Una mobilitazione pubblica contro la riforma nazionale sulla caccia ha riportato al centro del dibattito anche le preoccupazioni di associazioni attive nel Teramano. All’Aquila, in piazza Regina Margherita, il WWF Abruzzo ha promosso un sit-in per contestare il disegno di legge che modifica la normativa sulla tutela della fauna selvatica e sull’attività venatoria, testo già approvato in Senato e ora all’esame della Camera.
Tra i gruppi che hanno preso posizione figura anche LIDA Teramo, insieme ad altre realtà ambientaliste e civiche abruzzesi. In totale sono state dodici le adesioni annunciate dagli organizzatori, in una protesta che guarda a effetti ritenuti rilevanti per l’intero territorio regionale, compresa la provincia di Teramo e le aree costiere e collinari dove il tema della tutela ambientale resta particolarmente sentito.
Le contestazioni al provvedimento
Secondo le associazioni che hanno aderito all’iniziativa, la proposta di legge segnerebbe un arretramento nella protezione della biodiversità. Nel mirino ci sono soprattutto alcuni passaggi considerati critici: l’eventuale ampliamento delle specie cacciabili, l’estensione dei periodi consentiti per l’attività venatoria anche in fasi delicate come quelle migratorie e la possibilità di esercitare la caccia in aree demaniali forestali.
Gli ambientalisti sostengono che queste modifiche potrebbero aumentare la pressione sulla fauna selvatica e incidere negativamente sugli equilibri naturali. Viene inoltre segnalato il rischio di una riduzione delle aree effettivamente protette e il ritorno all’impiego di richiami vivi, elemento che le associazioni considerano incompatibile con un impianto moderno di salvaguardia ambientale.
Le ricadute sul territorio abruzzese
Il confronto non riguarda soltanto L’Aquila. In Abruzzo, e anche nel Teramano, il tema tocca da vicino parchi, riserve, aree agricole e zone di pregio naturalistico frequentate da residenti, escursionisti e operatori del turismo ambientale. Per questo la partecipazione di sigle legate anche alla nostra provincia viene letta come un segnale di attenzione verso possibili conseguenze concrete sulla gestione del patrimonio faunistico regionale.
Tra le adesioni rese note compaiono, oltre al WWF Abruzzo e a LIDA Teramo, associazioni come CAI Abruzzo, Italia Nostra, Federazione Pro Natura, Guide del Borsacchio, Rewilding Apennines, Salviamo l’Orso e altre organizzazioni impegnate nella difesa degli ecosistemi. Un fronte ampio che chiede di fermare o rivedere profondamente il testo in discussione a Roma.
Il nodo delle sanzioni e delle proteste
Un altro punto contestato riguarda il capitolo delle sanzioni. Le associazioni parlano di misure che potrebbero colpire anche forme di dissenso pacifico durante l’attività venatoria. Un aspetto che, secondo i promotori del sit-in, meriterebbe un approfondimento attento perché investe non solo la materia ambientale ma anche il rapporto tra partecipazione civile e regole.
Nella lettura proposta dagli organizzatori, la riforma finirebbe per attribuire alla caccia un ruolo centrale nella gestione della biodiversità, modificando l’impostazione finora seguita dalla normativa nazionale. Da qui la richiesta rivolta al Parlamento di non procedere senza una revisione sostanziale del provvedimento.
Un dibattito destinato a proseguire
Con il passaggio del disegno di legge alla Camera, la discussione resta aperta e destinata a proseguire anche fuori dalle aule parlamentari. In una regione come l’Abruzzo, dove il patrimonio naturalistico rappresenta una componente identitaria e una risorsa per il territorio, il tema interessa da vicino anche i lettori di Giulianova, della costa teramana e dell’entroterra.
Le associazioni annunciano attenzione costante sull’iter del provvedimento e ribadiscono la necessità di mantenere alta la tutela della fauna selvatica. Il confronto, dunque, resta pienamente attuale e coinvolge in modo diretto anche il mondo associativo della provincia di Teramo.

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