Il percorso che dovrebbe portare all’unione amministrativa tra Pescara, Montesilvano e Spoltore subisce un nuovo rinvio. Il Consiglio regionale d’Abruzzo ha infatti deciso di spostare al primo febbraio 2029 la data prevista per l’istituzione della cosiddetta Nuova Pescara, allontanando anche l’ipotesi di partenza fissata in precedenza per il 2027.

La decisione è maturata nel corso della seduta dell’assemblea regionale all’Aquila, con l’approvazione a maggioranza di modifiche inserite nel provvedimento sulla leale collaborazione. Si tratta di un passaggio che interessa soprattutto l’area metropolitana pescarese, ma che viene seguito con attenzione anche nel resto dell’Abruzzo, compresa la provincia di Teramo, per le possibili ricadute sugli assetti istituzionali e amministrativi regionali.

Nuove scadenze per il progetto di fusione

Nel testo approvato è stato fissato un nuovo calendario. Entro settembre 2027 dovrà essere costituito un organismo incaricato di definire tempi e modalità operative per gli adempimenti necessari alla fusione dei tre comuni. Se questo passaggio non dovesse essere completato, dal primo gennaio 2028 scatterebbe il commissariamento nei municipi coinvolti.

La scelta della Regione riapre quindi una fase politica e amministrativa delicata su un progetto discusso da anni. La creazione di un unico grande comune nell’area pescarese viene da tempo indicata come una riforma di forte impatto, ma finora il cammino non è arrivato al traguardo.

Ipotesi di nuovo referendum consultivo

Tra gli atti votati in Consiglio regionale è stata approvata anche una risoluzione che punta a riportare la questione all’esame dei cittadini. L’orientamento espresso è quello di promuovere una nuova consultazione referendaria sulla fusione tra Pescara, Montesilvano e Spoltore, con l’obiettivo di verificare se il consenso espresso anni fa sia ancora attuale.

Secondo i promotori dell’iniziativa, il tempo trascorso dal primo voto e i cambiamenti intervenuti nel quadro sociale, economico e amministrativo renderebbero opportuno un nuovo passaggio pubblico. L’idea è quella di far coincidere l’eventuale referendum con le prossime elezioni politiche, così da favorire una partecipazione più ampia.

Le posizioni politiche restano distanti

La prospettiva di una nuova consultazione non trova però condivisione unanime. I consiglieri regionali del Partito Democratico hanno contestato sia il rinvio dell’operazione sia la proposta di tornare alle urne su una questione già affrontata in passato. Lo scontro politico, dunque, resta aperto e conferma quanto il dossier Nuova Pescara continui a dividere il confronto istituzionale abruzzese.

Nel dibattito regionale, il tema viene osservato con interesse anche fuori dall’area pescarese. Per territori come Giulianova, la costa teramana e l’intera provincia di Teramo, ogni cambiamento negli equilibri tra i principali poli urbani abruzzesi rappresenta infatti un elemento da seguire, soprattutto in rapporto alla programmazione dei servizi, al peso politico dei territori e alle future scelte di area vasta.

Rifiuti, nel provvedimento anche i sub ambiti provinciali

Nel corso della stessa seduta, il Consiglio regionale ha approvato anche un altro emendamento riguardante l’organizzazione del sistema dei rifiuti. La novità consiste nella reintroduzione dei sub ambiti provinciali, ma solo a partire dal primo gennaio 2028 e nel caso in cui non vengano già previsti nei piani d’ambito da redigere entro la fine del 2027.

Entro il 31 dicembre 2027 dovrà infatti essere approvato il Piano d’Ambito regionale da parte di AGIR. Solo dopo quella scadenza potrà aprirsi la possibilità di individuare aree più piccole, purché sostenibili dal punto di vista territoriale, amministrativo ed economico. Anche questo passaggio interessa da vicino le realtà locali abruzzesi, comprese quelle della provincia di Teramo, chiamate a confrontarsi con l’organizzazione futura dei servizi ambientali.

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