Il tema dell’acqua torna al centro del confronto istituzionale in Abruzzo, con una richiesta che arriva dalle aree interne e che può interessare anche il dibattito sulla gestione del servizio idrico nei territori costieri, compresi Giulianova e la provincia di Teramo. Farindola, Comune dell’area vestina, ha posto all’attenzione di Aca S.p.A. la questione delle compensazioni economiche per i territori che ospitano importanti punti di captazione idrica.

A intervenire è stato il sindaco Luca Labricciosa, durante l’assemblea della società che gestisce l’acquedotto per diversi Comuni della provincia di Pescara. Il primo cittadino ha collegato la richiesta al percorso di riorganizzazione del sistema idrico regionale, sottolineando il peso dei Comuni montani nella tutela e nella disponibilità della risorsa.

Il ruolo dei Comuni che custodiscono le sorgenti

La posizione espressa da Farindola parte da un dato politico e territoriale: le comunità che si trovano nelle zone di prelievo dell’acqua sostengono vincoli, responsabilità ambientali e limitazioni connesse alla presenza delle captazioni. Da qui la richiesta di prevedere strumenti economici adeguati, capaci di riconoscere in modo concreto il contributo offerto da questi territori al funzionamento del servizio idrico.

Il ragionamento non riguarda soltanto un singolo Comune. In Abruzzo, infatti, la disponibilità d’acqua dipende spesso da aree montane e interne, mentre una parte consistente dei consumi si concentra nei centri urbani e lungo la costa. È un equilibrio delicato, che coinvolge sia le zone sorgive sia le località servite dalle reti acquedottistiche.

La riforma del servizio idrico regionale

Il confronto si inserisce nel più ampio tema della riforma del sistema idrico abruzzese. In questa fase, amministratori e gestori sono chiamati a discutere assetti, competenze e modalità di governo della risorsa, con l’obiettivo di rendere più efficiente il servizio e più equilibrato il rapporto tra territori.

Farindola ha chiesto che, dentro questo percorso, venga riconosciuto il valore strategico delle aree in cui l’acqua viene captata. Il sindaco Labricciosa ha richiamato l’esigenza di non considerare questi luoghi soltanto come punti tecnici della rete, ma come comunità che partecipano alla tenuta complessiva del sistema.

Un tema che riguarda anche la costa teramana

Pur partendo dalla provincia di Pescara, la discussione ha una portata regionale. Anche lungo la costa teramana, da Giulianova a Roseto degli Abruzzi, fino agli altri centri serviti dalle infrastrutture idriche, la qualità della gestione dell’acqua rappresenta un tema essenziale per famiglie, attività economiche e turismo.

Le scelte sulla governance del servizio idrico, sulle tariffe, sugli investimenti e sulle tutele per i territori sorgivi possono incidere indirettamente anche sulle comunità costiere. Per questo il confronto aperto da Farindola si inserisce in una partita più ampia, nella quale la distribuzione della risorsa deve tenere insieme esigenze ambientali, sostenibilità economica e continuità del servizio.

La richiesta di un riconoscimento economico

La proposta avanzata nell’assemblea Aca punta dunque a introdurre o rafforzare forme di ristoro per i Comuni che ospitano captazioni rilevanti. Non si tratta, nelle intenzioni dell’amministrazione farindolese, di una questione solo contabile, ma di un principio di equità territoriale.

Il passaggio ora resta affidato al confronto tra enti, gestori e livelli istituzionali coinvolti nella riforma. La richiesta di Farindola aggiunge un elemento al dibattito regionale: chi custodisce la risorsa idrica chiede di essere parte riconosciuta delle scelte che ne regolano utilizzo, gestione e benefici.

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