Si rafforza il percorso amministrativo per il biodigestore previsto a Carapollo, a Teramo. Il Tribunale amministrativo regionale dell’Aquila ha infatti respinto il ricorso presentato dall’associazione Ambiente e sicurezza città di Teramo contro la realizzazione dell’impianto, confermando di fatto la possibilità di proseguire con un intervento considerato strategico anche per la gestione dei rifiuti nel territorio provinciale.

La vicenda segue da vicino un’opera che interessa non soltanto il capoluogo, ma più in generale l’assetto del ciclo dei rifiuti in Abruzzo, con possibili ricadute anche per i Comuni della costa teramana e dell’area di Giulianova.

Il Tar dell’Aquila respinge il ricorso sul biodigestore

Secondo quanto emerso, il ricorso contestava diversi aspetti del procedimento, tra cui la distanza dell’impianto dal centro abitato e presunte criticità nell’iter autorizzativo. Il Tar, però, non ha accolto l’azione giudiziaria, ritenendo l’associazione priva della legittimazione necessaria per portare avanti il contenzioso, in quanto nel suo statuto non sarebbero previste in modo specifico attività di tutela ambientale.

La decisione rappresenta un passaggio importante per un progetto dal valore complessivo di 43,4 milioni di euro, promosso dal Comune di Teramo insieme alla TeAm. L’amministrazione comunale interpreta l’esito del giudizio come un’ulteriore conferma della correttezza del percorso seguito fino ad oggi, compreso il rilascio dell’Autorizzazione integrata ambientale.

Il progetto a Teramo e i prossimi passaggi a Carapollo

L’intervento programmato nell’area di Carapollo si sviluppa su due fronti paralleli. Da un lato c’è la dismissione dell’ex inceneritore, dall’altro la costruzione del nuovo biodigestore nello stesso sito. Per quanto riguarda la rimozione del vecchio impianto, la procedura di gara è stata già avviata, mentre per la nuova struttura i passaggi operativi dovrebbero entrare nel vivo nel giro di poche settimane.

Dal Comune viene sottolineato come la bonifica dell’area rappresenti un tassello essenziale dell’intera operazione. L’obiettivo dichiarato è liberare il sito da una situazione di criticità ambientale che si trascina da anni, affiancando a questa fase la realizzazione di un impianto ritenuto centrale per il trattamento della frazione organica.

Le posizioni del Comune di Teramo sull’impianto

Il sindaco Gianguido D’Alberto ha parlato di un pronunciamento che consolida la linea dell’ente e la validità dell’opera sotto il profilo amministrativo e pubblico. Il primo cittadino ha ribadito che l’intervento viene considerato fondamentale non solo per Teramo ma per un bacino più ampio, provinciale e regionale, definendolo tra i più rilevanti nel panorama nazionale.

D’Alberto ha inoltre sostenuto che l’amministrazione ha agito nell’interesse collettivo e ha evidenziato l’assenza, a suo dire, di una contrapposizione diffusa da parte della cittadinanza, parlando invece di sostegno da parte della comunità e delle forze politiche.

Un’opera con effetti sul territorio teramano

La decisione del Tar arriva in una fase delicata per la pianificazione impiantistica dei rifiuti e mantiene alta l’attenzione anche nei centri della provincia di Teramo, da Giulianova a Roseto degli Abruzzi, dove il tema dei costi e dell’efficienza del servizio resta particolarmente sentito. La realizzazione del biodigestore di Carapollo viene letta dalle istituzioni come un’infrastruttura destinata ad incidere sull’organizzazione complessiva del settore.

Restano ora da completare i successivi passaggi tecnici e amministrativi per l’apertura dei cantieri. Dopo il pronunciamento del tribunale amministrativo, il progetto entra dunque in una fase più avanzata, con il Comune deciso a portare avanti sia la rimozione dell’ex inceneritore sia la costruzione del nuovo impianto nel sito di Carapollo.