È stato depositato nelle ultime ore il testo con le motivazioni della sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Perugia nel procedimento bis sulla tragedia di Rigopiano, il disastro del gennaio 2017 costato la vita a 29 persone. Si tratta di un passaggio giudiziario atteso da tempo anche in Abruzzo, dove la vicenda continua ad avere un forte impatto sul piano umano e istituzionale.
Il documento, di circa cento pagine, arriva dopo la decisione pronunciata lo scorso 11 febbraio al termine del nuovo giudizio disposto dalla Cassazione. La Corte aveva riconosciuto responsabilità per disastro colposo nei confronti di tre funzionari regionali, condannati a due anni, mentre erano arrivate assoluzioni per altri imputati, tra cui l’ex sindaco di Farindola, un tecnico comunale e alcuni dirigenti regionali.
Le condanne e le assoluzioni decise a Perugia
Nella sentenza pronunciata in appello bis erano stati condannati Pierluigi Caputi, Vincenzo Antenucci e Carlo Visca. Per Ilario Lacchetta, Enrico Colangeli, Sabatino Belmaggio, Emidio Primavera e Carlo Giovani era invece stata confermata l’assoluzione. Con il deposito delle motivazioni si apre ora una fase importante per comprendere nel dettaglio il ragionamento seguito dai giudici e per valutare gli eventuali prossimi passaggi processuali.
Il nuovo pronunciamento era arrivato nell’ambito del filone riaperto dopo l’intervento della Cassazione, che aveva disposto un ulteriore esame su alcuni punti della vicenda. La pubblicazione delle motivazioni rappresenta quindi un atto centrale per l’intero iter giudiziario.
Il nodo della prevenzione e della gestione dell’emergenza
Tra gli aspetti richiamati dalla parte civile c’è il tema delle omissioni nella prevenzione del rischio e nella gestione dell’emergenza. Secondo quanto evidenziato dal legale Wania Della Vigna, avvocato del Foro di Teramo, le motivazioni depositate confermerebbero che quanto accaduto non può essere letto come una semplice fatalità naturale, ma come l’esito di una serie di mancate decisioni e sottovalutazioni da parte degli organismi competenti.
Nel commento diffuso dopo il deposito della sentenza, il riferimento principale è alla mancata attuazione della Carta di Localizzazione del Pericolo Valanghe e alle criticità nella gestione della viabilità della strada provinciale, elementi ritenuti decisivi nella catena degli eventi che precedettero il disastro dell’hotel.
Una vicenda che resta centrale anche per l’Abruzzo
Il deposito delle motivazioni riporta al centro dell’attenzione una delle pagine più dolorose della storia recente abruzzese. Anche nel Teramano, da Giulianova alla costa e all’entroterra, la vicenda di Rigopiano continua a essere seguita con particolare partecipazione, sia per il peso della tragedia sia per le ricadute che il processo può avere sul tema della sicurezza del territorio montano e della prevenzione dei rischi naturali.
Le parole della parte civile insistono soprattutto su un punto: nessuna decisione giudiziaria potrà colmare la perdita subita dai familiari delle vittime, ma il chiarimento delle responsabilità viene considerato un passaggio fondamentale per restituire verità ai parenti e per ribadire il valore della prevenzione nelle aree esposte a eventi estremi.
I possibili sviluppi davanti alla Cassazione
La vicenda processuale, comunque, non appare ancora conclusa. Dopo il deposito delle motivazioni, il procedimento potrebbe infatti approdare di nuovo davanti alla Corte di Cassazione. Saranno i prossimi passaggi giudiziari a stabilire se la sentenza dell’appello bis reggerà definitivamente oppure se ci saranno ulteriori sviluppi.
Per ora, il deposito del provvedimento firmato dalla Corte d’Appello di Perugia segna una tappa decisiva in un caso che, a distanza di anni, continua a interrogare istituzioni e cittadini sulla capacità di prevenire i rischi, organizzare l’emergenza e proteggere le comunità di fronte a scenari prevedibili.


