Prosegue l’emergenza sul massiccio del Morrone, dove l’incendio continua a impegnare uomini e mezzi in una delle situazioni più delicate degli ultimi giorni in Abruzzo. A rendere più complesso il lavoro di contenimento è soprattutto il vento, che nelle ore più recenti ha soffiato con forza sull’area montana favorendo la riattivazione di focolai e rendendo più difficile l’azione di spegnimento.
Il rogo, seguito con attenzione anche lungo la costa teramana e nel resto della regione per l’entità dell’intervento in corso, vede concentrate le operazioni in particolare tra Pratola Peligna e Roccacasale. Nel pomeriggio è arrivato un lieve cambiamento delle condizioni meteo, con una pioggia molto debole caduta in quota, elemento accolto come un piccolo aiuto ma non sufficiente a far considerare superata la fase critica.
Vento forte e temperature elevate complicano le operazioni
Le raffiche stanno incidendo in modo diretto sulla gestione del fronte di fuoco. Il problema principale resta la possibile ripresa delle fiamme nelle aree già colpite, soprattutto dove il calore e la vegetazione secca possono alimentare nuovi punti attivi. Anche nelle ultime ore le squadre impegnate sul Morrone hanno dovuto fare i conti con condizioni meteo sfavorevoli, che hanno rallentato l’avanzamento delle attività di contenimento e messa in sicurezza.
La priorità resta impedire che il fuoco possa estendersi di nuovo verso le zone più esposte. Secondo il quadro diffuso dalla Protezione civile regionale, al momento non sarebbero più sotto minaccia diretta i centri abitati di Roccacasale e Corfinio, in provincia dell’Aquila, né Popoli Terme, nel Pescarese. Un passaggio importante, ma che non consente ancora di abbassare il livello di allerta.
Droni, Canadair ed Esercito in campo sul fronte del fuoco
Tra gli strumenti considerati decisivi in questa fase ci sono i droni della Protezione civile abruzzese, utilizzati per monitorare dall’alto l’area incendiata con rilievi telemetrici e termografici. Sono cinque quelli attualmente operativi e hanno il compito di individuare con precisione i punti più critici, trasmettendo ai velivoli le coordinate utili per gli sganci d’acqua. Le squadre specializzate lavorano con turnazioni molto lunghe, fino a 18 ore nelle fasi operative.
Accanto al monitoraggio tecnologico, continua il lavoro dei mezzi aerei e delle squadre a terra. Sul Morrone sono stati impiegati quattro Canadair e due elicotteri, con il supporto di vigili del fuoco, volontari della Protezione civile ed Esercito. In azione anche un mezzo pesante dell’Esercito utilizzato per realizzare linee tagliafuoco e limitare l’avanzata dell’incendio nelle aree più sensibili.
Bonifica e spegnimento nella fase successiva
Le rilevazioni effettuate dall’alto hanno consentito di concentrare gli interventi anche sulla nuova linea tagliafuoco nella zona del Colle delle Vacche, lungo la direttrice verso Roccacasale e il rifugio Pozzacchio. In quel settore sono al lavoro anche gli Alpini del Sesto Reggimento Genio Pionieri e del Nono Reggimento Alpini, impegnati nel rafforzamento delle difese a terra.
Complessivamente sono oltre cento gli addetti coinvolti nelle operazioni. L’obiettivo delle prossime ore resta duplice: spegnere i punti ancora attivi e avviare una bonifica accurata dell’area per evitare nuove ripartenze. Le autorità regionali parlano di un passaggio in avanti importante dopo giorni di interventi continui, ma la prudenza resta massima perché il quadro può cambiare rapidamente in presenza di vento sostenuto.
L’evoluzione dell’incendio viene seguita in tutta la regione, anche nel Teramano, dove l’attenzione sul rischio roghi estivi resta alta. La situazione sul Morrone continua infatti a rappresentare uno dei fronti più impegnativi dell’emergenza incendi in Abruzzo.

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