Tra costa ed entroterra abruzzese si allarga una distanza economica che riguarda da vicino anche il Teramano. A fotografarla è un’elaborazione basata sui dati fiscali e previdenziali regionali, dalla quale emerge come in molti piccoli comuni interni il sostegno principale all’economia locale non arrivi dal lavoro, ma dagli assegni pensionistici.
Il quadro restituisce una regione con andamenti molto diversi: nelle località della fascia adriatica, da Giulianova a Roseto degli Abruzzi passando per gli altri centri della costa teramana, i redditi medi risultano più sostenuti e legati in misura maggiore a occupazione, servizi, commercio e attività produttive. Nelle aree montane e nei paesi più isolati, invece, la componente previdenziale ha un peso decisivo sui bilanci delle famiglie.
Nei piccoli centri interni la pensione diventa il reddito più stabile
In diversi comuni dell’Abruzzo interno il reddito medio dichiarato dai residenti si colloca sotto la soglia dei 13 mila euro lordi annui. Una cifra che, in alcuni casi, risulta inferiore anche all’importo medio di una pensione di vecchiaia. Questo significa che la circolazione di denaro nei paesi è sostenuta soprattutto da pensioni, reversibilità e prestazioni assistenziali.
Tra i centri indicati come più fragili compaiono Corvara, Ofena, Colledimezzo e Montazzoli, realtà dove il tessuto economico appare indebolito e dove le entrate da lavoro hanno un’incidenza molto ridotta. In questi contesti gli assegni degli anziani finiscono per rappresentare la base che permette di mantenere vivi i consumi essenziali e una parte dei servizi di prossimità.
Spopolamento e invecchiamento alla base del divario
All’origine di questa situazione ci sono due fattori ormai consolidati. Il primo è la progressiva uscita dei giovani dai borghi dell’interno, spinti verso la costa o fuori regione dalla ricerca di opportunità professionali più solide. Il secondo è l’innalzamento dell’età media della popolazione residente, che in diversi paesi raggiunge livelli molto elevati.
Con meno lavoratori attivi e una popolazione sempre più anziana, la pensione diventa spesso l’unica entrata certa e continuativa. È anche per questo che molte piccole attività rimaste aperte, dai negozi alimentari alle farmacie fino ai servizi di base, continuano a reggersi grazie alla spesa quotidiana delle persone anziane.
Costa teramana più dinamica, ma il tema riguarda tutto il territorio
Il confronto con la fascia adriatica evidenzia un sistema economico più equilibrato. Nei comuni costieri abruzzesi i redditi medi si collocano generalmente tra 18 mila e 22 mila euro, con una presenza più marcata di lavoro dipendente, iniziativa privata e indotto turistico. Un contesto che interessa anche il comprensorio di Giulianova e l’intera costa teramana, dove il peso delle pensioni resta importante ma non esclusivo.
Per i lettori del territorio il dato è significativo perché conferma una tendenza già visibile da anni: le località costiere continuano ad attrarre popolazione e attività, mentre molte aree interne faticano a trattenere residenti e risorse. Il risultato è una regione a due velocità, con differenze che incidono su servizi, consumi, qualità della vita e prospettive future.
Le eccezioni e i segnali di tenuta
Non mancano realtà che mostrano una capacità di reazione diversa. Alcuni comuni con una forte vocazione turistica o industriale riescono infatti a mantenere livelli reddituali più alti rispetto alla media dell’entroterra. Tra gli esempi citati ci sono Rocca di Mezzo, che beneficia dell’attrattività turistica, e Fara San Martino, dove la presenza produttiva sostiene l’economia locale.
Il dato complessivo, però, resta chiaro: in una parte consistente dell’Abruzzo interno la previdenza non rappresenta soltanto una forma di tutela individuale, ma anche uno degli ultimi argini economici contro il declino demografico. Un tema che, pur partendo dai borghi montani, interessa l’intero equilibrio regionale e chiama in causa anche i territori più dinamici, come quelli della provincia di Teramo.
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