Nessun piano per mettere sul mercato i tratturi d’Abruzzo. La precisazione arriva dalla maggioranza in Consiglio regionale, dopo le preoccupazioni circolate nelle ultime ore su una presunta vendita o privatizzazione degli antichi percorsi della transumanza, patrimonio storico e paesaggistico che interessa l’intero territorio abruzzese.

A intervenire è stato il consigliere regionale Nicola Campitelli, delegato all’Urbanistica, che ha definito prive di riscontri le ricostruzioni diffuse da alcune associazioni. Secondo quanto riferito, negli atti approvati dalla Giunta non comparirebbero misure dirette all’alienazione dei tratturi né passaggi che possano far pensare a una loro cessione.

La replica della Regione sulle polemiche

Il chiarimento punta a spegnere un caso che, pur avendo un respiro regionale, tocca anche i lettori della provincia di Teramo e della costa teramana, dove i temi legati alla tutela del paesaggio, della pianificazione urbanistica e dei beni identitari restano particolarmente sentiti. Campitelli ha respinto l’idea che sia stato avviato un iter per vendere, svendere o privatizzare il demanio tratturale, parlando di allarmismi non supportati dai documenti ufficiali.

Il confronto si è acceso attorno all’interpretazione di provvedimenti regionali che, secondo le contestazioni sollevate, aprirebbero la strada a operazioni sui tracciati storici. Da qui la smentita politica, che ribadisce l’assenza di decisioni orientate a togliere questi beni alla disponibilità pubblica.

Il valore dei percorsi della transumanza

I tratturi rappresentano una parte importante della memoria abruzzese. Non sono soltanto antiche vie erbose utilizzate per lo spostamento delle greggi, ma anche elementi riconoscibili del paesaggio e della storia economica della regione. Per questo ogni ipotesi che li riguardi richiama l’attenzione di amministratori, associazioni e cittadini, anche nelle aree del Teramano dove la sensibilità sui temi ambientali e territoriali è alta.

La discussione, infatti, non riguarda solo gli aspetti formali degli atti amministrativi, ma investe un patrimonio che molti considerano strategico anche in chiave culturale e turistica. In territori come Giulianova e il comprensorio costiero, il legame con l’entroterra e con le rotte storiche della pastorizia continua a essere un tema di interesse diffuso.

Cosa emerge dagli atti approvati

Nel suo intervento, il consigliere regionale ha sostenuto che nei provvedimenti adottati dalla Giunta non esistono elementi che possano giustificare l’allarme lanciato. La posizione espressa è netta: non risulterebbe in corso alcuna procedura finalizzata a dismettere il patrimonio tratturale regionale.

Resta quindi un confronto essenzialmente politico e interpretativo, con la Regione che prova a riportare il dibattito su basi documentali. La questione potrebbe comunque restare al centro dell’attenzione pubblica nelle prossime settimane, proprio per il valore simbolico e territoriale che i tratturi conservano in Abruzzo.

Un tema che interessa anche il Teramano

Pur non essendo una vicenda legata a un singolo comune, il tema ha ricadute di interesse anche per il territorio di Giulianova, Teramo e delle altre realtà della provincia. La gestione dei beni pubblici storici, la salvaguardia del paesaggio e le scelte urbanistiche regionali hanno infatti effetti che superano i confini amministrativi e chiamano in causa l’identità complessiva dell’Abruzzo.

Per il momento, dalla maggioranza regionale arriva dunque una smentita secca: nessuna vendita dei tratturi è stata decisa o avviata. Un messaggio che mira a rassicurare il mondo associativo e i cittadini su uno dei capitoli più delicati del patrimonio territoriale abruzzese.

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