Alla foce del Saline, al confine tra il Pescarese e un tratto di costa molto frequentato anche da residenti e visitatori del Teramano, la Regione Abruzzo chiede un intervento di ripristino ambientale dopo la scomparsa di un canneto ritenuto di grande valore per la fauna selvatica. Il provvedimento arriva dal Comitato V.I.A., che ha imposto al Commissario straordinario per il dissesto idrogeologico di presentare entro 60 giorni un progetto destinato a ricostruire le funzioni ecologiche compromesse nell’oasi.

La richiesta della Regione dopo i lavori nell’oasi

Il piano richiesto dovrà indicare in che modo ricreare un’area naturale equivalente, o anche più estesa, rispetto a quella distrutta. Tra le prescrizioni figurano la rinaturalizzazione del sito, la ricostituzione del canneto con cannuccia di palude proveniente da popolazioni locali e la tutela della zona interessata da ulteriori disturbi, compreso il passaggio di mezzi e il calpestio, fino al ritorno delle condizioni ecologiche considerate adeguate.

La vicenda è emersa dopo una segnalazione del Forum H2O, che ha contestato gli effetti di lavori eseguiti nell’area della foce. Secondo quanto evidenziato dall’associazione, l’intervento avrebbe cancellato un habitat di particolare pregio all’interno di una zona da tempo riconosciuta per la sua importanza naturalistica.

Un sito strategico per gli uccelli migratori

Il canneto della foce del Saline viene indicato da anni come uno degli ultimi lembi di vegetazione naturale rimasti lungo un tratto costiero fortemente urbanizzato. Proprio per questo, nel tempo, è stato oggetto di attenzione da parte di studiosi, appassionati di birdwatching e organismi pubblici. L’area è infatti considerata un punto di sosta e alimentazione per numerose specie protette durante le migrazioni.

Tra gli elementi più significativi segnalati c’è l’utilizzo del canneto come dormitorio da parte di grandi gruppi di rondini in transito. Le attività di inanellamento avrebbero inoltre documentato il passaggio di esemplari provenienti anche dall’Europa orientale e balcanica. Nel corso degli anni, nell’area sono state osservate anche specie rare o vulnerabili, circostanza che rafforza il valore ambientale del sito per l’intera fascia adriatica, dalla costa sud abruzzese fino ai territori più a nord come Giulianova, Roseto e il resto del litorale teramano, dove il tema della tutela degli ecosistemi costieri resta molto sentito.

Il nodo della variante al progetto

Secondo la ricostruzione diffusa dal Forum H2O, il progetto originario del 2022 per le opere sugli argini del fiume non avrebbe previsto l’eliminazione del canneto. La modifica sarebbe arrivata in una fase successiva, attraverso una variante presentata nel 2025 con una procedura preliminare ritenuta non sufficiente ad approfondire gli impatti reali sull’area naturale.

L’associazione sostiene che proprio in quel passaggio sarebbe mancata una valutazione adeguata della delicatezza del sito, con l’aggravante dell’avvio dei lavori in un periodo giudicato particolarmente delicato per la migrazione dell’avifauna. Da qui la contestazione sulla scelta del metodo seguito e sulla sottovalutazione di un habitat già noto per il suo interesse ambientale.

Precedenti tutele e tempi lunghi per il ripristino

La foce del Saline non era un’area priva di riconoscimenti. Da oltre vent’anni risultava perimetrata come oasi di protezione della fauna e la sua rilevanza era stata richiamata anche nella pianificazione faunistica regionale. In passato, spiegano gli ambientalisti, studi e valutazioni avrebbero inciso anche su altre opere pubbliche, portando ad accorgimenti progettuali proprio per non compromettere il canneto.

Ora il nuovo atto del Comitato V.I.A. rappresenta un tentativo di rimediare al danno ambientale con un percorso di recupero che, però, non sarà immediato. La ricostituzione di un habitat di questo tipo richiede infatti tempi lunghi e controlli costanti. L’obiettivo indicato è restituire all’oasi una funzione ecologica reale, non soltanto formale, in un tratto costiero dove ogni residuo di naturalità assume un peso crescente anche per l’equilibrio dell’intero sistema adriatico regionale.

La vicenda continuerà quindi a essere seguita nelle prossime settimane, quando dovrà essere depositato il progetto di recupero richiesto dalla Regione. Un passaggio che interessa da vicino non solo il Pescarese, ma anche chi vive e frequenta il litorale abruzzese più ampio, compresa la costa teramana, dove la difesa delle aree umide e delle foci fluviali è sempre più centrale nel dibattito sul territorio.

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