Una decisione del Tribunale di Chieti riaccende l’attenzione su un tema che riguarda da vicino anche molte famiglie della provincia di Teramo: la richiesta di restituzione di somme erogate dall’INPS quando l’errore non dipende dal cittadino. Il giudice del lavoro ha infatti accolto il ricorso presentato da una pensionata, stabilendo che l’Istituto non può pretendere indietro oltre 15mila euro di assegno ordinario di invalidità se il pagamento è avvenuto per una propria responsabilità amministrativa.
La vicenda, pur maturata nel Chietino, tocca una materia di interesse concreto anche per Giulianova e per il territorio teramano, dove non sono rari i casi di utenti che si trovano a fare i conti con verifiche, ricalcoli e richieste di recupero su prestazioni previdenziali e assistenziali.
La contestazione dell’INPS e il ricorso in tribunale
Al centro del procedimento c’è una donna che si era vista notificare dall’INPS la richiesta di restituire una somma superiore ai 15mila euro, relativa a rate di assegno ordinario di invalidità corrisposte tra gennaio 2022 e novembre 2024. La pensionata ha deciso di opporsi in sede giudiziaria, sostenendo di non avere alcuna responsabilità nell’indebito contestato.
Ad assisterla è stato il patronato Inca Cgil Chieti, attraverso il legale Rocco Carabba. La linea difensiva si è basata sul fatto che la beneficiaria non avrebbe nascosto dati, prodotto dichiarazioni non veritiere o tenuto comportamenti tali da indurre in errore l’ente previdenziale. In altre parole, secondo il ricorso, l’eventuale irregolarità nei pagamenti sarebbe stata generata esclusivamente da una gestione interna dell’Istituto.
Il principio affermato dal Tribunale di Chieti
La sentenza della sezione lavoro ha riconosciuto le ragioni della ricorrente. Il punto centrale è che, in assenza di dolo o di responsabilità del percettore, il recupero delle somme non può ricadere automaticamente sul cittadino quando il pagamento deriva da un errore dell’INPS.
Si tratta di un orientamento destinato ad avere un peso rilevante anche sul piano pratico, perché chiarisce un principio spesso al centro di contenziosi: chi riceve una prestazione previdenziale o assistenziale non può essere chiamato a restituirla solo perché l’ente, a distanza di tempo, rivede la propria posizione contabile, se il beneficiario ha agito in buona fede.
Un tema seguito con attenzione anche nel Teramano
Per i cittadini di Giulianova, Roseto degli Abruzzi, Tortoreto, Alba Adriatica e più in generale dell’area teramana, la pronuncia rappresenta un riferimento importante. Le richieste di rimborso su pensioni, assegni e prestazioni di sostegno possono infatti avere conseguenze pesanti sui bilanci familiari, soprattutto quando riguardano persone anziane o fragili.
La decisione del Tribunale di Chieti richiama inoltre l’importanza di verificare sempre la legittimità degli atti ricevuti e di valutare un eventuale ricorso quando la richiesta economica appare collegata a disfunzioni o errori dell’amministrazione. Nei casi di prestazioni legate all’invalidità, il tema assume un rilievo ancora maggiore, perché coinvolge soggetti che spesso dipendono da quell’assegno per far fronte alle spese quotidiane.
Possibili riflessi per altri casi simili
La sentenza non produce effetti automatici su tutte le pratiche analoghe, ma può costituire un precedente significativo nei contenziosi in cui l’INPS chiede la restituzione di importi versati senza che vi sia stata alcuna condotta scorretta da parte del beneficiario. Sarà naturalmente necessario valutare ogni singola posizione, ma il principio espresso dal giudice offre un elemento di chiarezza in una materia spesso complessa.
Resta dunque alta l’attenzione su un argomento che interessa anche molte famiglie abruzzesi. Per chi vive a Giulianova e nel resto della costa teramana, il caso di Chieti rappresenta un segnale concreto: davanti a richieste di recupero rilevanti, la verifica giuridica della vicenda può rivelarsi decisiva.
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