La scomparsa di Carlo Petrini, morto a 76 anni nella serata di ieri a Bra, in Piemonte, tocca anche l’Abruzzo e il mondo delle comunità locali legate al cibo, all’agricoltura e alla tutela dei prodotti identitari. Fondatore di Slow Food e tra le figure più ascoltate nel dibattito internazionale sull’alimentazione sostenibile, Petrini aveva costruito nel tempo un rapporto diretto con la regione, partecipando a incontri, iniziative culturali e momenti di confronto con scuole, cuochi, produttori e rappresentanti dell’associazione.

Il suo nome resta legato a una visione che ha cambiato il modo di raccontare la tavola italiana: non solo gastronomia, ma paesaggio, lavoro agricolo, biodiversità, economia dei piccoli territori e responsabilità ambientale. Un messaggio che in Abruzzo, e anche nel Teramano, ha trovato terreno fertile tra borghi, colline, aree interne, costa e produzioni locali che da anni cercano di valorizzare qualità, stagionalità e filiere corte.

Una voce ascoltata anche nelle comunità abruzzesi

Petrini era stato più volte in Abruzzo per presentare libri e progetti, ma soprattutto per incontrare persone impegnate nella difesa delle tradizioni alimentari e delle produzioni di qualità. Le sue visite hanno lasciato un segno in una regione dove il tema del cibo si intreccia con la tutela delle aree rurali, con la pesca dell’Adriatico, con la cucina dei piccoli centri e con il lavoro di agricoltori, allevatori, artigiani e ristoratori.

Per i lettori di Giulianova e della costa teramana, la sua eredità richiama temi molto concreti: il valore del pescato locale, l’attenzione alla stagionalità, il rapporto tra turismo e identità gastronomica, la necessità di non disperdere saperi e prodotti che appartengono alla storia del territorio. Petrini ha insistito per decenni su un’idea semplice ma radicale: il cibo non è soltanto consumo, è cultura, comunità e responsabilità.

Dalla nascita di Slow Food a una rete mondiale

Nato a Bra nel 1949, Carlo Petrini è stato giornalista, scrittore, gastronomo e promotore di un diverso modello di sviluppo alimentare. Nel 1986 diede vita all’esperienza da cui sarebbe nato Slow Food Italia, movimento che in pochi anni avrebbe superato i confini nazionali. Nel 1989, a Parigi, il manifesto internazionale sancì l’avvio di una rete destinata a diffondersi in molti Paesi, portando al centro del confronto pubblico il diritto a un cibo buono, pulito e giusto.

Petrini ha guidato a lungo l’associazione, ricoprendo la presidenza fino al 2022. La sua attività non si è limitata alla promozione dei prodotti tipici: ha contribuito a dare dignità culturale e politica ai temi della biodiversità, delle comunità agricole, delle cucine regionali e del contrasto all’omologazione alimentare. Una prospettiva che ha inciso anche sul modo in cui molte realtà locali, comprese quelle abruzzesi, hanno iniziato a raccontare le proprie eccellenze.

Pollenzo, Terra Madre e l’impegno ambientale

Tra i progetti più importanti legati al suo percorso figura l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, fondata nel 2004. L’ateneo ha contribuito a definire un approccio interdisciplinare allo studio del cibo, mettendo insieme storia, ambiente, economia, cultura e società. Negli anni ha formato migliaia di studenti provenienti da numerosi Paesi, contribuendo alla nascita di una nuova figura professionale: il gastronomo capace di leggere il cibo in tutte le sue dimensioni.

Nello stesso anno Petrini promosse Terra Madre, rete internazionale che riunisce contadini, pescatori, artigiani, cuochi, studiosi e giovani impegnati nella difesa delle comunità del cibo. Nel 2017, insieme a monsignor Domenico Pompili, contribuì inoltre alla nascita delle Comunità Laudato Si’, ispirate all’enciclica di Papa Francesco e orientate alla cura della casa comune e alla conversione ecologica dal basso.

Un’eredità che parla ai territori

La morte di Petrini chiude una stagione importante, ma lascia aperti molti percorsi. In Abruzzo il suo pensiero continuerà a essere richiamato ogni volta che si parlerà di prodotti locali, agricoltura sostenibile, tutela dei piccoli produttori, educazione alimentare e rapporto tra cibo e territorio. Sono temi che riguardano da vicino anche Giulianova, la provincia di Teramo e l’intera costa abruzzese, dove qualità, tradizione e ambiente restano elementi centrali per il futuro delle comunità locali.

Il saluto arrivato dal mondo di Slow Food restituisce il senso di una figura capace di parlare a interlocutori molto diversi, dagli studenti ai produttori, dagli chef ai rappresentanti delle istituzioni. Petrini lascia un patrimonio di idee che continuerà a camminare nelle reti associative, nelle scuole, nei mercati, nelle aziende agricole e nelle cucine che scelgono di raccontare il territorio attraverso il rispetto della terra e delle persone.