La vertenza Dayco entra in una fase delicata e riguarda da vicino anche il Teramano. Tra gli stabilimenti interessati dalle ipotesi di riorganizzazione figura infatti anche quello di Colonnella, in Val Vibrata, insieme alle sedi abruzzesi di Manoppello e Chieti. Al centro della discussione ci sono possibili ricadute occupazionali che, secondo quanto emerso finora, coinvolgerebbero 88 lavoratori in Abruzzo, su un totale di 184 posizioni interessate a livello nazionale.

Il caso sarà al centro dell’incontro fissato per martedì 23 giugno nella sede di Confindustria a Pescara, dove azienda e rappresentanze sindacali dovranno confrontarsi sulle prospettive industriali e sulle garanzie per il personale. L’appuntamento è seguito con attenzione anche dai territori della costa e dell’entroterra teramano, dove il tema dell’occupazione industriale resta particolarmente sensibile.

Colonnella tra i siti coinvolti nella riorganizzazione

La presenza dello stabilimento di Colonnella rende la vicenda di interesse diretto per la provincia di Teramo e per l’area produttiva della Val Vibrata. Le preoccupazioni non riguardano soltanto il numero dei posti di lavoro potenzialmente esposti, ma anche il possibile trasferimento di alcune attività verso un nuovo ramo d’azienda.

Tra le funzioni citate nella vertenza rientrano ambiti considerati strategici, come ricerca e sviluppo, marchi e brevetti, commercializzazione industriale e altre competenze ad alto contenuto tecnico. Sono settori che, se ridimensionati o separati dal perimetro aziendale attuale, potrebbero incidere sul patrimonio professionale costruito negli anni negli stabilimenti abruzzesi.

L’allarme dei territori abruzzesi

Sulla questione è intervenuto anche il sindaco di Manoppello, Giorgio De Luca, che ha richiamato l’attenzione delle istituzioni regionali e nazionali sulla necessità di non sottovalutare gli effetti della riorganizzazione. Il primo cittadino ha espresso forte preoccupazione per il futuro dei lavoratori e delle rispettive famiglie, sottolineando come la partita Dayco non possa essere trattata come una semplice operazione interna all’impresa.

Secondo De Luca, il rischio è che decisioni apparentemente organizzative finiscano per indebolire il profilo tecnologico e innovativo degli stabilimenti presenti in Abruzzo. La perdita o lo spostamento di funzioni qualificate potrebbe infatti produrre conseguenze non immediate ma rilevanti nel medio periodo, con un impoverimento del tessuto industriale e delle competenze radicate sul territorio.

Attesa per il confronto tra azienda e sindacati

Il tavolo convocato a Pescara viene considerato un passaggio importante per ottenere chiarimenti sul piano aziendale. I sindacati chiedono garanzie concrete sulla tutela dell’occupazione e sulla continuità delle attività oggi presenti negli stabilimenti coinvolti. Le amministrazioni locali, dal canto loro, guardano all’incontro come a un momento utile per comprendere se esistano margini per salvaguardare sia i posti di lavoro sia le funzioni strategiche.

Per il Teramano, la vertenza Dayco si inserisce in un quadro più ampio di attenzione verso il futuro del comparto manifatturiero e dell’indotto. Colonnella, per posizione e storia produttiva, rappresenta uno dei punti di riferimento dell’area vibratiana, collegata economicamente anche alla costa teramana e ai centri vicini. Ogni eventuale ridimensionamento avrebbe quindi un peso che andrebbe oltre i confini del singolo stabilimento.

Occupazione e competenze al centro della discussione

La richiesta che arriva dai territori è quella di un confronto trasparente, capace di indicare con precisione quali siano le intenzioni dell’azienda e quali strumenti possano essere attivati per evitare ricadute negative. La salvaguardia dei livelli occupazionali resta il tema principale, ma accanto a questo viene posta anche la necessità di mantenere in Abruzzo le competenze tecniche e professionali maturate nel tempo.

Le prossime ore saranno dunque decisive per capire l’evoluzione della vertenza. L’esito dell’incontro tra Dayco e sindacati sarà seguito con attenzione non solo dai lavoratori direttamente coinvolti, ma anche dalle comunità locali di Manoppello, Chieti e Colonnella, in attesa di risposte chiare sul futuro degli stabilimenti abruzzesi.

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