Si aprirà il 1° luglio davanti alla Corte d’assise il procedimento per l’omicidio di Martino Caldarelli, il 48enne di Isola del Gran Sasso ucciso un anno fa nel Teramano. Il giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Teramo ha disposto il rinvio a giudizio per Andrea Cardelli, 41 anni, e Alessia Di Pancrazio, 26, entrambi già detenuti. I fatti, avvenuti a Corropoli, hanno scosso profondamente l’intera provincia di Teramo, dalla Val Vibrata fino alla costa.
Le accuse per il delitto avvenuto nel Teramano
I due dovranno rispondere di omicidio aggravato dalla premeditazione, oltre che di occultamento di cadavere e rapina. Proprio la contestazione della premeditazione ha inciso in modo decisivo sul percorso giudiziario, perché esclude la possibilità di ricorrere al rito abbreviato e porta il caso direttamente davanti alla Corte d’assise.
Nel corso dell’udienza preliminare, la difesa aveva chiesto di eliminare l’aggravante, ma il giudice ha ritenuto la richiesta non ammissibile. Da qui la decisione di mandare a processo entrambi gli imputati per una vicenda che resta tra le più gravi degli ultimi anni nel territorio teramano.
La ricostruzione dell’omicidio di Martino Caldarelli
Secondo gli atti dell’inchiesta, Caldarelli sarebbe stato attirato con un inganno attraverso i social e poi aggredito. Il corpo venne ritrovato in un laghetto di Corropoli, dove sarebbe stato gettato dopo il delitto. Gli accertamenti medico-legali hanno confermato un’azione particolarmente violenta: la vittima sarebbe stata colpita con quattro fendenti e uno di questi avrebbe reciso la giugulare, causando una emorragia fatale. Successivamente ci sarebbero stati altri colpi alla testa con una pala.
Dopo l’omicidio, il cadavere sarebbe stato legato a un tronco e nascosto nell’acqua. Tra gli elementi finiti al centro dell’inchiesta ci sono anche le condotte successive al delitto, compresa la manomissione dell’auto della vittima e l’incendio del mezzo.
Le posizioni dei due imputati
Durante gli interrogatori, Cardelli si è avvalso della facoltà di non rispondere. Diversa la posizione di Di Pancrazio, che ha confermato quanto dichiarato dopo il fermo, sostenendo però di non aver saputo in anticipo cosa sarebbe accaduto e di aver provato a fermare il compagno senza riuscirci. La donna ha inoltre riferito di aver agito sotto minaccia.
Il quadro delineato dagli inquirenti resta comunque molto pesante. Nell’ordinanza cautelare, il giudice aveva evidenziato la pericolosità della coppia, soffermandosi sia sulla gravità dell’omicidio sia sul comportamento tenuto dopo i fatti.
Parte civile e altri episodi contestati nella provincia di Teramo
I familiari di Martino Caldarelli si sono costituiti parte civile nel procedimento. Non ha invece scelto di farlo un uomo che, secondo l’accusa, sarebbe stato sequestrato e rapinato dalla stessa coppia pochi giorni prima dell’omicidio. Anche questo episodio viene considerato rilevante nella valutazione complessiva degli imputati.
Tra gli aspetti richiamati negli atti c’è infatti il rischio di reiterazione dei reati. Secondo quanto emerso, prima del delitto di Corropoli la coppia si sarebbe resa protagonista di un altro grave episodio ai danni di un uomo invalido, che sarebbe poi riuscito a fuggire.
Il processo in Corte d’assise sarà dunque il prossimo passaggio giudiziario di una vicenda che ha avuto forte impatto nell’opinione pubblica teramana, compresa Giulianova e gli altri centri della costa, dove il caso è stato seguito con grande attenzione fin dall’inizio.







