Un fine settimana di degustazioni, visite tra i filari e incontri con i produttori ha confermato il peso crescente dell’enoturismo in Abruzzo. L’edizione regionale di Cantine Aperte ha richiamato oltre 100.000 presenze nelle aziende aderenti, con un indotto stimato in circa 2 milioni di euro. Numeri importanti anche per il territorio teramano, dove le colline interne e la Val Vibrata rappresentano una delle aree più riconoscibili per la produzione vitivinicola abruzzese.
Per molti visitatori arrivati dalla costa, da Giulianova, Roseto, Tortoreto e Alba Adriatica, l’appuntamento è stato anche l’occasione per riscoprire borghi, campagne e cantine a pochi chilometri dal mare. Non solo assaggi, dunque, ma un’esperienza costruita attorno al racconto delle aziende, alla conoscenza dei vitigni e al rapporto diretto con chi lavora quotidianamente in vigna e in cantina.
Oltre cinquanta aziende coinvolte in Abruzzo
In tutta la regione sono state 52 le cantine che hanno aperto le proprie sedi al pubblico nell’ambito dell’iniziativa promossa dal Movimento Turismo del Vino. Il percorso ha attraversato aree diverse: dalle colline della provincia di Teramo al Chietino, passando per il Pescarese e per alcune zone interne dell’Aquilano. Un mosaico di territori che ha permesso ai partecipanti di conoscere da vicino stili produttivi, paesaggi agricoli e tradizioni familiari differenti.
Tra le realtà citate nel programma anche aziende come quella di Lidia e Amato a Controguerra, nel cuore della Val Vibrata, e la cantina Bosco di Nocciano, nel Pescarese. Ogni azienda ha organizzato momenti propri, alternando degustazioni guidate, visite agli spazi di produzione, musica, proposte gastronomiche e iniziative pensate per un pubblico eterogeneo.
Giovani e turisti tra i protagonisti del weekend
Uno degli aspetti più significativi dell’edizione appena conclusa riguarda la partecipazione di un pubblico sempre più giovane. Accanto agli appassionati abituali, sono stati molti i gruppi di ragazzi e le famiglie che hanno scelto di trascorrere una giornata nelle cantine, spesso spostandosi da un’azienda all’altra con il calice ufficiale dell’evento e la sacca rossa dedicata all’Abruzzo del vino.
Il successo dell’iniziativa conferma come il vino non venga più percepito soltanto come prodotto da degustare, ma anche come chiave di accesso a un territorio. Per le aree interne della provincia di Teramo, questo significa la possibilità di intercettare flussi turistici provenienti dalla costa adriatica e di integrare l’offerta balneare con itinerari rurali, culturali ed enogastronomici.
Montepulciano, Cerasuolo e Trebbiano al centro del racconto
Le etichette simbolo dell’Abruzzo, dal Montepulciano al Cerasuolo fino al Trebbiano, sono state al centro delle degustazioni. Secondo quanto emerso durante il fine settimana, bianchi e rosati continuano a guadagnare spazio nelle preferenze di una parte dei visitatori, pur restando forte il legame con i rossi più rappresentativi della tradizione regionale.
Le cantine hanno puntato molto anche sulla narrazione del lavoro agricolo: la cura dei vigneti, le scelte in fase di vinificazione, la storia delle famiglie produttrici e il rapporto con i mercati esteri, dove i vini abruzzesi continuano a trovare sbocchi importanti. Un racconto che interessa da vicino anche il Teramano, provincia dove la viticoltura è parte integrante dell’identità economica e paesaggistica.
Un segnale positivo per l’enoturismo regionale
Il bilancio dell’edizione abruzzese rafforza l’idea di un settore in crescita, capace di generare presenze e ricadute economiche non solo per le aziende vitivinicole, ma anche per ristorazione, ospitalità e servizi collegati. La formula delle cantine aperte, diffusa a livello nazionale con centinaia di aziende partecipanti, in Abruzzo ha mostrato una particolare vitalità grazie alla varietà dei territori coinvolti.
Per Giulianova e per la costa teramana, l’appuntamento rappresenta un ulteriore tassello nella costruzione di un turismo integrato tra mare, collina e prodotti tipici. La vicinanza con le zone vitivinicole dell’entroterra consente infatti di proporre esperienze brevi ma qualificate, adatte sia ai residenti sia ai visitatori che scelgono l’Adriatico per le proprie vacanze.
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