Si alza il confronto sul nuovo Piano Speciale Territoriale dedicato ai tratturi abruzzesi, un tema che interessa anche il territorio teramano per il valore storico, paesaggistico e turistico della rete della transumanza regionale. Diverse associazioni hanno presentato osservazioni formali contro l’impostazione scelta dalla Regione Abruzzo nell’ambito delle procedure ambientali avviate per il piano, sostenendo che il provvedimento rischi di indebolire la tutela di un patrimonio pubblico identitario.

A intervenire sono Italia Nostra, Forum H2O, Forum Ambientalista e Stazione Ornitologica Abruzzese, che contestano sia i criteri tecnici adottati sia le conseguenze pratiche previste per alcuni tratti dei percorsi storici. Secondo le organizzazioni, il testo in esame aprirebbe alla possibilità di cedere a privati porzioni di demanio tratturale e di consentire trasformazioni ritenute non compatibili con la natura di questi beni.

Le critiche alla classificazione dei percorsi storici

Uno dei punti più contestati riguarda la suddivisione dei tratturi in tre sole categorie. Le associazioni ritengono questa impostazione troppo semplificata e non adatta a rappresentare la reale situazione sul territorio. In particolare, viene messo in evidenza che molti tratti oggi occupati da coltivazioni o comunque inseriti in contesti rurali sarebbero stati ricondotti in modo improprio tra le aree vicine agli abitati, con effetti rilevanti sulle possibili destinazioni future.

Tra gli esempi segnalati ci sono zone considerate particolarmente delicate sotto il profilo storico e paesaggistico. Nel mirino finisce il tratto del piano delle Cinque Miglia, indicato dalle associazioni come uno dei casi più problematici per via della classificazione adottata. Osservazioni critiche anche per l’area attorno a Peltuinum, l’antica città romana legata alla storia della transumanza, dove ampie porzioni di campagna sarebbero state assimilate a contesti periferici urbani.

Timori su vendite e nuove strutture

Le associazioni parlano di una linea che privilegerebbe la valorizzazione economica del bene pubblico rispetto alla sua conservazione. Tra i nodi indicati c’è la possibilità di alienare alcuni tratti completamente antropizzati, ma anche la previsione di interventi che, a loro giudizio, potrebbero alterare in modo permanente l’identità dei tratturi.

Nel documento contestato, spiegano i promotori delle osservazioni, sarebbero infatti ammissibili opere infrastrutturali, parcheggi e strutture turistiche stabili attraverso formulazioni ritenute troppo generiche. Proprio questa vaghezza, secondo i firmatari, lascerebbe margini interpretativi ampi nella fase applicativa, con il rischio di decisioni poco coerenti con la necessità di proteggere il sistema tratturale.

Un tema che riguarda anche il patrimonio dell’entroterra abruzzese

La questione va oltre i soli aspetti urbanistici e tocca un patrimonio diffuso che appartiene alla storia dell’intero Abruzzo. I tratturi, larghi tradizionalmente 111 metri, rappresentano infatti un segno materiale della civiltà pastorale appenninica e in molti casi costituiscono corridoi ecologici e aree di biodiversità. Per questo il dibattito ha ricadute anche per i territori della provincia di Teramo e della costa teramana, dove la valorizzazione dei percorsi storici e del paesaggio interno si intreccia con il turismo lento e con le attività agricole.

Secondo le associazioni, la pianificazione dovrebbe essere costruita con un’analisi più puntuale, tratto per tratto, evitando valutazioni sommarie. L’obiettivo indicato è quello di arrivare a una revisione profonda del piano, capace di mettere al centro recupero, salvaguardia e fruizione sostenibile.

L’appello alla Regione Abruzzo

Le organizzazioni chiedono quindi alla Regione di tornare sul testo e di riformularlo con criteri più rigorosi, coinvolgendo studiosi, tecnici, associazioni e portatori di interesse. La richiesta è di definire regole chiare, precise e realmente orientate alla tutela, così da evitare che uno dei simboli storici del paesaggio abruzzese perda progressivamente il proprio valore originario.

Il confronto resta aperto nelle sedi istituzionali e ambientali, ma il messaggio delle associazioni è netto: per i tratturi serve un piano diverso, capace di coniugare protezione del bene comune e utilizzi compatibili, senza cessioni o trasformazioni che ne compromettano la funzione storica e culturale.

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