L’Abruzzo si dota per la prima volta di una cornice normativa regionale dedicata al recupero e al riuso dei beni sottratti alla criminalità organizzata. Il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità il provvedimento che introduce regole specifiche e, soprattutto, prevede l’istituzione di un fondo economico destinato a sostenere gli interventi necessari per restituire questi immobili alla collettività.

La novità interessa da vicino anche il Teramano, dove il tema ha una consistenza numerica tutt’altro che marginale. Secondo il quadro aggiornato trasmesso dall’Agenzia nazionale competente, in provincia di Teramo risultano 53 beni immobili confiscati ancora in gestione, ai quali si aggiungono 41 immobili già destinati o assegnati. Numeri che rendono evidente come la questione riguardi anche il nostro territorio, da Giulianova alla costa teramana fino all’entroterra.

Un sostegno concreto per Comuni ed enti locali

Uno dei punti centrali della legge riguarda il supporto agli enti che ricevono i beni dopo il completamento dell’iter di sequestro, confisca definitiva e assegnazione. In molti casi, infatti, gli immobili necessitano di lavori, manutenzioni o adeguamenti prima di poter essere effettivamente utilizzati per finalità pubbliche, sociali o istituzionali.

Proprio per questo la Regione ha previsto un fondo dedicato che, a partire dal bilancio 2027, potrà finanziare spese per recupero, cura e valorizzazione. Si tratta di un passaggio rilevante anche per i municipi del Teramano, che spesso si trovano a fare i conti con costi elevati per rendere fruibili strutture rimaste a lungo inutilizzate o bisognose di interventi.

I numeri in Abruzzo e il peso del Teramano

Il monitoraggio regionale fotografa una presenza significativa di beni confiscati in tutto l’Abruzzo. Gli immobili ancora in gestione sono 295: 114 in provincia di Chieti, 79 nell’Aquilano, 53 nel Teramano e 49 nel Pescarese. A questi si sommano quelli già assegnati o destinati: 34 nel Chietino, 17 in provincia dell’Aquila, 41 nel Teramano e 29 nel Pescarese.

Per il territorio teramano il dato assume un rilievo particolare, perché apre la possibilità di rafforzare progetti di pubblica utilità e di recupero urbano. Anche nei centri della costa, come Giulianova, Roseto degli Abruzzi, Tortoreto, Alba Adriatica, Pineto e Silvi, il tema della legalità e della restituzione dei beni alla comunità resta strettamente legato alla qualità dei servizi e alla presenza delle istituzioni sul territorio.

Non solo immobili: spazio anche a formazione e cultura della legalità

La nuova normativa non si limita all’aspetto amministrativo o patrimoniale. Il testo approvato punta anche a promuovere iniziative di informazione, sensibilizzazione e formazione, con l’obiettivo di trasformare i beni confiscati in luoghi utili a diffondere il valore della cittadinanza attiva, del rispetto delle regole e della partecipazione civile.

L’idea alla base del provvedimento è quella di evitare che la confisca resti un fatto solo simbolico. Il percorso, infatti, può dirsi compiuto soltanto quando un immobile sottratto all’illegalità torna a essere vissuto dalla comunità, magari come sede di attività sociali, spazi associativi, servizi o progetti educativi rivolti soprattutto ai più giovani.

Il voto unanime e il significato politico del provvedimento

L’approvazione unanime in Consiglio regionale viene letta come un segnale istituzionale forte su un tema che supera gli schieramenti. La legge nasce su iniziativa del consigliere regionale Francesco Prospero, che presiede anche l’Osservatorio regionale della legalità. L’obiettivo dichiarato è affiancare in modo più efficace Comuni e soggetti assegnatari, dando strumenti concreti per il riutilizzo dei patrimoni sottratti alle mafie.

Per l’Abruzzo si tratta di un passaggio nuovo sia sul piano amministrativo sia sul piano culturale. La presenza di decine di beni confiscati anche nella provincia di Teramo conferma che l’attenzione non può abbassarsi e che il riuso sociale di questi immobili può diventare un’opportunità reale per il territorio, inclusa l’area di Giulianova e della costa teramana.

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