All’Aeroporto d’Abruzzo di Pescara si riaccende il confronto sulla tenuta dei controlli di frontiera in vista dell’incremento dei voli della stagione estiva. Le principali sigle sindacali della Polizia di Stato che rappresentano il personale in servizio nello scalo hanno espresso una netta contrarietà a una revisione parziale dei turni, ritenuta inadeguata rispetto alle criticità già presenti nell’organico.
La questione interessa anche il territorio teramano, compresa l’area di Giulianova e della costa, dove lo scalo pescarese rappresenta un punto di riferimento per spostamenti, turismo e collegamenti internazionali. L’aumento del traffico aereo, infatti, si riflette direttamente sulla qualità dei servizi offerti ai passeggeri abruzzesi.
Vertenza sui turni alla Polizia di frontiera di Pescara
La discussione è avvenuta durante un incontro convocato dalla direzione competente della Polizia di frontiera, chiamata a valutare un adeguamento dell’organizzazione del lavoro legato al nuovo calendario dei voli. Le organizzazioni sindacali SIULP, FSP Polizia, Federazione COISP-MOSAP e SILP CGIL hanno però scelto di non sottoscrivere l’intesa proposta.
Secondo i rappresentanti dei lavoratori, la modifica avrebbe inciso in modo limitato su poche unità di personale, senza risolvere il nodo principale: la scarsità di agenti disponibili per garantire un servizio proporzionato alla crescita dello scalo. Da qui la protesta e la richiesta di interventi più incisivi.
Crescono i passeggeri, resta il problema dell’organico
Alla base della mobilitazione c’è il forte aumento dei viaggiatori transitati dall’aeroporto, un dato che, secondo i sindacati, non è stato accompagnato da un parallelo rafforzamento dell’ufficio addetto ai controlli di frontiera. Anzi, viene segnalata una progressiva riduzione delle risorse umane, in un momento in cui il volume dei passeggeri continua a salire.
Le sigle spiegano che il divario tra domanda di servizio e disponibilità effettiva di personale rischia di creare difficoltà operative sempre più evidenti. In sostanza, mentre lo scalo punta a numeri più alti sul fronte del traffico aereo, la struttura chiamata a presidiare gli accessi internazionali faticherebbe a reggere il passo.
Nuove procedure e possibili rallentamenti per i viaggiatori
Un ulteriore elemento di preoccupazione riguarda l’avvio del sistema Entry-Exit System, il meccanismo europeo destinato a registrare in modo più dettagliato gli ingressi e le uscite dei cittadini extra Ue. L’introduzione di queste procedure, già sperimentate in altri aeroporti, potrebbe determinare tempi più lunghi durante i controlli.
Per i sindacati il rischio è duplice: da un lato maggior pressione sugli operatori, dall’altro disagi per i passeggeri in partenza e in arrivo. Una situazione che potrebbe farsi sentire soprattutto nei periodi di punta, quando l’afflusso aumenta e i margini organizzativi si riducono.
La richiesta al Dipartimento e le ricadute per l’Abruzzo
Nel corso del confronto, le organizzazioni sindacali hanno chiesto che la questione venga portata all’attenzione del Dipartimento con segnalazioni puntuali e con l’attivazione di misure concrete. Tra le ipotesi indicate c’è anche l’impiego temporaneo di personale proveniente da altri uffici, così da alleggerire la pressione sul presidio di Pescara.
Il tema supera i confini dell’area metropolitana pescarese e coinvolge l’intero Abruzzo. Per molti utenti della provincia di Teramo, da Giulianova a Roseto degli Abruzzi fino alla Val Vibrata, l’aeroporto rappresenta infatti un’infrastruttura strategica. Per questo l’efficienza dei controlli e la gestione dei flussi diventano aspetti centrali non solo per la sicurezza, ma anche per l’accoglienza e per la funzionalità dei collegamenti regionali.







