Un fabbricato rurale apparentemente inutilizzato, in una zona appartata di Farindola, era stato organizzato come centro di coltivazione indoor di marijuana. A scoprirlo sono stati gli agenti della Squadra Mobile di Teramo, al termine di un servizio investigativo che ha portato all’arresto di tre cittadini albanesi, di 36, 31 e 25 anni. L’operazione interessa da vicino anche il territorio teramano, perché è stata condotta dalla polizia di Teramo in un’area di confine tra le province di Teramo e Pescara.
Il controllo dopo i movimenti sospetti
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’attenzione degli agenti si sarebbe concentrata su uno degli uomini, notato per alcuni spostamenti ritenuti anomali. I poliziotti lo hanno seguito in auto fino a una strada secondaria, distante dai principali centri abitati, dove il 36enne avrebbe raggiunto lo spiazzo davanti a un casolare.
Dopo una breve permanenza all’interno dell’edificio, l’uomo è uscito ed è stato fermato dalla Squadra Mobile. Durante il controllo gli agenti hanno trovato una chiave compatibile con il lucchetto dell’ingresso. La porta, però, risultava chiusa anche dall’interno: un elemento che ha fatto ipotizzare la presenza di altre persone nello stabile.
All’interno piante, lampade e sistemi di aerazione
Una volta entrati nel casolare, i poliziotti hanno trovato altri due uomini. Nei locali era stata allestita una coltivazione strutturata su più ambienti e su due livelli, con apparecchiature dedicate alla crescita delle piante. Non si trattava, secondo gli accertamenti, di un impianto improvvisato: nelle stanze erano presenti tende per coltivazioni indoor, filtri, aeratori, inverter, 54 ventilatori e 84 lampade alogene.
Il materiale rinvenuto comprendeva anche sacchi di terriccio organico, argilla espansa e taniche di fertilizzante. Gli investigatori hanno sequestrato 187 piante di marijuana alte circa un metro e settanta, con infiorescenze in fase di sviluppo, oltre a 184 piantine di dimensioni più ridotte. Una parte dell’edificio era stata inoltre adattata a zona di permanenza, con posti letto destinati a chi doveva sorvegliare la coltivazione.
L’accesso regolato da un messaggio in codice
Un dettaglio emerso durante l’intervento riguarda le modalità di ingresso nel fabbricato. Per accedere ai locali, stando a quanto accertato dagli agenti, sarebbe stato necessario utilizzare un messaggio convenuto. Un sistema pensato per limitare l’accesso alle sole persone coinvolte e per ridurre il rischio di controlli o intrusioni.
La posizione isolata del casolare e l’organizzazione interna avrebbero consentito di seguire l’intero ciclo di crescita delle piante lontano da occhi indiscreti. L’attività investigativa della Squadra Mobile di Teramo ha però permesso di individuare il sito e di interrompere la coltivazione prima dell’eventuale immissione dello stupefacente sul mercato.
Sequestrato il fabbricato, contestato anche il furto di energia
Al termine dell’operazione sono stati sequestrati sia le piante sia le attrezzature utilizzate per la coltivazione. Anche il casolare è stato posto sotto sequestro. Per i tre uomini è scattato l’arresto con l’accusa di detenzione e coltivazione di sostanza stupefacente ai fini di spaccio.
Gli stessi sono stati inoltre denunciati per furto aggravato. Dalle verifiche sarebbe infatti emerso un allaccio abusivo alla rete elettrica, realizzato attraverso un collegamento a un traliccio vicino. Un elemento ritenuto funzionale ad alimentare l’impianto, che richiedeva un consistente consumo di energia per lampade, ventilazione e sistemi di gestione ambientale.
L’intervento conferma l’attenzione degli investigatori teramani verso le aree interne e di confine, dove strutture isolate possono essere utilizzate per attività illecite difficili da individuare senza un’attività di osservazione mirata.

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