Resta alta, anche in provincia di Teramo e lungo la costa abruzzese, l’attenzione sul procedimento penale per l’uccisione dell’orsa Amarena, uno degli esemplari più conosciuti di orso bruno marsicano. L’udienza celebrata al Tribunale di Avezzano ha segnato un passaggio importante nella definizione delle parti ammesse al processo a carico di Andrea Leombruni, 58 anni, residente a San Benedetto dei Marsi.
Il procedimento è ancora nella fase preliminare legata alla costituzione delle parti civili. Al termine della discussione, il giudice ha accolto solo una parte delle richieste presentate: su 47 soggetti che avevano chiesto di partecipare al processo come parti civili, ne sono stati ammessi 24. Tra gli esclusi figurano anche il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, per un vizio formale, e Legambiente.
La decisione sulle associazioni ammesse
La selezione delle parti civili rappresenta uno dei punti centrali dell’udienza. Il Tribunale ha riconosciuto la possibilità di partecipare al processo a diverse realtà impegnate nella tutela degli animali e dell’ambiente, mentre ha respinto altre domande. La decisione ha riguardato complessivamente 23 esclusioni.
Tra le associazioni ammesse risultano Animalisti Italiani ed Enpa. La loro presenza nel procedimento consentirà di seguire il processo anche sotto il profilo del danno legato alla tutela della fauna selvatica e della biodiversità. Le associazioni animaliste hanno più volte sottolineato il valore simbolico di Amarena, diventata negli anni una presenza nota in Abruzzo e un riferimento nel dibattito sulla convivenza tra comunità locali e grandi carnivori.
L’accusa nei confronti di Andrea Leombruni
Andrea Leombruni è imputato per l’uccisione dell’orsa, con l’aggravante della crudeltà. Il fatto risale alla notte del 31 agosto 2023, quando l’animale venne colpito da colpi di fucile alla periferia di San Benedetto dei Marsi. Amarena era madre di due cuccioli, circostanza che rese la vicenda ancora più seguita dall’opinione pubblica regionale e nazionale.
La morte dell’esemplare provocò una forte reazione in Abruzzo, con manifestazioni, prese di posizione delle associazioni e richieste di maggiore tutela per l’orso marsicano, specie protetta e presente con numeri molto ridotti sull’Appennino centrale. La vicenda è stata seguita anche fuori dall’area marsicana, perché legata a un tema sentito in tutta la regione: la protezione della fauna e la gestione della convivenza con gli animali selvatici.
Rinvio a settembre e prescrizione sospesa
Dopo una pausa nel corso della giornata, l’udienza è ripresa nel pomeriggio e si è conclusa con il rinvio del processo. La prossima data fissata è il 25 settembre 2026, alle ore 10, sempre davanti al Tribunale di Avezzano. È stata inoltre disposta la sospensione dei termini di prescrizione.
Nel corso dell’udienza la difesa dell’imputato ha avanzato richiesta di accesso a riti alternativi. Il percorso giudiziario, dunque, proseguirà nei prossimi mesi, con un’attenzione che resta elevata in Abruzzo per le implicazioni ambientali, sociali e giuridiche del caso.
Una vicenda simbolo per la tutela dell’orso marsicano
Amarena era diventata negli anni un animale particolarmente conosciuto, anche per le sue apparizioni nei centri abitati dell’area marsicana. La sua uccisione ha riaperto il confronto sulla necessità di prevenire conflitti tra persone e fauna selvatica, rafforzando informazione, sorveglianza e misure di protezione nei territori frequentati dagli orsi.
Il processo di Avezzano resta quindi un passaggio seguito con attenzione non solo dalle associazioni direttamente coinvolte, ma anche da cittadini e amministrazioni sensibili al tema della conservazione dell’orso bruno marsicano, patrimonio naturale dell’Abruzzo e specie tra le più rare d’Europa.







