La partita sul futuro dei tribunali di Avezzano, Sulmona, Lanciano e Vasto entra in una nuova fase politica. I rappresentanti istituzionali delle quattro città, insieme ai vertici degli Ordini degli avvocati coinvolti, hanno inviato una richiesta alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni per sollecitare un intervento diretto sulla vicenda che riguarda i presidi giudiziari abruzzesi ancora privi di una stabilizzazione definitiva.

Si tratta di un tema che, pur non interessando direttamente il circondario di Giulianova e della costa teramana, tocca l’intero equilibrio dei servizi pubblici regionali e il rapporto tra aree centrali e territori più periferici dell’Abruzzo. La questione resta infatti aperta da anni e continua ad avere riflessi su organizzazione della giustizia, sicurezza percepita e tenuta socioeconomica delle comunità interessate.

La richiesta al Governo

Nella lettera indirizzata alla premier, i componenti del coordinamento hanno chiesto un incontro per illustrare personalmente i punti più delicati del dossier. L’obiettivo è ottenere una scelta politica netta che porti alla conferma definitiva delle quattro sedi giudiziarie, evitando nuovi rinvii.

A sostenere l’iniziativa sono i sindaci dei comuni coinvolti e i presidenti degli Ordini forensi locali, che da tempo seguono il confronto con il Governo e con il Parlamento. Secondo i promotori, la salvaguardia dei tribunali subprovinciali non può più essere rimandata, anche alla luce delle difficoltà emerse nell’iter parlamentare degli ultimi mesi.

Le difficoltà emerse in Parlamento

Ad alimentare la preoccupazione sono stati gli sviluppi più recenti sul piano normativo. Le proposte di modifica collegate alla legge di conversione del decreto legge numero 100 in materia di giustizia non hanno infatti prodotto l’esito sperato dai territori. Un passaggio che ha riacceso il timore di ritrovarsi ancora una volta davanti a una soluzione temporanea.

Il riferimento, in particolare, è alla proroga attualmente in vigore fino al 31 dicembre 2026. Una scadenza che, per i rappresentanti istituzionali e professionali delle quattro città, non offre garanzie sufficienti. La linea espressa dal coordinamento è chiara: non basta prolungare ancora la durata del regime transitorio, serve invece una norma stabile che chiuda definitivamente una vicenda trascinata per circa quindici anni.

Il disegno di legge e i timori dei territori

Tra gli elementi su cui i sindaci e gli avvocati continuano a fare affidamento c’è il disegno di legge sulla revisione delle circoscrizioni giudiziarie, sostenuto dal ministro Carlo Nordio e presentato nei mesi scorsi. Quel testo prevede la messa in sicurezza definitiva delle sedi di Avezzano, Sulmona, Vasto e Lanciano, ma il percorso parlamentare, secondo quanto evidenziato dal coordinamento, starebbe incontrando ostacoli che rischiano di comprometterne i tempi.

Da qui la decisione di chiamare in causa direttamente la presidente del Consiglio, anche in considerazione del suo legame politico con l’Abruzzo. I firmatari chiedono una presa di posizione chiara da parte dell’esecutivo, ritenendo la presenza dei tribunali un presidio importante non solo sul piano giudiziario ma anche per l’assetto civile ed economico delle aree interessate.

Una questione che riguarda l’intera regione

Il coordinamento sottolinea come il mantenimento delle sedi giudiziarie sia legato alla tutela dei diritti dei cittadini e alla funzionalità dei servizi nelle zone interne. In Abruzzo il tema viene osservato con attenzione anche fuori dai territori direttamente coinvolti, perché richiama il nodo più ampio della distribuzione dei servizi essenziali e del rischio di progressivo depotenziamento delle realtà locali.

Per questo la richiesta rivolta a Palazzo Chigi viene presentata come un passaggio decisivo dell’estate. I sindaci e i rappresentanti dell’avvocatura puntano a ottenere un confronto istituzionale che possa trasformare le rassicurazioni politiche in un provvedimento concreto, senza ulteriori proroghe.

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