contrada Carapollo e il recupero del manufatto
Dopo aver rimosso con cautela il terriccio, i Carabinieri si sono trovati davanti a un fregio scolpito, caratterizzato dalla raffigurazione di una testa d’angelo collocata tra due elementi ornamentali a spirale. La pietra presentava inoltre segni riconducibili a un distacco non naturale, dettaglio che ha rafforzato l’ipotesi di una provenienza illecita.
Da quel momento sono stati avviati gli accertamenti per stabilire origine, datazione e appartenenza dell’opera. Il caso è stato seguito dalla Procura della Repubblica di Teramo, con il coinvolgimento del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale dell’Aquila e della Stazione di Monterubbiano. La collaborazione tra i reparti ha consentito di ricostruire il percorso del bene e di collegarlo a un edificio religioso delle Marche.
Le verifiche sulla provenienza e il collegamento con Monterubbiano
Gli approfondimenti investigativi hanno portato alla Chiesa del Santissimo Crocifisso di Monterubbiano, costruita nel 1590 per volontà di Monsignor Paolo Pagani. Il fregio faceva parte dell’apparato decorativo del portale principale e, in particolare, era collocato sul timpano d’ingresso.
Secondo quanto ricostruito, la sottrazione sarebbe avvenuta in un periodo compreso tra il 2002 e il 2019, anni nei quali l’edificio sacro versava in condizioni di abbandono. Proprio questa lunga fase di degrado avrebbe favorito la rimozione del frammento lapideo, poi ritrovato nel Teramano in circostanze che hanno insospettito i militari.
Confronti tecnici e banca dati dei beni culturali rubati
Per arrivare all’identificazione del fregio sono state eseguite analisi comparative e misurazioni tecniche. Gli investigatori hanno confrontato forma, dimensioni e caratteristiche della pietra con le immagini e le informazioni contenute nella banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti.
Il riscontro è risultato decisivo: le misure del manufatto coincidevano con lo spazio rimasto vuoto sopra il portale della chiesa di Monterubbiano. Anche gli elementi stilistici e i particolari della lavorazione hanno confermato l’appartenenza del fregio all’edificio religioso marchigiano.
Disposta la restituzione alla comunità di origine
Conclusi gli accertamenti, la Procura teramana ha disposto la restituzione ufficiale del bene al Priore della Confraternita, Massimo Sgrilli. Il provvedimento consentirà al fregio di rientrare nel luogo per cui era stato realizzato, completando nuovamente una parte significativa della facciata della chiesa.
La vicenda assume rilievo anche per il territorio di Teramo, dove il ritrovamento conferma l’importanza dei controlli capillari e della specializzazione dei reparti impegnati nella tutela del patrimonio culturale. Un dettaglio emerso durante un normale servizio sul territorio ha permesso di recuperare un frammento di storia rimasto per lungo tempo sottratto alla sua comunità.
Nel frattempo la Chiesa del Santissimo Crocifisso è stata restaurata e riaperta al culto. Il ritorno del fregio rappresenta quindi un passaggio concreto nel percorso di ricomposizione del monumento, restituendo al portale principale uno degli elementi decorativi che ne definivano l’identità storica e artistica.

Giulianova.it è un progetto editoriale locale curato da Genesi.it, web agency attiva dal 1996 nei servizi web, nella SEO, nello sviluppo digitale e nella visibilità online, anche nei sistemi di ricerca basati su intelligenza artificiale. Le competenze maturate sono documentate dalle recensioni e video testimonianze dei clienti Genesi, riferite a servizi realmente forniti.







