In Abruzzo il tessuto delle piccole attività artigiane continua a ridursi e il dato assume un peso particolare anche per i centri della costa teramana e dell’entroterra. Secondo l’ultima analisi diffusa dalla Cgia di Mestre, nell’arco di dieci anni la regione ha visto scomparire quasi 11mila imprese artigiane, con una contrazione che supera un quarto del totale.

Si tratta di un arretramento significativo per un comparto che resta centrale anche in realtà come Giulianova, Roseto degli Abruzzi, Tortoreto, Alba Adriatica e in numerosi comuni della provincia di Teramo, dove falegnami, meccanici, impiantisti, sartorie, laboratori e piccole botteghe continuano a rappresentare una parte importante dell’economia di prossimità.

Il dato regionale e il confronto nazionale

La flessione registrata in Abruzzo tra il 2015 e il 2025 è pari al 28,3 per cento. Una diminuzione più marcata rispetto alla media italiana e tale da collocare la regione tra quelle che stanno soffrendo maggiormente la perdita delle attività artigiane. Nel report, infatti, l’Abruzzo figura al quinto posto a livello nazionale per incidenza del calo.

Il quadro descritto dall’indagine mette in evidenza una trasformazione profonda del sistema produttivo locale. A pesare sarebbero diversi fattori, tra cui l’aumento dei costi di gestione, il ricambio generazionale sempre più difficile e le mutate abitudini di consumo, che negli ultimi anni hanno modificato il rapporto tra cittadini, servizi di vicinato e produzione su piccola scala.

Un problema che riguarda anche il Teramano

Il ridimensionamento del settore non è una questione astratta e tocca da vicino anche il territorio teramano. Nei comuni della provincia, compresa Giulianova, le botteghe artigiane non sono soltanto attività economiche, ma presidi sociali e professionali che spesso custodiscono competenze maturate in decenni di lavoro.

Quando una bottega chiude, il danno non riguarda solo il titolare o i dipendenti, ma si riflette sull’intero contesto urbano: meno servizi sotto casa, meno occasioni di lavoro qualificato, minore vitalità nei quartieri e nei centri storici. Il fenomeno interessa sia le attività tradizionali sia quelle legate alla manutenzione e ai servizi tecnici, molto richiesti anche nelle aree costiere della provincia di Teramo.

Le conseguenze sul territorio

La riduzione del numero di artigiani comporta anche un impoverimento del saper fare locale. In territori come quelli della costa teramana, dove il rapporto tra turismo, residenzialità e piccola impresa è molto stretto, la tenuta dell’artigianato incide sulla qualità complessiva dell’offerta e sulla capacità dei centri urbani di restare vivi tutto l’anno.

Il tema riguarda da vicino anche il futuro delle nuove generazioni. La difficoltà ad avviare o rilevare un’attività, unita al peso degli adempimenti e alla concorrenza dei grandi circuiti commerciali, rende più fragile un settore che storicamente ha garantito occupazione e specializzazione. Il dato emerso dal report rilancia quindi l’attenzione sulla necessità di sostenere le microimprese e di preservare una rete economica che, soprattutto nei territori locali, continua ad avere un ruolo essenziale.

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