Il riassetto del servizio idrico in Abruzzo torna ad accendere il confronto politico e istituzionale, con Teramo che solleva forti riserve sull’ipotesi di riorganizzazione messa sul tavolo da Ersi. Al centro della discussione c’è il documento che prevede la suddivisione del sistema in due sub ambiti, una scelta che secondo il sindaco del capoluogo rischia di lasciare ancora una volta il territorio teramano in una posizione di svantaggio.
La presa di posizione arriva in una fase delicata per una riforma che interessa da vicino anche i Comuni della costa e dell’entroterra provinciale, compresa l’area di Giulianova, dove il tema della gestione dell’acqua resta strategico per famiglie, attività economiche e servizi pubblici.
Le critiche di Teramo alla proposta di Ersi
Secondo Gianguido D’Alberto, il testo predisposto da Ersi rappresenterebbe la conferma di un’impostazione ritenuta penalizzante per la provincia di Teramo. Il sindaco parla di una suddivisione in due aree non equilibrate e sostiene che il disegno complessivo finisca per favorire altri territori regionali, a discapito di quello teramano.
La contestazione non riguarda soltanto l’assetto tecnico del provvedimento, ma anche le ricadute politiche e amministrative della riforma. Per il primo cittadino, infatti, il rischio è che il nuovo modello non garantisca una rappresentanza adeguata né una distribuzione bilanciata delle risorse e delle scelte strategiche.
Una questione che tocca anche la provincia
Il tema non interessa solo il capoluogo. La riorganizzazione del servizio idrico potrebbe avere effetti sull’intera provincia di Teramo, dalla costa teramana alla Val Vibrata, fino alle aree interne. Per realtà come Giulianova, Roseto degli Abruzzi, Tortoreto, Alba Adriatica e gli altri centri del comprensorio, la definizione degli ambiti di gestione è un passaggio tutt’altro che secondario.
La pianificazione del sistema idrico, infatti, incide su programmazione, investimenti, manutenzioni e capacità di risposta alle esigenze dei territori. Proprio per questo il confronto resta seguito con attenzione anche dagli amministratori locali, chiamati a valutare quale spazio avranno i singoli comprensori all’interno del nuovo assetto.
Il nodo dell’equilibrio territoriale
Nelle osservazioni avanzate da Teramo emerge soprattutto il tema dell’equità tra le diverse aree abruzzesi. Il punto centrale, secondo D’Alberto, è evitare che una riforma di sistema si traduca in un ridimensionamento del peso decisionale del Teramano. La preoccupazione è che il territorio finisca sacrificato in nome di una riorganizzazione considerata sbilanciata.
Si tratta di un passaggio rilevante anche per i cittadini, perché la gestione dell’acqua non è soltanto materia amministrativa: riguarda infrastrutture, efficienza del servizio e prospettive future di un settore essenziale. Da qui la richiesta di rivedere un’impostazione che, secondo il sindaco, non risponde a un criterio di reale equilibrio tra le province.
Il confronto resta aperto
La discussione sulla riforma del sistema idrico abruzzese è destinata quindi a proseguire. Le critiche mosse da Teramo aggiungono un nuovo elemento di tensione su un dossier che coinvolge direttamente anche il territorio giuliese e l’intera provincia. Nei prossimi passaggi istituzionali sarà centrale capire se il documento potrà essere modificato oppure se la proposta andrà avanti nell’impianto attuale.
Per il momento resta una posizione netta da parte del Comune di Teramo, che chiede maggiore attenzione per il proprio territorio e contesta un assetto ritenuto sfavorevole. Un confronto che, per riflesso, interessa tutti i centri della costa teramana e dell’entroterra, chiamati a misurarsi con le future scelte sulla governance dell’acqua in Abruzzo.

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