La Procura di Teramo ha aperto accertamenti sulla morte di un detenuto di 25 anni, di nazionalità egiziana, rinvenuto senza vita all’interno di una cella del carcere di Castrogno. Il caso ha riacceso l’attenzione sulle condizioni dell’istituto penitenziario teramano, struttura che da tempo registra numeri superiori alla capienza prevista e criticità segnalate dagli operatori.

Il giovane stava scontando una condanna con fine pena indicato nel 2028. Secondo le prime ricostruzioni, a notare la situazione sarebbero stati altri detenuti, che hanno dato l’allarme. Sul posto sono intervenuti gli agenti della polizia penitenziaria e il personale sanitario, ma le manovre di soccorso non hanno consentito di salvarlo.

Disposta l’autopsia per chiarire le cause del decesso

Gli inquirenti stanno ricostruendo quanto avvenuto nelle ore precedenti alla morte. La pubblico ministero Silvia Scamurra ha disposto l’esame autoptico, passaggio ritenuto decisivo per stabilire con precisione le cause del decesso e verificare eventuali elementi utili alle indagini.

Tra gli aspetti al vaglio c’è anche la possibile presenza di esalazioni di gas nella cella, circostanza che dovrà essere verificata dagli accertamenti tecnici e medico-legali. Al momento, gli investigatori non avrebbero escluso alcuna pista, in attesa dei risultati degli esami e delle ulteriori verifiche interne.

Tensioni nell’istituto dopo la notizia

La morte del venticinquenne ha provocato momenti di agitazione all’interno della casa circondariale. In alcune sezioni si sarebbero verificati episodi di protesta e danneggiamenti, legati al malcontento dei reclusi per le condizioni di vita nel penitenziario.

La situazione è stata poi riportata alla calma grazie all’intervento del personale in servizio. Gli agenti hanno gestito le fasi più delicate evitando che le tensioni degenerassero ulteriormente. L’episodio, tuttavia, ha evidenziato ancora una volta il clima difficile in cui opera quotidianamente la polizia penitenziaria nella struttura di Castrogno.

Il sindacato torna a denunciare sovraffollamento e organici ridotti

All’indomani dell’accaduto, l’Osapp, organizzazione sindacale della polizia penitenziaria, è intervenuta nuovamente per sollecitare misure urgenti. Il sindacato aveva già inviato una segnalazione al Provveditorato regionale pochi giorni prima, indicando come priorità il sovraffollamento della casa circondariale teramana.

I numeri richiamati dall’organizzazione parlano di una capienza regolamentare pari a 255 posti, a fronte di oltre 470 persone detenute. Un divario che porta il tasso di affollamento a livelli molto elevati e che, secondo il sindacato, rende più complicata la gestione della sicurezza, degli spazi e delle attività interne.

Alla questione dei posti disponibili si aggiunge quella del personale. Gli organici sarebbero insufficienti rispetto alle esigenze operative di un istituto che ospita quasi il doppio dei detenuti previsti. Per l’Osapp, la carenza di agenti incide sulla capacità di controllo delle sezioni e aumenta i rischi per chi lavora e per chi vive all’interno del carcere.

Chiesti interventi immediati per l’emergenza Castrogno

Il sindacato chiede il trasferimento di una parte dei detenuti in altre strutture, così da ridurre la pressione sulle sezioni e consentire una riorganizzazione più efficace del servizio. L’obiettivo indicato è rendere più gestibili gli spazi detentivi e diminuire le situazioni potenzialmente critiche.

L’Osapp si è detto pronto anche ad avviare forme di mobilitazione per portare il caso Castrogno all’attenzione delle istituzioni competenti. La vicenda, oltre al profilo giudiziario legato alla morte del giovane detenuto, apre dunque un nuovo fronte sul tema delle condizioni del carcere di Teramo, questione che riguarda da vicino l’intero territorio provinciale, da Giulianova alla costa teramana.